Insieme a settantotto bambini, adolescenti e adulti che hanno partecipato quest’anno ai laboratori di Logoteatroterapia, ho scritto e montato tre differenti spettacoli andati in scena nello scorso giugno. I più piccolini hanno recitato I vestiti nuovi dell’imperatore e altre storie a corte. Bambini più grandi e preadolescenti si sono cimentati con celebre leggenda del ladro che rubava ai ricchi per dare ai poveri, dando vita a Robin Hood e altre storie nel bosco. I ragazzi della scuola secondaria e gli adulti hanno invece realizzato un collage delle più belle storie dell’horror classico. Lavorando su Dracula e Frankenstein, passando dal Dr. Jekyll al Fantasma dell’Opera, senza dimenticare il Fantasma di Canterville e un giovane Sherlock Holmes, i ventisette attori e attrici che costituivano questo gruppo hanno portato in scena Il Fantasma di Canterville e altre storie di paura.
Ma ormai il sipario è chiuso e gli applausi sono un ricordo lontano. Dopo aver parlato tanto dei tre spettacoli e delle emozioni che hanno suscitato, dopo aver rivisto le foto e i video, è ora di rimettersi al lavoro. Con questo caldo, direte voi? Eh sì, anche con temperature non proprio facilitanti, il nostro lavoro va avanti e l’utilizzo di tecniche di Logoteatroterapia per migliorare la produzione linguistica dei nostri bambini e ragazzi non si ferma di certo di fronte al primo ostacolo.
Possiamo però cimentarci in qualcosa di meno dispendioso a livello energetico. È anche vero che l’anno è stato lungo, intenso e forse siamo tutti un poco stanchi. Lavoriamo seduti a tavolino, per una volta tanto. Come? È presto detto. Con le carte di Vittorio (nome di fantasia, come i seguenti).
Vittorio è un giovane affetto da ipoacusia profonda, che gli causa serie difficoltà nella comprensione e produzione del linguaggio verbale. Di contro però il nostro dispone di un eccezionale talento recitativo, che non solo gli fa ottenere sempre grandi applausi durante gli spettacoli, ma che negli anni è diventato il suo principale canale di comunicazione con il mondo che lo circonda. Vittorio ha inoltre una grande disposizione per il disegno. Ed è stato proprio lui, anni fa, a realizzare delle carte su mia richiesta. In esse troviamo personaggi e ruoli, azioni ed emozioni. Quante volte abbiamo giocato insieme con quelle carte, divertendoci a mescolarle e stimolando l’ideazione della battuta (ad esempio) del personaggio cuoco, che compie l’azione di cadere e prova l’emozione della vergogna.
Ma oggi non userò le carte con Vittorio, bensì con quattro bambini che hanno appena terminato la terza e la quarte classe della scuola primaria, tutti affetti da fragilità linguistiche; due di loro anche da difficoltà comportamentali.
I primi due hanno origini straniere, di conseguenza l’italiano non è la loro lingua madre. Questo si unisce alle difficoltà di linguaggio e di apprendimento, rendendo i ragazzini estremamente insicuri sulla scelta delle parole e delle forme verbali da utilizzare. Il risultato sono frasi appena udibili, nelle quali i vocaboli si accavallano, mancano gli articoli e le preposizioni e spesso una parola viene usata al posto di un’altra. In questi due anni di Logoteatroterapia, i due sono migliorati enormemente soprattutto sul versante dell’autostima, il che li rende maggiormente sicuri nel provare a pronunciare la frase, anche se dovesse esservi qualche errore. Ecco quindi Joe che sceglie la carta di un personaggio e prova a immaginare quale battuta direbbe. Ci riesce, è bravo, mi complimento e ne sorride. Andres invece proprio non ce la fa. Sceglie anche lui una carta ma resta bloccato: mettersi nei panni del personaggio disegnato e immaginare cosa questi direbbe è una richiesta troppo grande per lui. Bene, gli dico per non farlo cadere nella spirale negativa dell’insuccesso, alziamoci e recitiamo insieme. Vedrai che sarà tutto più facile.
Innumerevoli studi dimostrano quanto il corpo in movimento e nella relazione con l’altro supporti e stimoli la produzione del linguaggio. E infatti il miracolo accade: muovendosi come “il poliziotto che arresta il ladro”, ecco che le parole sorgono spontanee dalle labbra di Andres. Ora occorre solo fermarsi un momento per stabilizzarle, così che ne sia consapevole e possa riutilizzarle all’occorrenza. Ma anche Joe vuole alzarsi e recitare, è assai più divertente che restare seduti a tavolino solo a ideare battute. E quindi passiamo la porzione restante del nostro tempo insieme a inventare le più disparate situazioni nelle quali improvvisiamo piccole storie dove i vari personaggi devono sforzarsi di dire battute congrue e contestuali.
Poco dopo propongo lo stesso lavoro a Lorenzo e Filippo. Anche loro ammirano le carte e si cimentano immediatamente nella produzione delle battute dei vari personaggi. È ovvio che bambini di origini nostrane, pur se affetti da fragilità, dimostrino meno difficoltà di accesso alla lingua. Quindi alzo il tiro: integro la carta personaggio con la carta emozione affinché la battuta tenga conto di entrambe. Lorenzo riesce agevolmente, Filippo impiega un poco più di tempo a mettersi nei panni del personaggio, a immaginarne l’emozione e ideare la battuta corrispondente. Ma lo diverte, prova e riprova finché il risultato è perfetto.
I minuti scorrono veloci, il tempo a nostra disposizione si esaurisce proprio mentre ci stavamo divertendo di più. I bambini salutano e mettono a posto le carte con grande cura.
Grazie a Vittorio, dico fra me e me. E – fa strano dirlo - grazie anche al caldo, che ci ha costretto a un lavoro più statico, svolto seduti attorno a un tavolo. A volte, per perfezionare la produzione verbale dei nostri piccoli pazienti, serve anche questo.
Cecilia Moreschi
26 luglio 2026