"E' lo spazio interiore, non quello esterno, che dobbiamo esplorare."
("Which Way to Inner Space" , James Ballard, New Worlds, 1962)
In seguito alla proroga, fino al 12 aprile 2015, di Body Worlds ci siamo fatti raccontare dal curatore Fabio Di Gioia la mostra "Il ciclo della Vita".

Com'è iniziata l'esperienza di Body Worlds?
L'esperienza di Body Worlds in Italia è iniziata con la curiosità di chi, facendo il curatore di eventi, gira per il Mondo e cerca di portare da noi quello che non c'è e che potrebbe essere interessante.
Questa mostra, che vidi per la prima volta a Bruxelles, fu per me una rivelazione anche per quel che riguardava (e riguarda) l'interesse del pubblico per il corpo umano; quindi chiesi il perché di tutto questo, mi diedi delle risposte, e dissi che in Italia sarebbe stato molto interessante ed utili cominciare ad interessarsi al corpo e alla salute in modo diverso e non lasciare tutto questo solo ad un'educazione molto scolastica che poi il più delle volte non viene approfondita.
Da Bruxelles ad oggi cosa è cambiato?
E' cambiata non la mostra ma l'atteggiamento nei suo confronti, il modo in cui il pubblico ci si rapporta.
Questa è una mostra che nei suoi primi allestimenti creò scandalo, più che altro in coloro che neanche l'avevano vista e che vollero giudicarla, come spesso accede, senza sapere. Oggi invece si sa che è una mostra estremamente utile e divulgativa.
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