Sabato, 18 Agosto 2018
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Incendies: quando la fiamma della trama potrebbe fare a meno dei fuochi pirotecnici

Recensione dello spettacolo Incendies in scena allo Spazio Diamante venerdì, sabato e domenica dal 26 gennaio al 4 febbraio 2018

 

Dopo un prologo tanto potente quanto confuso - una donna assiste impotente alla morte dell’uomo amato (David Marzi), si scopre incinta, partorisce un bambino immediatamente toltole e giura alla nonna (Eleonora Belcamino) di sottrarsi alla maledizione della predisposizione all’ira ignorante che, fino ad allora, ha funestato tutte le donne della famiglia - ci troviamo nello studio del notaio Jean Lebel (Massimiliano Vado).

Qui i due gemelli Marwan, Simon (sempre David Marzi) e Jeanne (ancora Giulia Fiume), vengono messi a parte delle ultime volontà materne. Quella strana madre che anni fa, di punto in bianco, ha smesso di parlare, lascia loro due buste e una serie di enigmi: una andrebbe consegnata al loro padre - fino ad allora creduto morto - e l’altra a un fratello di cui ignoravano l’esistenza.

Solo dopo aver eseguito questo compito la madre potrà riposare con il viso rivolto al cielo e una lapide degna di questo nome. La reazione di Simon è terribile, feroce, inarrestabile come il suo temperamento da pugile. Quella di Jeanne è estremamente razionale, frutto di anni di studi matematici. Mentre il fratello non ne vuol sapere di tutta quella vicenda, è la sorella a decidere di andare fino in Libano e ripercorrere il perduto cammino materno. Scopriranno insieme il terribile segreto che le ha tolto la parola, contemporaneamente alla perversa natura della loro origine, attraverso una serie di incontri nei luoghi del dolore che hanno costellato il violento passato di colei che li ha messi al mondo, altrimenti nota come “la donna che canta”.

Incendies, spettacolo teatrale firmato da Wajdi Mouawad e diventato nel 2010 un indimenticabile film grazie all’asciutta regia di Denis Villeneuve, è coraggiosamente proposto presso lo Spazio Diamante in un adattamento curato anche nella regia da Massimiliano Vado. Il materiale è complesso e rischioso non solo per la trama – che attualizza gli eterni archetipi della tragedia greca – ma soprattutto per le diverse scelte registiche circa la messa in scena. A Giulia Fiume e David Marzi, per esempio, è chiesto continuamente di entrare e uscire da due personaggi e atmosfere molto diverse tra loro, aiutati nell’immedesimazione e nella resa al pubblico solo dal proprio talento e dalla parte superiore dell’abito indossato.

Se alla giovane attrice basta anche un piccolo moto delle sopracciglia o una diversa intonazione per materializzare sul palco ora la madre ora la figlia in maniera impeccabile, lo stesso non può dirsi del coprotagonista: la cui recitazione risulta spesso esagerata, tanto da spingersi ai limiti dello sguaiato. Il contenuto disturbante di Incendies, inoltre, che proprio nello scardinare dalle viscere un’apparente normalità tassello dopo tassello detiene la sua forza principale, qui è inutilmente appesantito da qualche nudità vagamente gratuita ed eccesso pulp, a cui si alterna un non riuscito tentativo di alleggerire la tensione attraverso i volutamente goffi siparietti del notaio.

Una regia più pulita, un prologo più dettagliato e meno carnale, un miglior utilizzo dei bravi attori a disposizione avrebbe certo giovato a uno spettacolo che, comunque, colpisce allo stomaco. Ma, troppo distratto dagli eccessi delle sue trovate, lo spettatore rischia di non accorgersene come dovrebbe.


Cristian Pandolfino
7 febbraio 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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