Martedì, 21 Novembre 2017
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Il Trovatore per i 150 anni del Teatro Verdi di Pisa

Recensione dello spettacolo Il Trovatore andato in scena il 10 e 12 novembre al Teatro Verdi di Pisa

 

Uno dei titoli più famosi del teatro d’opera italiano è andato in scena con successo al Teatro Verdi di Pisa: Il Trovatore di Giuseppe Verdi. Questo spettacolo, che era già stato proposto con la presenza dell’indimenticabile Daniela Dessì, porta le firme di Stefano Vizioli alla regia e di Alessandro Ciammarughi per la scenografia ed i costumi.

La musica composta dal Maestro, o meglio una precisa nota musicale (il mi minore) accompagna per tutta l’opera il personaggio di Azucena che incarna in se tutti i pregiudizi dell’epoca, attuali tutt’oggi verso gli zingari, e più precisamente quello che gli zingari rapiscono i bambini. Da qui inizia tutta l’intricata trama (complicata anche da raccontare) del melodramma che gira attorno alla storia di due bambini, uno dei quali verrà bruciato per errore dalla propria madre in cerca di vendetta. Quest’opera è uno dei rari in casi in cui inizialmente è presente un antefatto, avvenuto circa vent’anni prima, altrimenti la trama risulterebbe incomprensibile e solo alla fine tutto verrà svelato grazie alle ultime parole pronunciate da Azucena al Conte di Luna: “Egli era tuo fratello!”. Come spiegato dal musicologo Alberto Batisti, il “prologo” è fondamentale anche perché in esso Verdi inserisce alcune parole chiave che permettono allo spettatore di districarsi nella vicenda. Questa è la parte più forte di tutto il melodramma in confronto alla quale, la classica storia amorosa della donna (Leonora) contesa tra due uomini (Manrico e il Conte di Luna) passa quasi in secondo piano, mantenendo comunque una certa rilevanza.

L’Orchestra dell’Opera Italiana doveva essere diretta dal maestro Andrea Battistoni ma, a causa di una sua indisposizione, la “bacchetta” è stata affidata al maestro Pietro Billi.

Ad interpretare i quattro protagonisti principali, nomi già affermati nel mondo dell’opera: Silvia Beltrami grazie alle sue doti vocali e alla sua presenza scenica interpreta nel migliore dei modi Azucena; Sergio Bologna è risultato essere un convincente Conte di Luna soprattutto nelle scene corali; La soprano Vittoria Yeo, allieva di Raina Kabaivanska, si è preparata al ruolo di Lenora ottenendo un buon risultato anche grazie all’aiuto della sua mentore, che le ha insegnato tutto, persino come si deve muovere il personaggio sulla scena; Efficace il risultato di Leonardo Gramegna nel ruolo di Manrico. Adeguata anche la prova canora e scenica data dai personaggi “minori”: Francesco Milanese (Ferrando), Simona Di Capua (Ines) e Simone Di Giulio (Ruiz).

La scenografia e le luci (curate da Franco Marri), in perfetta sintonia tra di loro e come la storia del Trovatore vuole, hanno sapientemente reso la cupa atmosfera. Lo scenografo ha dichiarato di aver scelto di realizzare due grandi carri mobili per ricreare i molti ambienti. Tra i tanti, il castello del Conte di Luna foderato di finto metallo per dare l’idea del mondo militare e l’accampamento degli zingari dove l’elemento primario è il legno, simbolo della precarietà. Anche i costumi sono fedeli al libretto dell’opera e all’epoca, presentando un medioevo stilizzato.

Questo spettacolo, apprezzato dal pubblico anche perché fedele alle tradizioni del melodramma, il giorno 12 novembre ha assunto un valore ancor più particolare, infatti proprio in tale data si festeggiavano i 150 anni di attività  del Teatro Verdi di Pisa.

 

Gabriele Isetto

13 novembre 2017

Pubblicità La Platea

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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