Giovedì, 21 Febbraio 2019
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Teatro Trastevere: La libertà conquistata dalle parolacce sottovoce

Recensione dello spettacolo Parolacce Sottovoce, andato in scena dal 28 al 29 gennaio 2019

 

La libertà si conquista urlando. Lì dove la voce diviene uno strumento che rivendica la libertà e che non ferisce ma rigenera l’anima, grazie alla potenza delle parole.

Lo spettacolo ci introduce all’interno di una famiglia mussulmana, dove la giovane Mariem si trova a fronteggiare le difficoltà dell’età adolescenziali, dove la protagonista oltre a dover superare i propri limiti e le proprie crisi, è costretta a rapportarsi con gli aspetti tradizionali della sua cultura, rappresentati dalla sua famiglia. In questa delicata dinamica, la vita di Mariem assume un ritmo all’insegna della paura e della scoperta. Grazie alle nuove amicizie scolastiche, in particolare quella che avviene con l’amica Eva, la protagonista giunge ad una maturità interiore capace di farle distinguere ciò che è giusto per se stessa da quello che è giusto o legge per gli altri. Nel confrontarsi e nell’affrontare le formalità della tradizione e le illusioni del contesto in cui ora si è inserita, Mariem trae la verità; per avere una libera consapevolezza di come voler condurre la propria vita.

Yasmine Bouabid dirige Simona Vazzoler, Mauro Tiberi, Benedetta Cassio ed Ethel Fanti Ciupi, la regista è brava a far notare l’evolversi di particolare dinamiche emotive. In particolare come la rabbia o il pregiudizio coltivano il senso della paura. Un'altra importante scelta di regia è quella di scegliere il valore del coraggio e attribuirgli una funzione di cura. Questo nella drammaturgia crea dei risvolti necessari all’andamento della storia ed evidenzia come il concetto di volontà possa condurre a cambiamenti che sono nutriti da una coerenza interiore, sviluppata dall’interiorità del personaggio protagonista. Il cammino di Mariem all’interno della storia vuole dirigersi verso una propria esistenza migliore. Eleonora Muzzi, attrice interprete del personaggio protagonista dello spettacolo, è audace nel ripercorrere le problematiche di un’adolescente di origine mussulmane, ed è in grado di far rivivere i diversi conflitti esistenziali, dettati dalle diversità culturali e personali che riguardano il personaggio nel rapportarsi al suo presente. Questo problema si evidenzia soprattutto quando Mariem si confronta con i principi tradizionalisti che la sua religione gli impone e viene affrontato in un lavoro teatrale che abbatte le pareti del pregiudizio. La fatica di Mariem è immensa, ma la sua caparbietà nel non arrendersi, nell’affrontare gli altri e se stessa crea lo stesso effetto di quando avvengono abbattute pareti di vetro contenete acqua fino all’orlo. I colpi che da Mariem sembrano essere lenti e pochi a prima vista, ma una volta distrutti saranno capaci di creare un piccolo maremoto che coinvolgerà la realtà che la circonda e le permetteranno di cavalcare l’onda del suo destino. 

Anche il particolare rapporto che il personaggio nutre nei confronti di suo padre, personaggio interpretato da Mauro Tiberi, è vetrina di quello che è lo spirito rivoluzionario della protagonista. Inoltre questo rapporto è capace anche d’inquadrare la fragilità di una generazione più vecchia e dai fondamenti tradizionalisti, che in realtà si nasconde dietro una rigidità poco costruttiva. Quelle che risultano essere imposizioni da parte del padre nei confronti di sua figlia, alla fine saranno semplicemente  tentativi di protezione e carichi di responsabilità che solitamente si trascina dietro chi è costretto a rappresentare la colonna portante del nucleo familiare. In questo senso lo spettacolo crea anche una proiezione in cui in un prospettiva di futuro l’equilibrio familiare possa essere rappresentato dall’intero nucleo, così che  l’importanza del termine famiglia assuma davvero un significato collettivo. 

Mentre il rapporto che assume  il senso di filo conduttore sia per la storia in generale che per quella personale di Mariem è quello creato tra la protagonista ed Eva, che diventerà l’amica alla quale maggiormente si legherà. A dare identità ad Eva è l’attrice  Benedetta Cassio. Il suo ruolo all’interno dello spettacolo rivela e rileva come la contraddizione e la ribellione al sistema abbracci l’aspetto esistenziale, che in generale coinvolge l’individuo nel momento in cui è in condizione di dover conquistare la propria libertà, esprimendola  attraverso il bisogno di amore e il volere di amare.

Nell’evoluzione di queste processi drammaturgici si attua una contestualizzazione che vuole mettere in risalto come ogni diversità di tipo etnico, culturale e sessuale converga in un abbattimento di schemi determinati dal reale confronto che in primo luogo ognuno attua con se stesso. E partendo da questo di conseguenza si giunge ad una consapevolezza,capace di mettere in discussione ogni pregiudizio su cui si fondono identità e valori incapaci di rendere l’uomo libero da schemi convenzionali e da poteri fittizi.   

 

Emiliano De Magistris

4 febbraio 2019   

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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