Sabato, 18 Agosto 2018
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Otello, il capro espiatorio

Recensione di Otello in scena al Silvano Toti Globe Theatre dal 20 luglio al 5 agosto 2018

 

L’Otello di Marco Carniti, in scena in questi giorni al Silvano Toti Globe Theatre, è un dramma moderno.
I temi che vengono narrati attraverso i costumi, le luci, le musiche, l’interpretazione degli attori, sono quelli che toccano la nostra situazione attuale, i valori dell’individuo, la politica, la concezione socioculturale ed economica che non è solo del nostro Paese, ma è diventata ormai una visione mondiale.
Ci sentiamo in dovere di fare una piccola premessa.

Di solito, noi de La Platea omaggiamo prima di tutto la performance degli attori sul campo; questa volta ci sentiamo in dovere di partire dall’impianto scenico, dal disegno luci e dalle musiche. Sono questi elementi il vero punto di forza del dramma che si consuma sul palco del Globe Theatre, allestito da “cancelli” che rimandano a gabbie per animali o al carcere. Queste strutture in ferro si alternano per tutta la durata dello spettacolo, mutano la loro forma a seconda delle esigenze di scena, si aprono e si chiudono, svaniscono e ricompaiono, si scompongono e si ricompongono e in questa “giostra” un po’ perversa sono accompagnati da due pedane movibili e da un’altra più piccola e circolare che funge da letto nuziale di Desdemona e Otello.
In questa scenografia l’effetto delle luci è strabiliante, e diventa ancora più straordinario quando si lasciano svolazzare lunghissimi teli bianchi, agganciati all’impalcatura in ferro, che si sollevano gonfiandosi come grossi palloni. Sotto di essi si intravvedono i corpi degli attori – un lugubre presagio, forse, di quanto va accadendo – che si muovono come a simulare il vento o l’animo in pena che vagabonda in ognuno di noi o, ancora, chissà… fantasmi. Tutto quanto è scandito dal suono delle musiche che fa la sua parte anche quando a parlare sono gli attori in scena. La musica non scompare mai, c’è sempre un sottofondo che va di pari passo con i dialoghi. E poi ci sono loro. I personaggi.
In questa tragica storia, dove a far da protagonista dovrebbe essere Otello, in realtà ad avere un ruolo preponderante è Iago. Se non fosse per lui che insinua il sospetto in Otello, che innesca la gelosia, l’odio, il rancore nei confronti di Cassio, arrivando persino a ribaltare le convinzioni per ciò che riguarda il suo fedele luogotenente, il dramma di Otello non avrebbe avuto seguito. Iago e Otello sono due facce della stessa medaglia: Iago è la parte “nera” dell’uomo, l’astuzia, la ragione, l’orgoglio, la rabbia; Otello è la parte “bianca”, gentile, ingenua, il cuore, la tenerezza, la fragilità. Ciò che spinge Iago a far leva sulle sue debolezze è il desiderio di vendetta e di riscatto; nei suoi monologhi egli discetta di meritocrazia e raccomandazioni – specie nel campo militare – , considera Cassio un debole e non sopporta che Otello lo preferisca a lui come il suo fedele amico e luogotenente. Parla di demoni e angeli, delle maschere utilizzate da questi ultimi per celare la loro vera natura di demonio, della pochezza degli animi degli individui e di quanto un amore possa rendere debole e cieco un uomo. Basta utilizzare un fazzoletto – il primo regalo di nozze di Otello alla sua Desdemona – e il gioco è fatto per trasformare la fedele moglie del suo padrone in meretrice e destituire per sempre Cassio dal suo ruolo.
Tre lunghissime ore di spettacolo per assistere alla disgregazione di un uomo e dei suoi valori, alla metamorfosi verso la decadenza, alla discesa verso una solitudine che non ha scampo e alla realizzazione di quanto tutto ciò che ci circonda si riveli meschino.
Mai come in tanti altri dramma del Bardo, l’Otello ci fa scoprire quanto futili possono essere i rapporti umani, e di quanto, tante volte, siamo noi stessi vittime delle nostre convinzioni. La sua è una storia tristissima, tutti i valori (la fedeltà, l’amore, l’amicizia, l’onestà) vengono messi in discussione e prevaricati da altri sentimenti come la vendetta, la soggezione, la corruzione, la violenza – tanto fisica quanto verbale –, il dominio. È una storia in cui si assiste al potere del male sul bene e dove tutti soccombono, schiacciati dallo stesso peso delle proprie azioni.
Tutti sembrano prigionieri di qualcosa, sia esso un pensiero, un dogma, una filosofia di vita, un rancore (ecco il perché dei “cancelli” che simulano gabbie) e nessuno, alla fine, riesce ad uscire dal cerchio.
Da ultimo, ma forse è solo l’impressione di chi scrive, tra le righe del dramma aleggia anche una leggera nota di razzismo: Otello è nero, e men che meno il padre di Desdemona non ha mai approvato il matrimonio della figlia con costui.
Otello non è solo il bersaglio di Iago, Otello non è solo debole per se stesso, ma è un debole per tutti.

 

Costanza Carla Iannacone
21 luglio 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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