Mercoledì, 18 Luglio 2018
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Per i sentieri de "Il Bacio" con Barbara De Rossi e Francesco Branchetti

Recensione dello spettacolo Il bacio in scena al Teatro dell’Angelo dal 4 al 15 aprile 2018

 

Dopo due anni di tournée nelle principali città d’Italia, ritorna a Roma lo spettacolo Il Bacio con Barbara De Rossi (qui l'intervista) e Francesco Branchetti che ne ha curato anche la regia e l’adattamento. Pannelli grafici che rappresentano un paesaggio autunnale in un bosco olandese, segnali stradali che indicano le direzioni dei sentieri, una panchina e una donna in solitudine: è questo lo scenario che accoglie lo spettatore all’apertura del sipario. La trama si ispira fedelmente all’omonima opera di Ger Thijis, uno dei più noti autori, attori e registi olandesi del panorama culturale contemporaneo. Narra l’inconsueto incontro tra un uomo e una donna in un bosco. Sul palcoscenico i due personaggi non avranno un nome fino alla fine e senza essersi conosciuti prima diventeranno in poche ore intimi, raccontandosi la loro vita relazionale, lavorativa, le loro sofferenze e le loro insoddisfazioni.

Si trovano entrambi in un momento critico della loro vita: lei è in attesa di sapere se ha un tumore al seno e lui, dopo aver tentato la carriera di attore, ora è ridotto a ruoli ridicoli. Nell’arco di una giornata, tempo che dura il loro incontro, si susseguono passeggiate, litigate, riappacificazioni e alla fine un bacio sancirà definitivamente quel legame che si è instaurato difficile da definire, che non rientra negli incontri convenzionali tra gli esseri umani e che potrebbe essere terapeutico per entrambi. È questa l’idea centrale del testo di Ger Thijs: dall’ incontro/scontro di due solitudini può nascere una nuova consapevolezza, forse una felicità. Nell’intento originario di Thijs, i due rappresenterebbe gli umani in generale nelle loro paure, nelle loro difficoltà, nella delusione delle loro aspettative. Così sul palcoscenico, anche questi due personaggi tentano di superare i loro problemi uscendo fuori dal loro mondo, ma in qualche passaggio i dialoghi ci sembrano poco credibili e realistici. Troppo poco il tempo di conoscenza per passare vertiginosamente da un tono dimesso, sofferente, a tratti romantico ad un tono aggressivo, irrispettoso, irriverente che presupporrebbe una confidenza decennale. Inoltre le due personalità possono risultare stereotipate.

Lui disadattato, infelice, trascurato e alcolizzato al limite tra un clochard e un triste giullare, accentuato dall’interpretazione a volte caricaturale di Branchetti che si contrappone ad una lei eterea, diafana, dall’atteggiamento poco convincente, quasi da fata nel bosco incantato. Anche in questo caso, l’interpretazione della De Rossi non aiuta a dare spessore al personaggio, creando quasi una caricatura con le pose, la mimica e la voce impostata, poco naturale, poco disinvolta. Anche i cambi scena ci sembrano poco originali e danno poca dinamicità allo spettacolo in generale. Adeguate ed emozionanti invece le musiche di Pino Cangialosi che da sole hanno aggiunto molto al lavoro finale.

Uno spettacolo che, nell’insieme, risulta poco convincente e una regia che sa di teatro tradizionale, di stereotipato. Dispiace che la provata e indiscussa bravura degli attori non sempre abbia valorizzato il romanzo originario e la drammaturgia.

 

Mena Zarrelli
9 aprile 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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