Martedì, 21 Novembre 2017
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Al teatro Antigone “il lato nero dell’amore” declina la parola “veritá”

Recensione dello spettacolo IL LATO NERO DELL’AMORE, in scena dal 2 al 5 Novembre 2017 presso il Teatro Antigone di Roma

 

È incredibilmente piacevole scovare, di tanto in tanto, qualche piccolo, prezioso gioiello incastonato nel groviglio delle strade di Roma, ma certamente l’ultimo lavoro della Compagnia Morlock può meritatamente classificarsi come tale.  “Il lato nero dell’amore” è uno spettacolo in cui la storia viene a galla a piccoli pezzi, svelando situazioni nascoste, segreti e peccati e rivelando umanità, difetti, paure, doppiezze e falsità di ciascuno dei personaggi, tutti diretti con grande abilità da una giovane e sapiente regista, Rosaria D’Antonio.

L’architrave portante del testo, originale frutto del lavoro drammaturgico di Jessica Cenciarelli, è la storia di un amore, apparentemente classico, e della sua fine, abbastanza scontata, dove si susseguono stereotipi e credenze popolari che, oggi più che mai, non stupiscono, non sconvolgono e la sola cosa che riescono a smuovere nell’animo dello spettatore è un plausibile sbadiglio. 

Il seguito degli eventi è, invece, completamente diverso, compresa l'epifania conclusiva che comporta una irrimediabile frattura delle relazioni, proprio come le infinitesimali schegge di uno specchio rotto, simbolo di quella realtà distorta che ciascuno dei personaggi adatta alle proprie misure. La verità perde, così, tutta la propria natura incorruttibile e pura, rivelandosi per quel che è, un abito che ognuno si cuce addosso a proprio gusto e necessità. È, dunque, uno spettacolo amaro, molto interessante, che rielabora uno schema oggi frequente nel quale la mentalità, l'intolleranza, il sessismo inconsapevole che emerge dai rapporti di molti personaggi al flusso continuo di rivelazioni, e anche di clamorosi equivoci, risalgono con cruda evidenza di scena in scena. Si rovescia così, irrimediabilmente, il vaso di Pandora, che al di là di quegli ornamenti e di quelle splendide finiture esterne, scatena al di fuori incubi e mostri, distrugge le associazioni mentali abituali che il pubblico aveva già elaborato, frantuma le figure della vittima e del carnefice e gioca a scambiarne i ruoli, vestendo da lupo famelico quello che poco prima si era difeso come fragile ed inoccente agnellino, e questo articolato processo finisce col mettere sotto accusa lo stesso spettatore che, dalla sua calda e inarrivabile poltroncina, protetto e riparato dal buio della sala, improvvisamente è colto dal disagio e dal rimorso di un giudizio indetto troppo precocemente. È dunque questa la “bella” sorpresa del finale,  che tira le file di quello che si è visto fino ad allora in modo né ovvio né gratuito e che tradisce il “previsto e prevedibile” a vantaggio di un’autentica captazione del reale. 

La commedia procede, liscia come l'olio, all’insegna anche di una certa istintività ed estemporaneità della recitazione, che rispetta la drammaturgia nei suoi toni farseschi e caricaturali così come nei momenti di massima tensione e drammaticità. L’interessante matrice teatrale è evidente, però, anche nel particolare uso degli spazi, come circoscritti da confini di gessetto bianco, così netti e definiti eppure così tremendamente valicabili da chiunque, e nel considerevole, seppur minimo, apporto dato dal video mapping. 

Peccato semmai che alcune battute (inclusa quella definitiva) intervengano puntualmente a smussare e addolcire i colpi di scena o i confronti più duri, sebbene ciò sia, in un certo qual modo, tipico di un modo di fare commedia che da una parte tenta strade nuove, ma dall'altra ha paura di tirare troppo la corda ed è pronta a tutto per inzuccherare la pillola, rassicurando il pubblico che, del resto, si trattava solo di “teatro”. Eppure, che sia o meno intenzionale, lo spettatore, sorridendo alla chiusa del sipario, ha comunque incassato il colpo. 

 

Giuditta Maselli

6 novembre 2017

Pubblicità La Platea

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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