Sabato, 24 Gennaio 2026
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BEATRICE VENEZI: MUSICA, MUSICISTI E SPECCHIETTI PER ALLODOLE

Una riflessione amara sulle nomine, contestate e mancate, del Ministero della Cultura.

 

Non passa giornata senza leggere qualcosa attorno alla questione Venezi.

Pare che per la maggior parte degli intellettuali italiani la direttrice sia diventata il simulacro del Mal Governo.

Francamente la vicenda ci pare molto più complessa e molto più preoccupante di quanto si voglia far apparire.

Premessa necessaria: chi scrive certo non può essere assimilato alle schiere scese in campo a difendere la direttrice.

Prova indiscutibile la recensione di ‘Flauto Magico’ pubblicata da LaPlatea.it nel dicembre 2023 , nella quale si scriveva: ‘Beatrice Venezi sale sul podio proponendo una lettura personale del titolo  mozartiano. I ritmi sono serrati, al punto tale che le parti recitate appaiono come delle pause fin troppo dilatate, che frammentano ed allentano la narrazione musicale. Forse cercare un ritmo sonoro anche nella parola e nel ritmo delle frasi sarebbe stato necessario. Senza pretendere veri recitativi, ma cercando di non far perdere l’attenzione su quelle parti che erano state inserite proprio per rendere più scorrevole la vicenda. Ma quello che soprattutto connota  la direzione è la visione drammatica, quasi notturna, del titolo, che già dalle prime note pare rinunciare alla componente giocosa,  avventurosa, preferendo  mettere in evidenza gli aspetti melanconici, la morale finale che profuma da subito gli accordi, l’inevitabilità degli eventi e la certezza della punizione dei cattivi. Senza avere  il tempo di domandarsi se in tutto questo ci sia lo spazio per un ripensamento, per una domanda  su chi sia realmente in errore, soprattutto se le persone si dividano realmente in tutti buoni e tutti cattivi’.

In definitiva non condividevamo l’ottica, i tempi, la lettura del capolavoro.

Ma riconoscevamo anche : ‘In ogni caso, condivisibile o meno che sia la chiave di lettura, il lavoro fatto dalla direttrice ha una sua organicità, viene apprezzato dal pubblico e comunque stimola il dibattito. Doti importanti e non così comuni’.

Insomma siamo, a nostro parere, davanti ad una musicista che ha una sua  cifra. Che in quel caso non ci siamo sentiti di condividere.

Un artista può piacere, non piacere, esserci indifferente, sembrare settoriale,  affidabile o discontinuo.

Vale per Venezi, ma anche per Muti,  per Oren e per Gatti.

Tutti nomi accumunati, chi prima e chi dopo, da contestazioni da parte degli orchestrali.  Sono eventi ricorrenti, quasi ciclici.

Ma mai si era assistito a simili discese in campo da parte di musicisti, appassionati, abbonati, critici, che con striscioni e cartelli chiedono la cacciata di una direttrice, che peraltro prenderà servizio solo negli ultimi mesi del prossimo anno.

Ma veramente pensiamo che il problema sia lei, o piuttosto bisognerebbe chiedersi che cosa non funziona da lungo tempo nel mondo dell’opera?

Sicuramente la Signora non passa inosservata,  forse non riesce a risultare empatica o a mediare.

Ma tutti sanno che sono caratteristiche frequenti  fra i direttori. Da bambino venni ridotto alle lacrime dall’innegabilmente bravo De Fabritiis, solo perché avevo chiesto l’autografo prima al tenore che a lui. Non penso che Karajan brillasse per disponibilità con nessuno e le registrazioni discografiche testimoniano che l’eloquio di Toscanini era tutt’altro che accomodante con musicisti e cantanti.

Un direttore deve dimostrare quanto vale in sala.

Ma la Venezi non la si vuol neanche fare entrare alla Fenice.

Per risolvere il caso basterebbe farla dirigere, vedere se viene contestata dal pubblico e , se lo merita, protestarla.

Oltretutto ci pare anche che l’errore di metodo nella nomina non dipenda dalla nominata, ma caso mai dal nominante.

Che prima ha dato delle rassicurazioni all’orchestra e poi ha assunto decisioni differenti.

Ma le dimissioni del Sovrintendente della Fenice sono state richieste molto dopo l’inizio della contestazione alla direttrice.

Ci piace ricordare che le guerre preventive sono sempre dannose per tutti.

Senza dire che  questo caso profuma di censura in maniera preoccupante.

Insomma, a noi pare che Beatrice Venezi stia diventando una sorta di parafulmine, per non guardare la realtà.

Qualcuno  pensa che se le bionde chiome della direttrice saliranno sulla pedana di un teatro differente dalla Fenice, tutti i problemi saranno risolti?

Ci sono addetti ai lavori ed appassionati che realmente pensano che le criticità nel mondo dell’opera in Italia siano recenti?

Quanta ingenuità. Se non malafede.

Si tratta di ferite antiche.

Perché le leggi che hanno portato alla chiusura  dei corpi di ballo, alla trasformazione dei teatri in fondazioni, tutte iniziative  con conseguenze deflagranti, portano firme decisamente differenti dall’attuale schieramento di governo.

Pensate veramente che la presenza di un uomo forte al Ministero sia una novità?

 

Gianluca Macovez

11 novembre 2025

Logoteatroterapia

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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