Recensione di ‘Aggiungi un posto a tavola’ al teatro di Udine, attualmente in tournée
La più amata delle commedie musicali di Garinei e Giovannini compie mezzo secolo e lo festeggia con una lunga tournèe che dopo Trieste tocca Udine.
Cinquant’anni e non sentirli: strabiliante ancora oggi, per bellezza, funzionalità, garbo e modernità l’impianto scenico, firmato, come i costumi, da Giulio Coltellacci, artista troppo poco ricordato, capace di invenzioni sceniche brillanti, ricche di rimandi e riferimenti, sempre attenti e garbati.
In un tempo di allestimenti che violentano libretti, spartiti e gusto degli spettatori, è un regalo, per gli occhi e per la mente, vedere una macchina scenica perfetta, che affonda le radici nel teatro shakespeariano , brilla della simmetria barocca del bosco, gioca con i praticabili come si faceva nel Secondo Ottocento ma al tempo stesso è originale e fresca, nonostante i dieci lustri.
Altrettanto smaglianti le coreografie di quel fuoriclasse che è stato Gino Landi, riprese da Cristina Arrò.
Ancor oggi infallibile per idee, tempi, ritmi e potenza narrativa la regia di Pietro Garinei e Sandro Giovannini , riletta con garbo, rispetto, misura ed intelligenza da Marco Simeoli.
Un lavoro sempre attuale, ma che non rinnega nulla delle sua storia gloriosa a partire dalla delicatissima scelta di portare in scena la voce di Dio di Enzo Garinei, registrata qualche mese prima della morte dell’attore, omaggio ad un modo elegante ma mai compassato di fare la commedia musicale all’italiana, tipologia differente dal musical americano, nel quale la componente melodica ha un peso prevalente sulla narrazione e dall’operetta, di cui è certamente figlia e che sarà presto protagonista al ‘Giovanni da Udine’ con ‘Vedova Allegra’ e ‘La Bajadera’.
Attualissimo il testo di Jaja Fiastri e suggestive le sempre coinvolgenti musiche di Armando Trovajoli, molto ben dirette, nelle basi registrate alle volte un po’ troppo alte, da Maurizio Abeni e cantate dal vivo da tutti gli interpreti.
In tanta bravura rimaneva tangibile il rischio che tutto si risolvesse in una operazione più celebrativa che spettacolare, più ‘archeologica’ che autentica.
Saggio, in questo senso, puntare ad un cast dalla grande personalità, che rendesse omaggio senza essere pedissequo, che sapesse rinnovare senza cambiare radicalmente, che riuscisse a dare una ragione per andare a rivedere uno spettacolo di cui esiste amplissima documentazione.
Ci sono grandi interpreti, ma quello che emerge prima di tutto è il valore del gruppo, la capacità di interagire, il buon gioco di tempi e ritmi, che dimostra un affiatamento ed una passione che premiano il lavoro di tutti.
Marco Simeoli, come regista, è intervenuto sul testo, limando qualche passaggio, accorciandolo di una decina di minuti ed ha saputo valorizzare le potenzialità di tutti gli interpreti. Anche le sue, visto che veste i panni del Sindaco Crispino, dando prova di sicura esperienza, comunicativa brillante e mimica divertente. In qualche passaggio forse forza il bozzettismo, ma non è difetto interpretativo, ma chiara richiesta del libretto, che sbeffeggia i potenti, spesso incoerenti e voltagabbana.
Anna Di Matteo è Clementina, la fanciulla che si innamora di Don Silvestro. Figura tutt’altro che secondaria, interpretata nella prima edizione da una pirotecnica Daniela Goggi, deve riuscire a essere credibile sia nell’ ardore che nella purezza dell’innamoramento giovanile, imprevisto e complesso.
Riesce a farlo grazie ad una voce dall’ampia estensione ed il colore puro.
La recitazione è credibile , spigliata. La figura che ne è esce è godibile, fresca, di immediata lettura, importante senza essere mai prevaricante, ritaglia con intelligenza un suo spazio all’interno della vicenda, senza cadere nella trappola della forzatura per apparire più del dovuto.
Francesco Zaccaro, è uno spassoso Toto. Molto sicuro nei tempi e nella misura, tratteggia un personaggio divertente, garbato, che , nonostante il ruolo fondamentalmente caricaturale, non supera mai il limite per un facile applauso e che regala a questo uomo semplice e naif lo spessore che merita. Interessante l’estensione vocale, soprattutto nei momenti in cui può uscire dalla caratterizzazione.
Alessandro Di Giulio è uno dei paesani, ma anche un godibile Cardinale, che regala il sorriso senza perdere l’occasione di lanciare garbatamente spunti per una riflessione profonda.
Francesca Nunzi è una spassosa Ortensia, dagli appropriati tempi comici e spassosa nell’espressività.
Bravi tutti gli altri interpreti: Chiara Albi, Simone Baieri, Vincenza Brini, Nico Buratta, Giuditta Cosentino, Kevin Peci, Anna Di Matteo, Eleonora Peluso, Annamaria Russo, Rocco Stifani, Ylenia Tocco , che hanno regalato interessanti momenti personali, ma anche collaudate scene d’insieme, con momenti di suggestione pittorica, grazie alle luci di Emanuele Agliati.
Arriviamo quindi ai due ‘nomi di cartellone’: Giovanni Scifoni e Lorella Cuccarini.
Entrambi chiamati a confronti che avrebbero fatto tremare i polsi a chiunque: per lui Johnny Dorelli , Giulio Scarpati, fino al passaggio di testimone fra padre e figlio con Gianluca Guidi; per lei miti del palcoscenico come Bice Valori ed Alida Chelli e professioniste solidissime come Chiara Noschese, Marisa Laurito e Lorenza Mario.
Una battaglia vinta alla grande da entrambi, prima di tutto a colpi di intelligenza ed umiltà. Entrambi doti né scontate, né comuni.
Scifoni si dimostra interprete godibile, preparatissimo, sensibile e generoso.
Attento alla parola, riesce a dare il giusto peso ai momenti musicali, nei quali mostra una voce dal colore interessante, una appropriata impostazione tecnica ed una brillante espressività.
Non gli è chiesto di essere un virtuoso del pentagramma, ma di essere credibile anche quando canta e lo fa bene, senza andare mai sopra le righe , evitando con intelligenza la rincorsa al facile applauso, cesellando un Don Silvestro che certamente sarebbe stato approvato con convinzione dai severi Garinei e Giovannini.
Lorella Cuccarini aggiunge un nuovo successo alla sua galleria di personaggi. Si muove con leggerezza e grandissima bravura, regalando a questa prostituta surreale uno spessore umano tangibile. Non è mai una semplice caricatura, neanche quando è volutamente sopra le righe.
La show girl si dimostra interprete attenta, umile, che pone la sua lunga carriera a servizio del successo del gruppo e non ha paura di lasciare spazio ai suoi colleghi.
Carismatica e sicura entusiasma la platea fin dall’entrata e conferma appieno le aspettative della platea.
Alla fine, gli applausi che hanno costellato tutto lo spettacolo si trasformano in vere ovazioni, con cori di bravi- bravi, standing ovation ed acclamazioni reiterate per tutti.
Probabilmente il festeggiamento sarebbe durato anche di più se gli attori non avessero ricordato al pubblico che dopo poche ore li aspettava una seconda replica: sei ore sul palcoscenico, cantando e ballando, a dimostrazione di una grande professionalità ma ancor di più di una autentica passione.
Una serata riuscita, premiata da una serie di sold aut per gli spettacoli previsti, che premia il teatro udinese e che dimostra che la strada della grande qualità è quella vincente.
Gianluca Macovez
1 dicembre 2025
informazioni
Udine, Teatro ‘Giovanni da Udine’, 29 novembre 2025
AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA
commedia musicale di Garinei e Giovannini
scritta con Jaja Fiastri
musiche di Armando Trovajoli
liberamente ispirata a After me The Deluge di David Forrest
Giovanni Scifoni Don Silvestro
special Guest Lorella Cuccarini Consolazione
Marco Simeoli Sindaco Crispino
Anna Di Matteo Clementina
Francesco Zaccaro Toto
Francesca Nunzi Ortensia
Alessandro Di Giulio Cardinale
ensemble :
Chiara Albi,
Simone Baieri,
Vincenza Brini,
Nico Buratta,
Giuditta Cosentino,
Kevin Peci,
Eleonora Peluso,
Annamaria Russo,
Rocco Stifani,
Ylenia Tocco
“La Voce di Lassù” è di Enzo Garinei
scenografie - progetto originale di Giulio Coltellacci
adattamento di Gabriele Moreschi
costumi - disegni originali di Giulio Coltellacci
adattamento di Francesca Grossi
disegno luci di Emanuele Agliati
disegno fonico di Emanuele Carlucci
coreografie originali di Gino Landi
riprese da Cristina Arrò
direzione musicale Maurizio Abeni
regia originale di Pietro Garinei e Sandro Giovannini
ripresa teatrale di Marco Simeoli