Lunedì, 27 Giugno 2022
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La Bohème di Puccini secondo Giancarlo Nicoletti: Quando l’Opera incontra il pop

Recensione dello spettacolo La Bohème, di Giacomo Puccini in scena al Teatro Vittoria dal 4 al 16 gennaio 2022

 

Operazione culturale di valore rappresentare la Bohème di Puccini in un teatro di prosa, progetto della Produzione Altra Scena e Goldenart Production con il sostegno del Ministero della Cultura. Stupisce che sia l’opera ad andare dallo spettatore e non viceversa, una festa pop che celebra la tradizione italiana con gli entusiasmi, i desideri, gli amori e le delusioni del gruppo di bohémiens più famosi nel mondo dell’opera, dove si rinnovano le forme dello spettacolo coinvolgendo un nuovo pubblico. Il talentuoso regista Giancarlo Nicoletti porta in scena i quattro quadri con le giovani voci di vari Conservatori, grazie all’ottimo adattamento musicale di Amelia Felle che alterna i due cast di protagonisti, pienamente fedele alla drammaturgia musicale pucciniana, senza tagli e senza compromessi. I cantanti sono giovani, belli, cosmopoliti, hanno forte il senso della scena e, mentre cantano e ballano, disegnano bozzetti colorati con una velocità e un ritmo che appartiene al cinema. 

Rodolfo, Alessandro Fiocchetti, ha dalla sua la solare radiosità del timbro, una simpatia contagiosa e accattivante ma – al tempo stesso – una maturità d’interprete che s’impone negli ultimi due quadri. La nitidezza della dizione è il sale di un primo quadro scoppiettante, vivace, fino al luminoso do della «speranza». Il soprano Flavia Colagioia, la dolce Mimì, ha una voce brillante e delicata al tempo stesso, minuta e perfetta nell’interpretazione della fanciulla malata di tisi, e spostandosi ora sul tavolo, ora sull’atrio, ora a terra, riesce ad ingrandire lo spazio grazie al movimento. Questi cantanti-attori sono bravi a ricreare la giocosità della soffitta parigina e il clima di goliardia di una metropoli spensierata, per arrivare al dramma che si consumerà inesorabilmente. Bravo Vladimir Jindra, nel ruolo di Marcello a dialogare con Musetta, come Vittorio Ferlan Dellorco, Ivan Caminiti e Martin Kurek in quelli dei divertenti Schaunard, Colline e Benoit. Il soprano che interpreta Musetta appunto, Giorgia Costantino, disegna un personaggio sfrontato, candidamente fiera del suo potere di attrazione su tutti gli uomini, ma per fortuna privo di mossette caricaturali dando vita ad un accattivante “Quando me n’ vo”. Il tema del freddo percorre tutta l’opera e agisce da elemento unificatore fra i quattro quadri: i primi due si svolgono alla vigilia di Natale, nel terzo quadro nevica addirittura, e nell’ultimo Mimì ha le mani gelide, come del resto anche nel primo atto di Che gelida manina. Il freddo inverno che imperversa sulla storia in contrasto con il sentimento della romantica fanciulla che sogna una primavera. 

La scenografia di Alessandro Chiti ha un ruolo determinante nella riuscita dello spettacolo: delimita spazi e aperture, tramite l’uso di pannelli dai colori vivaci, scritte al neon, realizza animazioni video ˗ bello l’espediente del libretto riprodotto nella parte alta della scena ˗ ampliando la possibilità di sviluppare un racconto visionario in cui gli ambienti si trasformano emotivamente, dilatandosi o rimpicciolendosi a tempo di musica, e che accompagna trovate stravaganti, come la guerra di spade con le baguettes. Merita menzione Vincenzo Napolitano che ha realizzato costumi perfetti, sfrontati e divertenti e il suggestivo disegno di luci di Daniele Manenti. 

Il pianista Umberto Cipolla è superbo nel sostituire anche le parti orchestrali e alcune parti del coro, creando un’atmosfera poeticamente sospesa utile ad esaltare gli scampoli di scrittura ottocentesca dell’opera, a cominciare dalle sortite di Rodolfo, Mimì e Musetta. Il tutto secondo un approccio semplice e coinvolgente, il canticchiare a bassa voce del pianista che proietta nel futuro l’eleganza della tradizione, e facendo leva anche sulla formula del “concerto-spettacolo teatrale”, così da sfatare i falsi miti che accompagnano la musica classica nella percezione comune.

Il Lento triste di «Mimì è tanto malata» è tragica premonizione della fine. Solo allora ci si rende conto che tutta la Bohème è là, in quegli attimi pietosamente sottratti allo scorrere ineluttabile del tempo, nella passione commovente che, l’espace d’un matin, incendia la «breve gioventù».

Si può creare nuovo pubblico per l’Opera lirica con queste operazioni? Decisamente sì. Di sicuro, ripensare le forme dello spettacolo non può che portare benefici per la collettività che così riconosce e apprezza un prodotto culturale della tradizione italiana. La messa in scena diventa momento di condivisione culturale e di intrattenimento intelligente, ben lontano da quella idea (sbagliata) di opera come evento inaccessibile, o solo mondano. 

Il pubblico è tutta la città, una ripartenza insieme nel nome della cultura.

 

Alessandra Perrone Fodaro

8 gennaio 2022

 

Informazioni

La Bohème di Giacomo Puccini

Opera in quattro quadri 

Regia di Giancarlo Nicoletti

Direzione musicale: Amelia Felle  

Mimì: Flavia Colagioia / Silvia Susan Rosato Franchini 

Rodolfo: Alessandro Fiocchetti / Joseph Dahdah

Musetta: Giorgia Costantino/Annamaria Borelli

Marcello: Vladimir Jindra / Matteo Torcasio

Colline: Ivan Caminiti 

Schaunard: Vittorio Ferlan Dellorco 

Benoit: Martin Kurek

Pianista: Umberto Cipolla / Victoria Merkulyeva 

Scene: Alessandro Chiti. Costumi: Vincenzo Napolitano. Disegno luci: Daniele Manenti

Produzione Altra Scena e Goldenart Production con il sostegno di Ministero della Cultura

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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