Mercoledì, 18 Luglio 2018
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Il Gesù della Mazzucato: meno Messia e più uomo

Recensione dello spettacolo Gesù aveva la erre moscia, andato in scena al teatro Stabile di Roma dal 6 all'8 aprile 2018

 

«Volevo fare una trilogia di spettacoli che parlassero di personaggi importanti, ma di dubbia esistenza: Shakespeare, Babbo Natale, Gesù… Intanto quindi, uno è fatto. Perché l’erre moscia? Perché me lo sono immaginato così: umano e quindi “difettoso”. È un modo per esplorarlo un po’ meno in quanto Messia e un po’ di più in quanto ragazzo come tutti gli altri. Il mio Gesù ha l’erre moscia, fa battute che non fanno ridere, impara a sputare, gioca a giochi in scatola con gli amici…insomma, fa cose che abbiamo fatto tutti (anche se io ancora non so sputare granché bene)».

Eccola qui Giorgia Mazzucato.
Dopo la censura di Padova («Credo che a Gesù, se fosse esistito, questo spettacolo sarebbe piaciuto» aveva commentato la Mazzucato in merito, senza affatto perdere la sua verve ironica) e dopo un primo tour in Capitale, lo spettacolo Gesù aveva l’erre moscia è tornato a Roma in una tre giorni dedicata al Messia, presso il Teatro Stabile di Roma (andato in scena il 6, il 7 e l’8 aprile).
Il lavoro della Mazzucato è stato definito da più voci una “versione alternativa, dissacrante, ironica, umana e appassionata della vita di Gesù” e a me piace aggiungere, autentica.

Autentica infatti è la passione che l’attrice-regista mette in campo: cercare di mettere in scena il volto umano del Cristo, uomo tra gli uomini, così come lei ha deciso di immaginarlo, di descriverlo e di disegnarlo è un’opera appassionante, faticosa e brillante. La Mazzucato sul palco mette tutta sé stessa, anzi si sdoppia e poi si rende trina, ballando da un personaggio all’altro, lasciandosi la parola per interrompersi ed interagire il suo interlocutore supremo, il pubblico. Beh sì, perché se da un lato la passione dell’attrice è centrale e se scenicamente e acusticamente la spalla, il co-protagonista insomma, è il verbo di Gesù che con lei dialoga attraverso una connessione LTE o Wifi un po’ altalenante, il vero destinatario del messaggio totale è il pubblico, il popolo: un po’ come faceva Gesù

La mossa che non ti aspetti, poi, non è tanto quella di dare una versione dei fatti al femminile, quella di star osservando una sorta di Vangelo secondo Maria Maddalena (in scena la Mazzucato veste i panni principalmente della Maddalena, infatti) sulla falsa (e farsa) ironica riga di un Saramago paroliere e narratore, ma quella di regalare a tutti una storia fatta a misura di ognuno ed in continuo divenire e trasformazione.

Il Gesù visto sul palco del Teatro Stabile di Roma, infatti, è un vero e proprio Sturm und Drang naturale che vive la religiosità con emozioni di fanciullo (dando più peso, ad esempio, alla lezione sul “come si sputa” impartitagli da giovane dalla Maddalena stessa, da lui soprannominata “Roc”) e con impeto di uomo passionale ed innamorato (intenso il momento dell’abbraccio con la fanciulla durante le nozze di Cana). Questo Gesù, poi, si agita nei dubbi esistenziali di ragazzo adolescente arrivando, grazie anche ai consigli di amici fidati e saggi (sciorinati da un giovane e profondo Lao Tzu durante un ipotetico quanto bizzarro Erasmus svolto in compagnia di Dei maggiori e minori) a vedere, comprendere ed elaborare il senso della sua missione.

Dello spettacolo tutto è votato a dar forma ad una verità sfaccettata, fatta di riflessioni profonde, di amarezza vera e autentica per le sorti del figlio di Dio, di battute, risate, frecciatine e giochi di parole, di rabbia e cieco rancore nei confronti di chi, pensando di mettere i bastoni tra le ruote del destino, altro non ha fatto che farlo compiere alla perfezione: insomma tutto è votato all’umanità della vita.

Come nella vita di ogni essere umano, infatti, il Gesù raccontato per bocca, versi e testo della Maddalena Mazzucato è pienamente preso dall’esistenza e, pur conoscendo il suo fato, non si tira indietro dal godersela appieno. Si ubriaca, Gesù, alle nozze di Cana; si perde in lazzi e giochi da vero “nerd” con gli originali amici di Erasmus; si innamora della Maddalena ed ha paura, soprattutto. Ah sì, poi ci sono i miracoli: ma quelli ce li aspettavamo.

In scena, la Mazzucato è una vera forza della natura, abile a cambiarsi d’abito indossando gli stessi costumi di scena, perfetta ad interpretare più personaggi in una manciata di secondi e impressionante (in positivo) a tramutare anche le espressioni facciali ogni qual volta decide di impersonare l’uno o l’altro. Ma la cosa che più colpisce è l’abilità con cui ha saputo colorare ogni scena – di per sé asettica e composta da elementi in legno – con gli stati d’animo e le emozioni: dall’ironia tagliente, all’umorismo dai tratti grammellottiani, dal metter in scena una profondità d’animo semplice e al contempo riflessiva, al manifestare una rabbia ingenua, cieca e spietata, fino ad arrivare al momento del dramma e, quasi, del pianto.
Giorgia, insomma, è vera: così come il suo Gesù dall’erre moscia.


Federico Cirillo

10 aprile 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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