Martedì, 09 Giugno 2026
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Recensione di Isla Neruda in scena il 16 e il 17 maggio 2015 al Teatro Due all'interno del DOIT Festival

                                            "Queste memorie, o ricordi, sono discontinue e a tratti si smarriscono perché così

                                                   appunto è la vita... La mia vita è una vita fatta di tutte le vite: le vite del poeta"

                                                   (Pablo Neruda, nota introduttiva di Confesso che ho vissuto , 1974 [postumo] )

 

Isla Neruda è un viaggio (particolare) che, stando seduti in platea, ci trasporta negli infiniti altrove di un unico altrove.

 E' un percorrere la vita e le suggestioni di un grande poeta e uomo del suo tempo: Pablo Neruda. Un pellegrinaggio attraverso versi, ricordi, frammenti, impression, suggestioni... Un vagabondaggio emotivo e corporale alla scoperta dell'uomo e del poeta, un vagabondaggio nell'animo di un uomo alla ricerca del senso di una vita e della vita.

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Recensione de Il secondo figlio di dio in scena al Teatro Tor Bella Monaca il 16 e il 17 maggio 2015

Conosciuto dal grande pubblico italiano nelle veci di cantautore; premiato nel 2007 al festival di San Remo; capelli scuri, riccioli folti, occhiali da vista…

Avete capito di chi sto parlando?

Ebbene sì, è proprio Simone Cristicchi, autore dei tormentoni Vorrei cantare come Biagio e Ti regalerò una rosa, che si è esibito al teatro Tor Bella Monaca con l’anteprima (ancora in bozza) de Il secondo figlio di Dio.

E se vi dicessi che il Cristicchi ha calcato il palcoscenico in versione cantastorie e che ha anche riscosso un certo successo?

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Recensire Rezza, Antonio Rezza, è cosa ardua e va ammesso sin da subito. Come recensire, d'altronde, chi con l'arma del linguaggio, più che con quella della pura linguaI, chiamando in causa Saussure, si appropria magistralmente di palco, scena, pubblico e teatro tutto? Con quali armi descrittive, ipotattiche e paratattiche descrivere e incastrare su carta lui che, incastrato e disincastrandosi dalla magnifica scenografia di teli e quadri di stoffa, preparata a puntino, come sempre, dalla sodale Flavia Mastrella, dinoccolato e armonioso nel suo stesso schizzare da un lato all'altro del palco, sfugge, appare, scompare e riappare sotto, sopra, a destra e dietro la trama stessa? La trama, già. La trama è Rezza stesso, come il titolo del suo spettacolo, opera del 1998 e riproposta il giorno 16 Maggio presso il teatro Comunale J.P. Velly di Formello, cita apertamente e senza nascondere nulla: semplicemente Io.

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Polonia, 1981, in pieno regime sovietico ma con lo sfondo l'avvento, lo sviluppo e l'irruente forza socio-culturale del fenomeno Solidarność, Zbigniew, Pavel e Vitek, in trasferta a Londra, in meno di un mese devono ristrutturare l'appartamento del signor Molarek: un funzionario, o meglio, un burocrate intrallazzatore del Ministero dell'Industria di Varsavia. I tre viaggiano con documenti falsi e senza permesso di soggiorno. Nonostante l'alto rischio, accettano sapendo che la loro ricompensa al rientro sarà una bella casa e il tanto desiderato orologio di marca. Insomma, una storia, una trama semplice come molte e d'altronde questo è quanto lo spettatore sa: tre operai che, per soldi e per evadere anche solo per un attimo, dalla loro monotona e grigia vita di fabbrica, si allontano dalle vicende che segneranno un importante e profondo pezzo di storia della Polonia, forse illudendosi un po' di poter scappare dalla realtà. 

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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