Lunedì, 11 Maggio 2026
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Funerale all’italiana: Benedetta Parisi rompe il tabù della morte allo Spazio Diamante

Recensione dello spettacolo Funerale all’italiana in scena al teatro Spazio Diamante di Roma dal 4 al 7 dicembre 2025.

 

 

Non è mai facile portare sul palco gli argomenti scomodi, i cosiddetti tabù, eppure questo spettacolo lo fa con una naturalezza e al tempo stesso una profondità che spiazza: Funerale all’italiana affronta un argomento che, fin da piccoli, ci viene inculcato come un tabù, quello della morte. La morte e i morti sono diventati innominabili, ma siamo sicuri che sia giusto così? 

Il tabù della morte portato in scena

In questi sessanta minuti di spettacolo, Benedetta Parisi ci fa cambiare idea: fa entrare il pubblico in una sorta di chiesa improvvisata in cui le luci sono soffuse e sul palcoscenico svetta un pulpito. Lei stessa ci accoglie proprio come se fossimo lì per assistere al rito funebre di una persona non ben identificata, ma il funerale non inizia mai per davvero.  

Lo spettacolo, infatti, si rivela un paradosso scenico, un rito incompiuto che diventa un mezzo narrativo, un addio che si trasforma in racconto corale della memoria. Il funerale messo in scena non ha un prete, non ha una struttura canonica, non ha nemmeno un vero motivo per compiersi. È un dispositivo volutamente imperfetto: una celebrazione che si storpia, si trasforma in festa, ricordo, confessione. 

Benedetta ci travolge con un flusso di parole, canzoni e voci rievocate: alterna memoria personale, frammenti familiari e dialoghi immaginari con i morti. L’unica presenza evocata attraverso i decenni è il nonno, di cui ascoltiamo la voce e che diventa qui filo rosso narrativo, bussola affettiva che impedisce alla struttura di disperdersi nella propria libertà formale.  

Ed è in questo modo che l’attrice riesce nel gesto drammaturgico più interessante: restituire alla morte il suo carattere sociale e quotidiano, sottraendola alla retorica del simbolo. In poco tempo Parisi ci fa comprendere che il vero rito non è la cerimonia ma il ricordo condiviso, con tutte le sue imperfezioni.

Benedetta Parisi: una presenza scenica istintiva e intelligente

Autrice e interprete dello spettacolo diretto da Alice Sinigaglia, Benedetta Parisi dimostra qui di possedere la capacità di occupare la scena senza levigarla, senza domare l'urgenza espressiva in favore della perfezione formale. Alterna registri con una naturalezza ancora in formazione ma già riconoscibile: dalla comicità involontaria dei ricordi familiari alla confessione intima, dal tono celebrativo a quello ironico e dissacrante. 

La sua energia è nervosa, inaspettata, mai compiaciuta: appartiene a quella linea di attrici-autrici che sanno piegare la comicità all'impellenza emotiva senza tradire né l'una né l'altra. In certi passaggi si avverte l'eco del teatro popolare napoletano, in quel modo di far convivere riso e lutto senza mai perdere di vista la verità umana. 

Parisi a volte si sporge oltre il palco per testare la presenza del pubblico, altre volte ci trascina altrove nell'infanzia, in qualche aneddoto macchiato di grottesco, costruendo una drammaturgia che vive di specchi tra finzione e autobiografia.

Il tocco metateatrale del coinvolgimento diretto rende lo spettacolo particolarmente dinamico: il pubblico non resta passivo spettatore ma diventa parte integrante del rito, chiamato a rispondere, a reagire, a farsi complice della finzione. Questa scelta drammaturgica genera in sala un'energia diversa dal solito, un'attenzione più vigile e partecipe che trasforma la visione in esperienza condivisa. 

La rappresentazione vive della complicità del pubblico, del suo imbarazzo, del suo stare al gioco. E in questo senso mantiene fino in fondo la promessa del titolo: restituire dignità popolare al rito funebre che la contemporaneità ha man mano svuotato di senso collettivo.

Conclusioni

Funerale all'italiana è un lavoro coraggioso e personale, che evita i toni didascalici e preferisce la fragilità al compiacimento. Benedetta Parisi è un'interprete da seguire: possiede quella miscela di istinto, intelligenza scenica e urgenza espressiva che rende la scena respirabile e autentica.

Se il teatro, come il rito, è soprattutto un atto collettivo, allora questo "funerale mancato" ci ricorda che la memoria, quando è condivisa, resta il più potente dei palcoscenici.

 

 

Diana Della Mura

5 dicembre 2025

Logoteatroterapia

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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