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Teatro dei Conciatori. Otto: quando l’amore non ha tempo nè distanze

 

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Recensione dello spettacolo Otto in scena al Teatro dei Conciatori dal 3 al 15 maggio 2016

Parigi. Una prigioniera riceve la visita del suo amante che vuole portarla via da lì e insieme scappare e vivere la loro passione lontani dall’orrore del Terrore, dall’eco della Rivoluzione Francese, dall’abominio delle teste mozzate per un ideale. La rivoluzionaria Olimpia decide di restare fedele a se stessa e alle sue idee e di non scappare con il suo Philippe, accettando la condanna del patibolo come una vera rivoluzionaria.
Londra. Gabriel e William sono due poeti romantici che si amano di un amore profondo e vero, ma non possono rivelarlo e non possono contravvenire a quell’apparenza e quei doveri imposti dalla società di cui sono inevitabilmente schiavi, per cui William, in quanto marito e padre, deve rinunciare a poter condividere la sua felicità con Gabriel.

Berlino. Greta e Milena sono prigioniere in uno dei tanti campi di concentramento nazisti, colpevoli di essere comuniste, ma con la voglia di amare ed essere amate a loro volta: gli orrori che stanno vivendo le aiutano piuttosto a credere in un futuro migliore, un futuro in cui potranno vivere il loro amore appieno.
Roma. Giacomo ed Elena vivono nella Caput Mundi dei nostri giorni, cercando di tirare avanti tra gli alti e bassi della loro relazione: lei è una regista in cerca di nuove opportunità e lui un giovane attore in carriera. Tra litigi e battibecchi, tra la disperazione dell’insuccesso e le inaspettate sorprese che la vita a due può regalare, l’amore litigarello tra i due trionferà finalmente, portando le due anime che si rincorrono da secoli al loro meritato happy end.
Questi quattro episodi presentano otto personaggi diversi immersi in quattro ambientazioni diverse: tutti loro si muovono e si amano in maniera identica, passionata, forte, profonda e violenta, attraverso lo scorrere dei secoli. Le due anime innamorate assumono sembianze nuove ma restando sempre uguali a se stesse, tanto che, pur in epoche e città differenti, ogni volta si riconoscono, attratte inevitabilmente dal destino, e si amano nonostante quel che accade intorno a loro.
L’amore di per sé, infatti, non ha un tempo finito ma piuttosto indefinito: il vero amore è capace di enormi sacrifici e due anime legate dal filo rosso del destino, non importa come e non importa l’aspetto che assumeranno, finiranno sempre con il ritrovarsi e amarsi: che si tratti di una relazione tra donna e uomo, o uomo e uomo o donna e donna, due anime innamorate si cercheranno, si troveranno e si ameranno fino alla prossima vita, fino alla prossima relazione.
“L’amor che move il sole e l’altre stelle” muove qui i fili delle vite dei protagonisti interpretati da quattro formidabili attori. A mettere in scena le due anime innamorate sono, di volta in volta, Franco Mirabella e Caterina Gramaglia, Stefania Barca e Nicolas Zappa: in scena lo spettatore gode dell’interpretazione ineccepibile dell’amore straziato dagli eventi minacciosi di un’epoca, o di un amore proibito dal buon costume della società, o ancora dell’amore moderno fatto di gelosie, di competizione e di litigi. Insomma, l’amore in tutte le sue forme è da sempre la grande forza che muove l’universo.


Diana Della Mura
15 maggio 2016