Domenica, 18 Novembre 2018
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I solisti del teatro presentano Lo stretto indispensabile

Recensione dello spettacolo Lo stretto indispensabile il  3 settembre 2018 in scena ai Giardini della Filarmonica

 

All’interno della rassegna I solisti del teatro, la pièce di Paola Mammini e Dodi Conti,  interpretata dalla stessa Conti e dai due musicisti Alessio Corasaniti e Carlo Martinelli, sembra iniziare ancor prima dello spegnimento delle luci dei riflettori: appena si entra nello spazio dei Giardini della Filarmonica Romana si intraprende a piedi un percorso suggestivo tra alberi, luci di candele in mezzo ai prati con in alto le stelle ad illuminare la location. Quasi casualmente ci si imbatte nel palco all’aperto dove in quest’atmosfera quasi magica fuori dal tempo, inizia il monologo dell’attrice e autrice Dodi Conti. A farle da spalla i due musicisti che intervallano la parte recitata con brani musicali in armonia con i temi di fondo che ruotano attorno ai paradossi della società globale, individualista e atomizzata, in cui manca prima di tutto il calore umano.

Con una mimica coinvolgente e accattivante, Dodi Conti propone con ironia, sarcasmo e tanto sentimento personale, gli abbracci a pagamento come possibile soluzione. Visto che non ci relazioniamo più con intimità spontaneamente, allora facciamolo a pagamento. Ma nel suo caso, mettere da parte l’empatia è stato impossibile, quindi questa soluzione per lei, è stata fallimentare. Una lunga parte del monologo è dedicato poi al senso del denaro, che per l’individuo contemporaneo, rappresenta tutto, il cui possesso ne determina l’identità. Con un excursus sulla generazione degli anni sessanta e sessanta che sognavano di cambiare il mondo, in cui il denaro non era essenziale ma era uno strumento necessario per vivere, non l’obiettivo dell’esistenza, il testo ci propone un confronto tra quella società e quella attuale. Prediligendo il taglio autobiografico, l’interprete racconta così la sua storia di vita fatta di scarse certezze economiche ma non per questo di frustrazione e senso di sconfitta, rimarcando che se l’identità non si fonda sul possesso ma sul bisogno di fare qualcosa “per cambiare il mondo” continuando a sognare sempre, la mancanza di denaro non significa molto. Dulcis in fundo, il tema dell’amore. E anche qui l’attrice continua a parlarci della sua vita trapuntata di solitudine, ricerca d’amore e paura, soprattutto tanta paura.  Il bisogno d’amore e di contatto epidermico di cui si parlava in particolar modo nella prima parte dello spettacolo entra in conflitto con un’epoca che non accetta il “Noi” che fa paura, che chiede rinunce ad una parte di “io”, che chiede l’accettazione dell’altro così com’è, come un mistero da scoprire, senza pretendere di plasmarlo a propria immagine. A chiudere l’intonazione della canzone “Lo stretto indispensabile” cantata nel cartone animato della Disney “Il libro della giungla”.

Momenti di ironia e di puro divertimento hanno accompagnato un testo di spessore che offre numerosi spunti di riflessione dal sapore agrodolce. La Mammini si è riconfermata nella sua bravura di autrice, come già dimostrato dal David di Donatello per il film Perfetti sconosciuti, evitando banalizzazioni e facili romanticismi. Le doti interpretative di Dodi Conti lo hanno reso leggero e fruibile, evitando di cadere nel serioso e nell’appesantimento dei temi. Buona la scelta registica di spezzare il monologo con video a tema, brani musicali e interventi dei due musicisti. Non è chiaro se sia stata una scelta della regia, ma sicuramente sono risultano ben riusciti i veri o presunti vuoti di memoria dell’attrice che perdeva a tratti il filo della performance, momenti da cui sono scaturite battute esilaranti, appoggiate dalle due spalle in scena che hanno dato il destro a questa comicità estemporanea.

 

Mena Zarrelli

6 settembre 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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