Martedì, 16 Ottobre 2018
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L’Arlecchino di Strehler fa tappa all’Argentina

Recensione di Arlecchino servitore di due padroni, in scena al Teatro Argentina dal 15 al 20 maggio 2018

 

Giunto a più di duemila repliche, Arlecchino servitore di due padroni torna in scena a Roma al Teatro Argentina. L’arcinoto spettacolo di Goldoni con la regia storica di Strehler ha esordito nel 1947 con il titolo originario: Il servitore di due padroni in cui il protagonista Arlecchino aveva il nome di Truffaldino. Il successo immediato e straripante del taglio dato da Strehler permise a questa commedia di fare il giro del mondo e per rendere più accattivante l’opera, le venne modificato l titolo in Arlecchino, servitore di due padroni. Ma come si spiega tanto successo imperituro nel tempo? L’opera di Goldoni del 1746 presentava già ai tempi dei caratteri rivoluzionari. Goldoni infatti attuò una profonda trasformazione della commedia dell’arte che si basava su maschere fisse e prive di copione: c’era soltanto un canovaccio in cui era riportata sommariamente la trama.

I dialoghi erano lasciati all’improvvisazione degli attori che spesso per r suscitare divertimento nel pubblico, abusavano di volgarità, doppi sensi e allusioni sessuali. L’autore si inserisce in questo modo di pensare e fare teatro decidendo di portare ad un livello superiore la recitazione, scrivendo interamente il copione e dando uno spessore psicologico alle maschere di Arlecchino, Brighella, Pantalone, Colombina. Anche in quest’opera egli ricorre alle maschere fisse ma aggiunge altri personaggi borghesi che interagiscono con esse. Strehler a sua volta lavora sul testo goldoniano creando un vero capolavoro del divertimento. La trama rimane pressoché invariata: sono narrate le vicende di Arlecchino che pur di mangiare a sazietà decide di mettersi al servizio di due ricchi borghesi del tempo, entrambi torinesi giunti a Venezia. Uno dei due che si presenta nelle vesti di Federigo Rasponi, è in realtà sua sorella Beatrice che sta inseguendo il suo amante, ossia Florindo Aretusi, l’altro padrone di Arlecchino.

Per stare con il piede in due staffe, Arlecchino intreccia intrighi e bugie che alla fine si scopriranno. Parallelamente altri personaggi interagiscono con loro, il locandiere Brighella che alloggia i due innamorati, Clerice figlia di Pantalone che è innamorata di Silvio figlio del dottor Lombardi ma è stata promessa in sposa a Federigo morto in duello ma creduto ancora vivo per l’inganno creato dalla sorella. Il lieto fine non mancherà e tutte le coppie si sposeranno, compreso lo stesso Arlecchino, che dopo essere stato scoperto, sposerà la serva Smeraldina. L’impostazione di Strelher mantiene i tratti di modernità della commedia goldoniana nel riproporre il contrasto tra i valori tradizionali delle vecchie generazioni e il desiderio di autonomia e di divertimento dei giovani. In questo caso sia Clerice, sia Beatrice Rasponi, si ribellano alla condizione femminile del tempo e volendo decidere il loro futuro da sole, realizzano il loro sogno d’amore in un afflato femminista anzitempo.

I personaggi risultano ben caratterizzati e ben diretti e gli interpreti non si appiattiscono sui loro ruoli, ma come chiedeva lo stesso Goldoni nella prefazione dell’opera, rendono vivace e dinamica la recitazione. Arlecchino si rivela scanzonato e irriverente oltre che astuto e machiavellico: al teatro Argentina è interpretato da Enrico Bonavera, che prende definitivamente l’eredità di Ferruccio Soleri dopo quasi 60 anni di successo in questo ruolo. Bonavera si rivela pienamente all’altezza del confronto con l’ illustre predecessore, dando vita ad un personaggio esilarante dalle movenze agili e dinamiche degne di un acrobata. Ma è tutto il cast ad essere impeccabile, composto da veri professionisti come Giorgio Bongiovanni, Francesco Cordella Alessandra Gigli, Stefano Guizzi, Pia Lanciotti, Sergio Leone, Lucia Marinsalta, Fabrizio Martorelli, Tommaso Minniti, Stefano Onofri, Annamaria Rossano e i suonatori Gianni Bobbio, Francesco Mazzoleni, Matteo Fagiani, Celio Regoli, Elisabetta Pasquinelli . Tempi comici perfetti che generano un insieme armonico, vivace, dinamico ed esilarante. Particolarmente riuscito il personaggio del suggeritore che aggiunge comicità con i suoi interventi surreali. Anche il resto della compagnia in diversi passaggi esce fuori dal proprio personaggio dando vita a momenti di metateatro in cui gli stessi attori si commentano ironicamente guardando le vicende dall’esterno con l’occhio dell’uomo contemporaneo.

Lo stesso pubblico viene chiamato ad interagire: coinvolgimento, partecipazione e divertimento in sala non sono mancati. Ad aggiungere vivacità al tutto, il carosello dei dialetti in scena, dal veneziano al torinese fino al napoletano del cuoco che irrompe sulla scena al secondo atto. Non meno riuscite le parti cantate in cui vengono evidenziate anche le doti canore degli interpreti. Infine la cura dettagliata e minuziosa dei costumi, del trucco, i cambi scena in cui la scenografia in stoffa si piega per lasciare spazio di volta in volta a nuovi ambiente e la fine dei tre atti segnata dallo spegnersi e dall’accendersi delle candele disposte sul palco, contribuiscono alla creazione di un prodotto veramente ben riuscito.


Mena Zarrelli
18 maggio 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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