Domenica, 18 Febbraio 2018
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Teresa, santa, puttana e sposa capitolo 3: come l’umanità più autentica sconfigge il male

Recensione dello spettacolo Teresa santa, puttana e sposa capitolo 3 in scena al Teatro Studio Uno dall’1 al 4 febbraio 2018

 

Ormai cresciuta e attanagliata dalla nostalgia per il suo indimenticato amore lontano, Teresa (Nadia Rahman-Caretto) si ritrova in quel paesino che è Cozzo Volturno a fare la mantenuta del dottor Ottorino Viburno Spinazzola (Giuseppe Mortelliti): un vero cummenda della medicina, che utilizza le sue competenze più per impressionare la giovane che per autentica passione.

Prova ne sarà la sua fuga rocambolesca di fronte all'epidemia di vaiolo che falcerà in pochissimo tempo la popolazione, lasciando alle prostitute (Flavia Germana De Lipsis, Jessica Granato) il compito di occuparsi dei cadaveri, accudire i moribondi, curare i malati e debellare la malattia vaccinando i pochissimi sani. Come ogni morbo, il vaiolo non guarda in faccia e in tasca nessuno: semplicemente, i poveri hanno meno possibilità di accesso alle cure preventive, mentre i ricchi osservano dalle finestre dei loro palazzi il paese divenire un vero e proprio lazzaretto, sapendo nel profondo che prima o poi potrebbe toccare anche a loro.

E sarà un manipolo di diseredate, capitanate da Teresa e considerate di fatto come la feccia della società, a sconfiggere il terribile male sfidando il contagio, il pus e le piaghe: chi non ha nulla dalla vita, perché dovrebbe temere di rimettercela? Loro sono donne che avranno pur perso l'onore, la reputazione e tutti quei principi da anime belle che animano i salotti bene ma mantenendo qualcosa di molto più prezioso: un'umanità e una sensibilità che politici, religiosi, dottori e infermiere hanno smarrito irrimediabilmente.

Il terzo capitolo di Teresa, santa, puttana e sposa - L'ABC del vaiolo - continua a mescolare generi e appassionare spettatori seriali od occasionali con le sue ormai collaudatissime dosi di talento attoriale, scrittura visionaria, fiabesco femminismo, subliminale denuncia dei mali attuali e belle intuizioni drammaturgiche: la saga della desideratissima e volitiva ragazza si arricchisce di un altro tassello tutto giocato da dietro uno schermo e sotto luci quasi caravaggesche, i cui momenti salienti sono sottolineati ed evocati dalla percussione di oggetti scenici e scanditi dalla proiezione del titolo del quadro la cui iniziale segue un rigoroso ordine alfabetico. Una scelta complicata e rischiosa che, però, riesce a regalare allo spettatore la stramba e accattivante sensazione di guardare un dramma televisivo nonostante si trovi a teatro. La parete trasparente, inoltre, suggerisce l'idea di separazione: la stessa che si vorrebbe imporre tra sani e malati, ponendo i primi al sicuro dai secondi. C'è anche lo spazio per segnalare, sottilmente, l’operazione di delegittimazione attualmente in corso con la messa in discussione dell’efficacia del vaccino da parte di una certa classe politica, interessata a conquistare il favore di quella fetta di elettorato che ha continuamente bisogno di avere qualcosa verso cui scagliarsi. Persino la scienza. 

Una grande quantità di temi e rimandi che, però, non sacrificano un solo istante dell'avvincente vicenda di questa donna che ha da offrire a chi la guarda molto di più della sola, per quanto notevole, bellezza esteriore. Una storia il cui significato più autentico si snoda magnificamente anche in questo terzo capitolo, nonostante i numerosissimi problemi tecnici - uno su tutto il capriccioso funzionamento dei microfoni sparsi per il palco - che hanno funestato il debutto assoluto. Resta la sensazione che, con qualche giorno di prova in più a disposizione, anche la resa della complicatissima azione scenica che tanta parte ha in questo episodio avrebbe potuto essere più fluida ed esatta: coronando perfettamente gli sforzi di chi l'ha ideata e dell’ottimo cast che le ha dato vita.

 

Cristian Pandolfino

4 febbraio 2017

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29/30 novembre 2017 - teatro Trastevere (Roma)

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