Mercoledì, 26 Giugno 2019
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Lo stronzo: nella mente dell’analfabeta emotivo

Recensione dello spettacolo Lo stronzo di e con Andrea Lupo andato in scena il 6 aprile 2019 al teatro Spazio Diamante


“Intenso”. “Un colpo allo stomaco”. “Forte”. Questi alcuni dei commenti del pubblico femminile alla fine di uno spettacolo che ha saputo toccare e commuovere profondamente.

Vincitore del Premio To-Fringe Festival 2018, semifinalista al Premio In Box blu 2018.
Andrea Lupo si è confrontato con un tema difficile come quello della violenza sulle donne sviscerandone le varie declinazioni attraverso la storia di un personaggio che è allo stesso tempo uno e centomila!

La sera del loro decimo anniversario di matrimonio, Luca e Lilli hanno una discussione a seguito della quale la donna si barrica dietro ad una porta decisa a non uscirne più. A nulla varranno le preghiere e le imprecazioni dell’uomo.
La porta, allo stesso tempo simbolo e unico elemento di allestimento, si illuminerà a momenti alterni con diversi flash-back che ci permetteranno di sbirciare nella vita e nell’animo del protagonista.

I pranzi domenicali durante i quali il nonno istruiva i nipoti e umiliava furiosamente la nonna tra l’indifferenza generale. Il divorzio di due genitori apparentemente felici. Un padre percepito come debole e una madre che riprende il controllo della propria vita troppo tardi escludendone i figli. Un fratello bohémien e libertino che ha rinunciato all’idea di famiglia.
Poi il suo incontro con Lilli, la donna perfetta, la rivalsa sulla vita.

Il tempo del racconto è quello di una sera ma è anche quello di tre generazioni a confronto. Dietro quella porta chiusa non c’è solo Lilli, ci sono anni di incomprensioni e incomunicabilità in una famiglia patriarcale che ha lasciato solo un bambino, e poi un ragazzo, a darsi spiegazioni edificanti riguardo a rapporti umani disfunzionali, incomprensibili per lui. Ed ecco che prende forma nella mente di Luca il sogno di una famiglia felice il cui pilastro è un uomo che è tanto più uomo quanto più esercita il suo potere su una donna trofeo.
E poi gli stereotipi sulle donne, le frasette ammiccanti, la discriminazione sul lavoro in una società che dà valore alla donna solo in quanto progenitrice o oggetto sessuale.
Il testo, solo all’apparenza semplice, nasconde un lavoro di cesello. Molti tra il pubblico possono riconoscere scene di vita quotidiana che hanno attraversato generazioni da nord a sud.

Frasi, espressioni, modi di fare che sono ormai di appannaggio comune, e che ripetute tutte insieme nel ritmo serrato del monologo rendono l’idea del fardello che negli anni può portare una donna a chiudersi nel silenzio.

“Cosa vuol dire essere uomo?” si chiede Luca all’apice della disperazione che lo porterà all’irreparabile.

Proprio come le donne, anche gli uomini sono legati a stereotipi di virilità e prestigio sociale, schiavi inconsapevoli di un meccanismo perverso che li porta alla disperazione e quindi, all’annientamento della donna colpevole di defraudarli quando rivendica la propria identità. Essere uomini significa smascherare questo meccanismo, capirne gli ingranaggi e aprire la porta di una gabbia culturale fatta di analfabetismo emotivo. In questo senso sembrano profetiche le parole di Betty Friedan in La mistica della femminilità (1963-1997):

“Con l’inizio del nuovo secolo spetterà agli uomini trovare un modo diverso di vedere se stessi e la società. (…) Ma non si può andare avanti come se la questione toccasse solo le donne. C’è una nuova urgenza che riguarda il cambiamento della condizione degli uomini che finirà per pesare sulle donne se questi non riusciranno a trovare una via d’uscita.”
Lo spettacolo di Andrea Lupo risponde a questa urgenza e nel farlo adotta un’interpretazione intensa che non ci risparmia tutta la carica aggressiva di cui è capace un uomo in crisi. In particolare, il tono con cui il nome di Lilli viene più volte urlato dal protagonista sembra richiamare le grida finali di Stanley (Marlon Brando) in Un Tram che si chiama desiderio “Stella! Hey Stella!”, riportandoci dritti agli anni ’50 lì dove il gioco di ruoli tra uomo e donna ha cominciato ad incrinarsi sotto una superficie edulcorata.

La dedica finale dello spettacolo, nella forma di una scarpetta rossa posata in scena, è a tutte le donne vittime di violenza.
Un profondo Grazie ad Andrea Lupo per l’attenzione e la passione trasfuse nel testo e nell’interpretazione di questo spettacolo lungimirante che sottopone riflessioni importanti per la presa di consapevolezza degli uomini e delle donne.



Anna Valentina Pappacena

10 aprile 2019

 

informazioni


LO STRONZO
selezionato come semifinalista a In-Box blu 2018
di e con Andrea Lupo
produzione Teatro delle Temperie
aiuto regia Giovanni Cordì
elementi di scena Matteo Soltanto realizzati nel laboratorio E.R.T.
suoni e musiche originali D.A.A.D.
foto di scena Roberto Cerè

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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