Domenica, 18 Novembre 2018
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Leave the Kids Alone: Il linguaggio sonoro di uno spazio cui finalmente si puó dare ascolto

Recensione dell’installazione sonora “Leave the Kids Alone” di VicoQuartoMazzini, in scena presso La Pelanda di Roma nei giorni 11, 12, 13 e 14 settembre 2018 nell'ambito della Rassegna Short Theatre

 

Il sofisticato interesse che VicoQuartoMazzini, progetto guidato da Michele Altamura e Gabriele Paolocà, da tempo dimostra per le infinite possibili declinazioni dello spazio dà vita a “Leave the Kids Alone”, installazione sonora dall’atmosfera tombale e inquietante, frutto di un attento e curato lavoro di ricerca generatosi attorno al testo “Aeroplani di carta” dell’autrice rumena Elise Wilk. Vincitore del bando di produzione promosso da PAV, Short Theatre e Teatro i nell’ambito di Fabulamundi Playwriting Europe per il sostegno e la promozione della drammaturgia contemporanea in Europa, “Leave the Kids Alone” intravede nella rielaborazione tecnica e artistica degli oggetti il giusto sostegno ad un racconto ipnotico, che nel suo stile surreale, a tratti persino buffo, avvita lentamente attorno al collo del pubblico un cappio amaro e fatale.

Il risultato di questa tendenza inclusiva dell’opera è un’insolita transgenesi di linguaggi, che si mescolano in maniera così calzante che pare quasi diano alla luce una nuova forma di comunicazione, quella spaziale, così apparentemente esanime e fredda eppur tanto rigogliosa di interpretazioni insolite e affascinati.

Attraverso una più acuta dimensione della percezione, di certo in gran parte provocata dall’assenza di un azione fisica vera e propria che attenua il compito della vista intensificando altri sensi spesso più sottomessi, lo spettatore partecipa all’esperienza senza per questo sentirsi privato della propria autonomia e indipendenza, o imprigionato tra i braccioli di una poltrona col timore persino di respirare troppo forte. Al contrario, pare quasi impossibile trattenersi dal bisogno di muoversi, toccare, esplorare, lasciandosi trasportare da una storia dai risvolti estremi nella quale ognuno ritrova riflesso un pezzo di sé, dove persino i silenzi sembra dicano qualcosa, e quando invece appaiono effettivamente vuoti vengono allora riempiti dagli spettatori, chiamati a fare esperienza della composizione “entrandovi”, in maniera tanto ideale quanto fisica, a farne parte, liberi di percorrere lo spazio occupato dagli oggetti, che acquistano una vita e un significato per ognuno diversi, e inondano la scena di stimoli percettivi e sensoriali unici che conducono ed elevano il pubblico ad un nuovo livello di sensibilità, determinando una forma estetica irripetibile.

 

Giuditta Maselli

13 settembre 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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