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FIGLIE D’EGITTO ovvero LE SUPPLICI: il mito diventa denuncia

 

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Anteprima dello spettacolo FIGLIE D’EGITTO ovvero LE SUPPLICI in scena il 3 agosto 2017 al Teatro Antico di Segesta e il 5 agosto 2017 al Teatro al Castello di Roccella Jonica

Occuparsi di critica teatrale comporta numerosi privilegi: uno dei più grandi consiste nell’opportunità di accedere al meccanismo di uno spettacolo attraverso la conoscenza diretta e le parole di quegli attori, registi e drammaturghi che vi hanno preso parte. Un altro, che definisco un vero onore perché implica una fiducia e una stima reciproca davvero notevoli, è la possibilità di assistere in prima persona al divenire della messa in scena accettando l’invito alle prove di un debutto assoluto. Mi è capitato con FIGLIE D’EGITTO ovvero LE SUPPLICI: lavoro firmato dalla compagnia bologninicosta, vincitore del premio Cendic-Segesta e che verrà rappresentato per la prima volta al Calatafimi Segesta Festival Dioniasiache 2017 il 3 agosto.

 Sofia Bolognini, nonostante la sua giovane età, ha già raccolto numerosi consensi tanto da ricevere il riconoscimento dalla Regione Lazio come uno tra i 10 più notevoli progetti teatrali under 30: del resto, se la compagnia da lei fondata insieme al compagno Dario Costa ha esordito con l’assalto a un monolite come Shakespeare (ROMEOeGIULIO), la fisiologica conseguenza è misurarsi con la Tragedia Greca, nello specifico Eschilo e Le Supplici. Come lì si era data artisticamente battaglia per le unioni civili e i diritti negati all’omosessualità, qui il mito è evocato per universalizzare e rendere archetipico il dramma dei migranti, denunciare i rischi di una presunta democrazia laica che fa del guadagno il proprio dio e tracciare uno sconfortante ritratto del patriarcato.

È, dunque, non solo legittimo ma fondamentale rifarsi ai più importanti nomi dell’antichità: insufflare in essi aria nuova e parole attualmente potenti è l’unico motivo per ridestarli dal loro meritatissimo riposo sugli allori: il Principe D’Egitto/Sovrano Di Argo diviene ottusa e autoreferenziale rappresentazione del maschio contemporaneo mentre i due cori - Le Supplici e i Cittadini Di Argo – incarnano il desolante scontro tra chi non ha più nulla e chi a quel nulla non vuol rinunciare. Tra loro aleggia Concordia, Corifea ma anche divinità primigenia femminile, il cui potere è deriso, temuto, mutilato, celato o negato ma mai totalmente domato.

Luisa Borini, Cesare D’Arco, Giacomo De Rose, Marcello Gravina, Aurora Di Gioia, Virginia Menendez, Serena Sansoni, Alice Giorgi mettono le rispettive doti attoriali al servizio della visione di Sofia Bolognini e si lasciano guidare dalle musiche di Dario Costa, rispondendo a ogni stimolo o suggerimento con intuizioni e talento: vedo, così, germogliare sotto i miei occhi FIGLIE D’EGITTO ovvero LE SUPPLICI. Accade durante le prove di metà luglio nelle assolatissime stanze del Villino Corsini: dove mi viene in mente un riferimento a Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pasolini e si cita subliminalmente Twin Peaks; mentre si scatta l’immagine chiave di Concordia nella soffocante luminosità dei viali di Villa Doria Pamphilj; quando, a fine giornata, ci si riunisce per scambiarsi impressioni e condividere sensazioni estemporanee su quanto fatto. La summa di tutto ciò andrà in scena il 3 agosto nello straordinario Teatro Antico di Segesta a Trapani. Si replica il 5 agosto, presso il suggestivo Teatro al Castello di Roccella Jonica in Calabria, sperando sia solo l’inizio di questo viaggio nel mito più autentico: quello che parla - ieri come domani - ai giorni nostri. 

 

Cristian Pandolfino

31 luglio 2017