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Firenze si racconta cantando: La Congiura, Firenze 1478

 

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Recensione dello spettacolo La congiura, Firenze 1478 in scena all’Opera di Firenze per la stagione estiva 2017 del Maggio Musicale Fiorentino 

“Parlami di Firenze e della Rinascenza” queste parole dell’opera popolare Notre Dame De Paris, sono adattissime per parlare dello spettacolo che è in scena in questi giorni all’Opera di Firenze: La congiura, Firenze 1478.

 

L’Opera Musical è stata composta dal pesarese Riz Ortolani, che ha curato il libretto assieme ad Ugo Chiti. La regia è stata affidata a Sandro Querci, che nello spettacolo interpreta in maniera convincente, uno dei personaggi principali: Francesco de’ Pazzi. 

La trama è liberamente ispirata al famoso fatto storico noto come “la congiura dei Pazzi” in cui la famiglia di banchieri Pazzi, con la complicità del Papa Sisto IV, tentò di uccidere Lorenzo il Magnifico nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore durante la celebrazione della messa pasquale il 26 aprile 1478. La congiura però portò solo al ferimento del Magnifico, mentre perse la vita suo fratello minore, Giuliano de’ Medici. Il regista ci tiene a precisare che il suo intento non è quello di narrarci la storia, ma gli stati d’animo dei protagonisti, tant’è che il fatto in se è esplicitato soltanto nel finale dell’opera proprio perché il regista ha voluto essere: “narratore di sensazioni, sentimenti attraverso la storia”. 

Il cast è composto da cantanti tutti provenienti da importanti musical come Giulietta e Romeo di Riccardo Cocciante e Romeo e Giulietta Ama e cambia il mondo e quindi con una elevata capacità canora: Luca Maggiore (Lorenzo il Magnifico), il già citato regista Sandro Querci (Francesco de’ Pazzi), Luca Giacomelli Ferrarini (Giuliano “Il Principe”), Francesca Colapietro (Fioretta), Silvia Querci (Cencia), Cristian Ruiz (Pico della Mirandola), Fabrizio Checcacci (Frate Arlotto), Gabriele De Guglielmo (Il Poeta Pulci), Marco Paolo Tucci (Jacopo de’ Pazzi), Elena Talenti (Lucrezia) e Serena Carradori (Clara). Peccato che per problemi (presumo tecnici), soprattutto nelle canzoni corali la musica sovrastasse le voci dei cantanti e di conseguenza alcuni testi siano risultati incomprensibili. 

Le coreografie, curate da Fabrizio Angelini, sono eseguite da diciotto bravi ballerini che si cimentano in diversi stili; si va dal moderno del balletto di apertura, che mette in scena il calcio storico a balletti più classici.

All’aprirsi del sipario, ci troviamo davanti l’imponente cupola del Brunelleschi, progettata dal maestro Pier Luigi Pizzi, che domina la scena; è una scenografia essenziale e metonimica: infatti la cupola rappresenta la città di Firenze, che con i suoi intrighi è la vera protagonista dell’opera. A completare la scena, due grandi scalinate mobili spostate a seconda dell’azione. Anche i costumi di Stefano Nicolao e realizzati dall’Atelier Venezia fanno la scenografia: vediamo infatti il tipico abbigliamento della Firenze rinascimentale in un tripudio di colori.

Alla fine della serata è stato riscontrato un buon successo dello spettacolo, anche di Katyna Ranieri, moglie del compositore Riz Ortolani ed unica cantante italiana ad aver cantato alla notte degli Oscar. A quest’ultima durante l’intervallo il professor Ugo Di Tullio, docente di Organizzazione e Legislazione dello Spettacolo Cinematografico dell’Università di Pisa presente alla serata, ha donato il libro Da Cassino a Hollywood di cui è autore, e che verrà presentato martedì 13 giugno alle ore 18 presso la libreria La Feltrinelli di Pisa.

 

Gabriele Isetto

12 giugno 2017