Giovedì, 20 Settembre 2018
$ £

“Delitto / Castigo”: dilemma a due voci

Recensione dello spettacolo “Delitto / Castigo”, in scena al Teatro Ambra Jovinelli dal 5 al 15 Aprile 2018

 

Due voci albergano nella mente di Rodiòn Romànovič Raskòl'nikov. Due voci martellanti, ossessive e percussive, l’eloquio convulso di due follie. Quella dell’istinto superomistico, che lo induce a ritenersi appartenente a quella umanità straordinaria cui è consentito, in nome di astratti valori, di ergersi al di sopra delle leggi morali; quella, salvifica e necessaria, del processo di espiazione. L’una che porta ad uccidere, l’altra che conduce alla redenzione.

Come già il titolo avvisa, Sergio Rubini fonda il suo spettacolo sulla dualità (Raskòl'nikov è lo “lo scisso”): due protagonisti, due voci, il duplice registro della lettura e recitazione. Difficile estrapolare dal complesso corpo dell’opera dostoevskijana le due ore di un testo teatrale. Rubini si concentra sulla dimensione psichiatrica del percorso di Rodja: il tormento intellettuale, l’angoscia generata dal rimorso, dal pentimento, dalla solitudine, dalla paura è ciò che intende rappresentare. Sfronda quindi con efficace oculatezza eventi e personaggi, isolando scene funzionali al suo percorso narrativo, senza tradire il palese amore per il testo.

E la sua costruzione è perfetta. Rubini allestisce attorno a Rodja lo scenario di un tetro incubo, una cupa notte perenne, affollata di sagome fantasmatiche pendenti o ondeggianti dal soffitto, squarciata dai coni di luce che, con coerente fluire, seguono il caotico coro delle voci dei personaggi. Il sonoro (curato da G.U.P. Alcaro) è parte essenziale del progetto: effetti che fanno sobbalzare e rimbombano come i pensieri nella mente del protagonista, la stessa amplificazione dei microfoni che conferisce alle voci recitanti un timbro metallico e straniante. Impeccabile è la tessitura del testo, dove reading e recitato sono cuciti in un continuum indissolubile ed efficacemente compongono il contrappunto, armonico nelle dissonanze, fra ragione e follia. L’angolo visuale scelto da Rubini conduce poi la narrazione in una dimensione evidentemente kafkiana, territorio dove Luigi Lo Cascio è di casa.

Ma se “Delitto / Castigo” è, come è, uno spettacolo memorabile, una considerevole parte del merito va ascritto alla straordinaria prova dei suoi protagonisti. La regia ha abilmente preparato loro il terreno, lasciando ampi territori alla performance. E i due rispondono in maniera eccezionale. Sergio Rubini, avocando a sé, oltre la voce narrante, più ruoli (la madre di Rodja, il vecchio ubriacone Marmeladov, il laido Svidrigajlov) dà chiara prova del suo talento poliedrico e della versatilità del suo mestiere. Luigi Lo Cascio, nei panni di Raskòl'nikov, ne dipinge il tormento con una interpretazione fatta di agitazione perenne, movimenti frenetici, affanno, virtuosismi vocali che lo portano ai limiti dell’estensione o che trasformano la parola in semplice lallazione. Doverosa la menzione anche per gli altri interpreti, Francesco Bonomo e Francesca Pasquini, chiamati, nell’ambito della turbinosa rappresentazione, al difficile compito di calarsi in più ruoli.

Ma, superato lo stordimento per i rutilanti aspetti tecnici, c’è da evidenziare come anche la diversa misura richiesta all’atto recitativo sia, come ogni altro aspetto dell’allestimento, coerente con la dicotomia implicita nel dilemma che Sergio Rubini intende porre alla nostra attenzione.

Cercare la propria identità nelle azioni, l’affermazione di sé attraverso l’atto supremo e meramente estetico, il delitto visto come immagine del proprio limite, la legge morale vissuta come ostacolo da superare, conduce oltre ciglio di un baratro (come personale riflessione, ci piace sottolineare quanto in questo pensiero ci sia di attuale). Fëdor Dostoevskij, ed oggi Sergio Rubini, ci tendono una mano. Se il conseguimento della salvezza deve necessariamente passare attraverso la sofferenza, c’è una voce, tra le mille, che ci può guidare. È quella flebile di una ragazza provata dalla vita, è la voce di Sonja, la voce dell’Amore. Resta a noi saperla ascoltare.

 

Valter Chiappa

9 aprile 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per scoprire gli sconti sugli spettacoli teatrali riservati ai nostri lettori