Martedì, 16 Ottobre 2018
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“Autobiografia Erotica” - Le conseguenze del sesso

Recensione dello spettacolo Autobiografia erotica, in scena al Teatro Off/Off dal 15 al 27 Maggio 2018

 

Un fugace incontro erotico è nella biografia di quasi tutti noi. Poche ore di una frequentazione casuale, minuti di piacere, secondi orgasmici. Una pagina scribacchiata di getto, frettolosamente voltata, coperta dalle risme di fogli compostamente dattiloscritti in cui crediamo di contenere la nostra vita. Eppure, aguzzando lo sguardo, mettendo a fuoco con la lente d’ingrandimento, da quei grafemi veloci escono fuori, come fossero frattali, ramificazioni complesse, radici intricate che si interrano nell’humus più fecondo del terreno della nostra psiche.

Domenico Starnone, l’autore di Autobiografia erotica va più in là, inseguendo la brillante intuizione di poter trovare nella fenomenologia di un’esperienza sessuale lo specchio di una maturazione emotiva e sentimentale.

Aristide Gambia (Pier Giorgio Bellocchio), uomo brillante e pieno di sé, viene convocato, con l’espediente di una lettera dai toni inequivocabili, da Mariella (Vanessa Scalera), la ragazza con cui 20 anni prima ha vissuto una breve esperienza sessuale. La donna gli richiede di rievocare le poche ore insieme, scandagliando fino in fondo quelle sensazioni lontane e pesando ciò che ne rimane, il ricordo. Servendosi dei suoi personaggi, Starnone arriva ad un esame microscopico. La genesi dell’attrazione, la sintomatologia del desiderio, il significato della conquista; e, ancora più a fondo, la simbologia di un’erezione, l’eziologia della lubrificazione vaginale, il senso del penetrare o dell’eiaculare.

Un gioco che all’inizio sembra un piccante divertissement, ma che conduce gradatamente e ineluttabilmente verso una profonda analisi psicologica e ad una inattesa autoconoscenza. L’amara constatazione di quanto non sovrapponibili siano state le rispettive aspettative, l’esperienza stessa, ma soprattutto la memoria di quel fugace concedersi, rompe definitivamente un incanto sospeso. E allora, denudata, se ne rivela drammatica l’eredità, anche a prescindere della finale evoluzione narrativa, che può risultare ridondante.

Spettacolo pieno, Autobiografia erotica. Non solo per gli stimoli sollevati dal testo, afferenti più che ad una mera riflessione intellettuale, al turbamento indotto dal risuonare di corde usualmente silenziate. Il coinvolgimento è anche emotivo e qui il merito è da ascrivere all’ottima prova attoriale dei due eccezionali interpreti, lungamente applauditi. La loro recitazione ripercorre fedelmente il percorso interiore dei rispettivi personaggi. Pier Giorgio Bellocchio si distacca dall’iniziale misura composta e distaccata, per giungere a una veemenza che ha tratti di violenza, mentre il sorridente disincanto si colora di gelido cinismo. Vanessa Scalera, dopa aver dipinto una disinvoltura solo apparente, grazie anche ad un sapiente uso della fisicità che riversa sulla platea torrenti di sensualità, si reclina con immutata intensità e una dosatissima modulazione sull'amarezza di un permanente dolore.

Poco altro è sufficiente alla regia di Andrea De Rosa: fondale nero e coni di luce sui protagonisti, oggetti della vivisezione; un tavolo su cui si potrebbe giacere, ma che divide continuamente.

In Autobiografia erotica non solo Aristide e Mariella, ma il pubblico tutto è chiamato all'analisi. Nel suo testo Domenico Starnone chiama le cose con il loro nome, quello che usiamo nell'intimità, quando la mente è libera dalla prigione delle regole sociali. Ma l’uso del linguaggio esplicito che peraltro, arricchito dall’ineffabile espressività del dialetto napoletano, non macchia, ma colora la naturale eleganza di una lingua nobile e fluida, non è mera provocazione. Piuttosto l’invito a rompere le barriere del perbenismo, espressione dei nostri blocchi, e a porsi decisamente davanti a quella materia magmatica così paurosa, la sessualità, in cui cercare la porta dell’inconscio per arrivare finalmente al Vero di noi stessi.

Se in un atto sessuale, anche il più effimero, sono due anime a congiungersi, solo un pene e una vagina si distaccano al sopraggiungere dell’orgasmo. Una penetrazione (e le sue conseguenze) può durare tutta la vita.

 

Valter Chiappa

18 Maggio 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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