Martedì, 17 Ottobre 2017
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A casa di Nathalie niente party

Recensione dello spettacolo A casa di Nathalie dal 6 al 22 ottobre 2017 al Teatro Ghione

 

Cosa ci fanno un napoletano, un siciliano, un abruzzese, un romano, una russa, un regista e due attori di fiction e televisione in un appartamento al settimo piano – con un ascensore che non funziona – con una neonata di due mesi? Perché sono tutti disposti davanti a un tavolo con un vassoio di caffè e biscotti biologici, zucchero di canna e stevia?

Forse staranno recitando una parte…ma sì, solo…non ancora, c’è tempo per farlo. Al momento fervono i preparativi per salire in palcoscenico.
Sì, perché Alex (Giorgio Lupano) ha convocato a casa di Nathalie (Francesca Valtorta) Vittorio (Ruben Rigillo), Claudio (Matteo Fasanella), Roberto (Francesco Guzzo), Gianni (Giampiero Mancini) e Fanny (Rossella Infanti) per provare il copione di uno spettacolo teatrale stile gang americano, ma, se all’inizio tutto sembra promettere bene, nel corso della serata sorgeranno non pochi problemi. Prima di tutto c’è la diffidenza – e qualche punta di invidia/gelosia – gli uni nei confronti degli altri al momento di conoscersi e scambiarsi due chiacchiere, poi subentrano i propri guai privati: Nathalie deve allattare la sua bambina, Roberto deve tranquillizzare la compagnia Maria rimasta a casa sul fatto che non sta facendo nulla di male se non provare la parte col resto del gruppo, Claudio è in ansia perché aspetta un’importante convocazione di lavoro dal suo manager e Gianni, anche lui, si preoccupa che a casa tutto fili lisci col ragazzino. Il tutto avviene mentre i nostri bravi eroi leggono il copione tra squilli di cellulare, trillo di citofono, piagnistei della bimba di Nathalie, un cameriere (Emanuele Propizio) che bussa alla porta e qualche canna che spunta sottobanco.
La scena è unica e si alza su un palcoscenico dove sono presenti un tavolo con otto sedie, un terrazzo, tre citofoni, una libreria e un ascensore. Pochi elementi ma che, anch’essi, fungono da contorno al divertente siparietto dove si destreggiano – o meglio, tentano di accavallarsi – gli otto protagonisti presenti. Il momento diventa più concitato quando ad entrare “a far parte” del cast è il cameriere del bar di sotto, Matteo, venuto a portare il vassoio con dei caffè (decenti), gazzose e caramelle su ordine di Alex, suscitando non pochi rancori nella padrona di casa fissata col cibo e le bevande salutari.
Nell’insieme si scoprirà che Nathalie, Alex, Vittorio, Claudio, Gianni, Roberto, Fanny e Matteo, chi più e chi meno, è vittima di piccole ansie/psicosi che emergeranno sempre di più nel corso degli avvenimenti. Lo spettatore assiste così non solo alle fasi della preparazione di uno spettacolo, ma anche ad una specie di seduta psicoanalitica dei personaggi, di botta e risposta, di cose dette e non dette, pensate e poi rivelate fino a giungere ad una conclusione fin troppo ovvia.
A casa di Nathalie è uno spettacolo leggero e divertente nella sua semplicità, realizzato con esigui colpi di scena me che riesce, nonostante tutto, a strappare risate al suo pubblico. Le uniche critiche che ci sentiamo di sollevare sono costituite da un audio poco comprensibile (più volte infatti non si riesce bene a comprendere il discorso tra un personaggio e l’altro come se mangiassero le parole) e da momenti di alti e bassi dello spettacolo. La commedia parte già con dialoghi un po’ deboli (segno questo che, di solito, fa presagire l’andamento e il carattere della rappresentazione), seguita da un tempo di stallo lungo circa un’ora, salvo poi subire un’accelerazione verso la fine, dove il ritmo tende a salire, e di nuovo scemare verso la chiusura.
Il punto di forza – e forse l’unico – di tutto lo spettacolo insomma, a conti fatti sembra essere dato solo dagli attori che, audio a parte, hanno saputo tener vivo l’umore e hanno saputo rendere piacevole una serata in compagnia… a casa di Nathalie.

Costanza Carla Iannacone
9 ottobre 2017

Pubblicità La Platea

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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