Giovedì, 12 Febbraio 2026
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Takashi Murakami a Lucca: "I cani ci salvano, l’AI no"

Il mangaka presenta Pino, rivisitazione fantascientifica di Pinocchio. "La mia vita è il contrasto tra perdita e ottenimento". E sull'intelligenza artificiale: "Interessante, ma non indispensabile"

Si è presentato in italiano, lingua che studia da pochi mesi ma che già riesce a "parlicchiare un po'". Takashi Murakami, autore di storie capaci di commuovere lettori in tutto il mondo, ha conquistato anche la platea di Lucca Comics & Games con la sua incredibile umanità. Inizialmente teso, il mangaka si è progressivamente sciolto durante la conferenza stampa, mostrando un lato inaspettatamente personale e vulnerabile.

Murakami ha costruito la propria carriera sulla dolcezza narrativa e su un tratto morbido che veicola emozioni profonde. Le sue storie, in cui sono protagonisti quasi sempre degli animali, parlano di solitudine, amicizia, perdita e redenzione con una sensibilità rara nel panorama del fumetto contemporaneo. Durante l'incontro con la stampa, proprio sugli animali si è concentrata buona parte della curiosità dei presenti.

Il rapporto con gli animali: "I cani ci aspettano sempre. E questo ci salva"

La scelta di affidare ruoli da protagonista agli animali, costante nella sua produzione, non è casuale né meramente estetica. «Ho due cani», ha rivelato l'autore, «ed è molto bello per gli esseri umani sapere che c'è sempre qualcuno che ci aspetta. Quando torno a casa sono molto felice di avere i miei cani che mi aspettano. Il ruolo di un animale è proprio quello di regalare felicità al suo padrone, per cui non c'era motivo di precludergli la parte di protagonista». C'è qualcosa di ancor più profondo, quasi catartico, nel rapporto tra uomo e cane che l’autore racconta: «L'amore che si riceve da un cane è davvero senza limiti. Nei momenti difficili della vita di un essere umano, avere un cane rappresenta una salvezza. L'amicizia tra il cane e l'uomo è qualcosa che va oltre, che salva l'essere umano».

Per Il cane che osserva le stelle, uno dei suoi lavori più celebrati, Murakami ha attinto dalla propria esperienza personale, «immaginando il modo di vedere il mondo da parte del cane». Le sue storie, spiega, «si caratterizzano sempre per un mix di esperienza e osservazione». Non teoria astratta, ma vita vissuta e poi trasfigurata attraverso lo sguardo degli animali.

Non manca l'autoironia quando l'autore riflette sul rapporto con i suoi cani: «L'evoluzione umana è stata influenzata dalla presenza del cane al fianco dell'essere umano. Fin dalla preistoria è stato classificato come il compagno per eccellenza dell'uomo, perché ne tira fuori le caratteristiche migliori. Eppure, anche se ho due cani, ancora non ho subìto particolari miglioramenti». La sala ride, c'è tenerezza in quella battuta più che cinismo.

Quando Pinocchio incontra la fantascienza

A Lucca Comics & Games, Murakami ha presentato l’ultima opera pubblicata dall’editore italiano J-Pop: Pino, rivisitazione fantascientifica del Pinocchio di Collodi. «Ho voluto rifarmi alla storia del burattino di legno che voleva diventare un bambino vero, ma raccontandola in chiave attuale. Per questo ho pensato a un androide, una creazione che non è poi tanto lontana da noi». La storia è ambientata in un prossimo futuro, perché Murakami «voleva che fosse fantascientifica». E come nel romanzo di Collodi, anche Pino è immerso in atmosfere cupe: «Non immagino il futuro dell'umanità come allegro o luminoso. Sarà pieno di ombre». Differenza fondamentale tra il Pinocchio originale e il suo Pino è che «Il Pinocchio di Collodi parte da uno stato di povertà e da una vita difficile, impara e riesce a diventare un essere umano. Il mio Pino, invece, è una creazione dell'uomo di alta qualità, con grandi conoscenze. Fa un percorso opposto rispetto a quello di Pinocchio, ma arriva allo stesso risultato: diventare un essere umano». È la parabola dell'umanità vista da due prospettive simmetriche: chi parte dal nulla e deve conquistare l'umanità attraverso l'apprendimento morale, e chi parte dalla perfezione tecnologica e deve scoprire cosa significhi davvero essere fragili, imperfetti, vivi.

"La mia vita è il contrasto tra perdita e ottenimento"

In un momento di rara apertura personale, Murakami ha condiviso un frammento della propria vita: «La mia infanzia non è stata semplice. È possibile che lo scopo della mia vita sia guidato dal contrasto tra la perdita e l'ottenimento di qualcosa. Sono partito da zero e, durante la mia vita, sono riuscito a maturare, a trovare degli amici. Mi sono sposato, ho avuto un figlio. Quindi sento che la mia esistenza è caratterizzata proprio dal partire dal non avere nulla per poi finire con l'ottenere più di quanto ci si aspetti». È impossibile non leggere, in questa confessione, la chiave interpretativa di tutta la sua opera: personaggi soli che trovano compagnia, creature abbandonate che scoprono l'amore, vite spezzate che si ricompongono. Attraverso i suoi fumetti, Murakami condivide un po’ di sé con i lettori trasfigurando la sua esperienza in cani, gatti, androidi. Perché forse è più facile raccontare la propria fragilità quando la si traveste da favola.

L'AI? Per Murakami è "interessante, ma non indispensabile"

Inevitabile, in tempi di intelligenza artificiale generativa, chiedere a un maestro del disegno cosa pensi di queste nuove tecnologie. Murakami ha risposto con l'onestà di chi ha provato davvero a giocare con l’I.A., senza pregiudizi e senza illusioni. «Ho provato a usare ChatGPT per aiutarmi a creare una storia. Ho immesso delle parole chiave e istruito GPT affinché inventasse un racconto. Quando mi ha restituito il risultato era interessante ed ero emozionato nel leggere una storia creato dall'AI. Anche se non coincideva esattamente con l'idea che avevo in mente».

La sua posizione è netta ma non ideologica: «Sicuramente l'AI è utile per qualcuno, ma non la trovo indispensabile o necessaria. Se in futuro ci saranno delle AI cui sarà possibile inculcare il modo di pensare di un essere umano, allora si creeranno dei conflitti». L'intelligenza artificiale può imitare la forma, ma difficilmente potrà replicare quella mescolanza di esperienza vissuta, dolore elaborato e sguardo sul mondo che fa di un disegno un'opera d'arte.

Autodidatta per scelta e necessità

C'è un dettaglio biografico che spiega molto della poetica di Murakami: «Non ho frequentato l'università né ho mai lavorato come assistente di un mangaka. Posso ben dire di essere diventato un professionista del manga da solo». Nessuna scuola, nessun maestro diretto, nessun apprendistato nei grandi studi di sensei affermati. Solo sensibilità personale e tenacia. «Non utilizzo un metodo particolare nella creazione dei miei disegni. Seguo sempre la mia sensibilità e il mio senso artistico, e mi fermo a riflettere sempre se il mio disegno è adatto a rappresentare una determinata emozione o un determinato pensiero». Non ci sono ricette, quindi, né trucchi, ma solo una domanda costante: «Questo segno rappresenta davvero quello che sento?».

Un mangaka che parla al cuore (anche in italiano)

Quando la conferenza si avvia alla conclusione, Murakami ringrazia tutti in italiano con un sorriso timido. Quella lingua che sta imparando, quelle parole ancora incerte, sono l'ennesima dimostrazione di quanto questo autore sia disposto a mettersi in gioco, a uscire dalla propria comfort zone, a rischiare la figuraccia pur di comunicare direttamente con chi ama le sue storie. E forse è proprio questo il suo segreto: non ha paura di essere vulnerabile. Proprio i suoi personaggi ci ricordano che la fragilità non è una debolezza, ma una condizione che ci rende vivi.

 

Diana Della Mura

Ph. Eugenio Magliocco

2 novembre 2025

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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