Domenica, 20 Ottobre 2019
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Teatro India: la rinascita di Petra Von Kant

Recensione dello spettacolo Le lacrime amare di Petra Von Kant in scena al teatro India il 5 e il 6 ottobre 2019

 

Le lacrime amare di Petra Von Kant racconta la quotidianità di una stilista di successo la cui esistenza viene improvvisamente sconvolta dall’arrivo di una giovane ragazza di estrazione popolare, che con la sua conturbante bellezza le sconvolge l’esistenza.

Una storia di possesso e dipendenze, un delicato equilibrio fra schiave e padrone che solletica la fantasia del pubblico.

Il punto di partenza è il testo scritto da Rainer Fassbinder nel 1971, una tragedia di cinque atti che il regista Federico Gagliardi decide di inscenare nella versione cinematografica conservandone il tragico finale.

Le tre attrici protagoniste creano un triangolo di seduzione, in cui lo spettatore si inserisce come uno sfacciato voyeur, che non può che lasciarsi sedurre dalla voce soffice di Karim, interpretata da Elisa Novembrini, che volteggia in scena, trasformandosi da uccellino caduto troppo presto dal nido a predatrice spietata non appena viene accolta in casa Von Kant.

particolarmente affascinante risulta il personaggio di Marlene, personaggio muto, come nel film di Fassbinder, comunica solo attraverso lo sguardo tagliente e glaciale di Jessica Cortini, come quello della star del cinema muto Louise Brooks.

La protagonista Flaminia Cuzzoli riesce nell’arduo compito di distaccarsi dall’interpretazione indimenticabile dell’attrice tedesca Margit Karstersen e dà alla sua Petra una nuova identità, piena di tutte le idiosincrasie della donna moderna: incapace di accettare le convenzioni della società, ma sempre vestita di tutta l’eleganza che il personaggio richiede. Sembra fluttuare sopra i tacchi vertiginosi che indossa, come se fosse nata con le scarpe già ai piedi.

La scenografia rispetta a pieno il carattere di Kammerspiele, una scena da camera a cui sembra di assistere spiando dalla serratura di casa Von Kant. Un grande palazzo vuoto al cui interno Petra vive come la regina cattiva delle fiabe che si ritrova a vagare da sola per i lunghi corridoi del suo castello di ghiaccio. La scena è dominata quasi sempre da neon freddi e penetranti, che lasciano solo qualche volta il posto al rosso o al blu nei momenti più introspettivi della narrazione.

Elemento comune dell’abbigliamento delle protagoniste sono un paio di scarpe dal tacco vertiginoso d’argento riflettente, che accecano a contatto con la luce, e sopra le quali le attrici si muovono cadenzando ogni passo, riflettendo l’importanza e l’inesorabilità di ogni loro azione ai fini del meccanismo dello spettacolo.

La storia di Petra von Kant è una lezione di sopravvivenza sentimentale, che passa per una lenta e amara maturazione delle protagoniste. Attraverso la mano da artigiano del regista le attrici diventano tre bellissime bambole di porcellana prossime ad incrinarsi da un momento all’altro e terribilmente inquietanti se guardate sotto la luce sbagliata.

 

Mila Di Giulio

7 Ottobre 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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