Mercoledì, 18 Luglio 2018
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Latini e la forza della parola

Recensione dello spettacolo I Giganti della montagna in scena al Teatro Vascello – Roma nei giorni 11 e 12 aprile 2018

 

Ci vogliono i poeti per dar coerenza ai sogni”.

 

Immaginazione

È questa la parola che accoglie il pubblico mentre prende posto in platea. Roberto Latini voce tra le più importanti nell’attuale panorama teatrale italiano, riporta in scena al Teatro Vascello di Roma, la sua messa in scena dei Giganti della montagna di Luigi Pirandello.

Dramma incompiuto del 1937, narra le vicende di un gruppo di disadattati che trovano rifugio in una villa, La Scalogna. Qui incontrano una compagnia di attori, La compagnia della contessa,  contessa, in procinto di mettere in piedi la pièce di un pezzo teatrale, La favola del figlio cambiato dello stesso Pirandello. Un mago suggerisce alla contessa di andare a rappresentare l'opera teatrale dinanzi ai Giganti, uomini di un potere immenso che vivevano su di una montagna. L’opera rimase incompiuta a causa della morte del drammaturgo nel 1937.

Meta teatro, il non finito, il sospeso, finzione e realtà, il ruolo dell’attore, il rapporto dell’arte con il potere. Era quasi destino che un autore come Latini approcciasse un testo così importante. Un’occasione unica per sperimentare e confrontarsi con i grandi nomi del teatro, da Strehler a Ronconi. Il regista romano sceglie di mettere in risalto il testo, le parole e l’impossibilità della sua rappresentazione. Un allestimento tutto giocato tra luci e ombre, dove Latini solo sul palco, fa apparire come fantasmi, di volta in volta tutti i personaggi dell’opera. Un sogno ad occhi aperti, in cui il pubblico si trova da subito immerso, merito della capacità dell’attore di modulare la voce, grazie anche all’eccellente lavoro al sonoro di Gianluca Misiti. Una messa in scena sicuramente non facile da seguire, se non si conosce bene il testo di Pirandello. Latini non aggiunge niente alle parole dell’autore, ma da sfogo alla sua bravura di regista, costruendo un’opera estremamente affascinante e di forte impatto visivo.

Il teatro riportato alla sua dimensione più arcaica, spogliato quasi di tutto, in cui sia all’attore che al pubblico è chiesto una sforzo in più. Quello dell’immaginazione appunto. Pirandello porta alle estreme conseguenze tutta la sua poetica, e Latini regge bene il confronto. Rischia e si mette in gioco, non a caso l’ultima battuta che chiude il dramma è “Io ho paura”. Un mantra che risuona alto in sala con l’attore in bilico su un trampolino, “portare al di fuori dello spazio e del tempo le parole”, per rendere queste il vero protagonista del dramma.

 

Marco Baldari

14 aprile 2018

 

informazioni

 

Fortebraccio Teatro
I giganti della montagna 
da Luigi Pirandello
musiche e suoni Gianluca Misiti
video Barbara Weigel 
elementi di scena Silvano Santinelli, Luca Baldini  
assistenti alla regia Lorenzo Berti, Alessandro Porcu 
direzione tecnica Max Mugnai 
movimenti di scena Marco Mencacci, Federico Lepri
in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi, Festival Orizzonti, Fondazione Orizzonti d'Arte, Emilia Romagna Teatro Fondazione
di e con Roberto Latini

 

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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