Recensione dello spettacolo “Moulin Rouge”, in scena al teatro Sistina Chapiteau di Roma dal 15 ottobre 2025 al 4 gennaio 2026
Una mise en scène grandiosa che trasforma il musical in una parabola mistica sull'amore
Tratto dal film di Baz Luhrmann, che a sua volta si ispira alla Traviata verdiana, che a sua volta rilegge La signora delle camelie di Dumas figlio, Moulin Rouge in scena al Sistina Chapiteau di Roma (fino al 4 gennaio) testimonia una verità fondamentale: l'arte è un lungo passaggio di consegne, una continua rielaborazione della scintilla originaria. Ogni epoca riaccende la stessa fiamma con nuove parole, nuove musiche, nuova carne scenica.
Parigi, 1899. Christian (Luca Gaudiano) è un giovane aspirante scrittore americano che fa della passione il suo credo. Si trasferisce a Pigalle per sviluppare le sue doti artistiche nell'atmosfera bohémien della capitale francese. Lì incontra una sgangherata compagnia di artisti guidata dal pittore Toulouse-Lautrec (Daniele Derogatis) e, anche grazie a loro, si troverà a imbastire uno spettacolo per Zidler (Emiliano Geppetti), una sorta di Mangiafuoco postmoderno che organizza gli spettacoli del Moulin Rouge, raccogliendo tutti i vizi e il bisogno di lussuria della capitale francese.
Una sera Christian viene presentato a Satine (Diana Del Bufalo), l'étoile del locale. Appena la donna entra in scena, il giovane rimane folgorato dalla sua bellezza, mentre il locale è in subbuglio per uno spettacolo vivace e ammiccante fatto a colpi di can-can e giarrettiere. Tra il pubblico c'è anche il Duca di Monroth (Mattia Braghero), a cui Zidler promette una notte con Satine sperando che il nobile finanzi il suo sogno di trasformare il Moulin Rouge in un vero teatro, salvandolo dalla bancarotta.
Ed è proprio da questa triangolazione che si innesta il dramma archetipico: Satine, simbolo della bellezza, che a sua volta è vascello per l'anima, si trova contesa tra il potere corruttore del materialismo (il Duca che le promette agi e gioielli) e lo spirito redentore della musica (Christian, di nome e di fatto).
Ma ciò che rende questo Moulin Rouge del Sistina memorabile non è la trama – che conosciamo – bensì la qualità della scrittura scenica. L'impianto scenografico su tre ambienti distinti trasforma il palcoscenico in un cosmo orizzontale dove ventisei performer in stato di grazia costruiscono una “messa profana”: in basso i corpi, la lascivia, il desiderio mercificato. In alto la possibilità della trascendenza. E nel mezzo, il miracolo: l'amore. L’amore dello spirito, l’amore dei corpi.
E sono proprio i corpi a raccontare una storia nella storia. I ballerini rappresentano tutte le fisicità del mondo – alti, basse, magri, grasse, bionde, mori, di colore, trans – in un omaggio al mondo LGBTQ+ che non è solo concessione necessaria al politically correct ma verità profonda del Moulin Rouge. Perché è solo nei bassifondi, nei bordelli, negli spazi liminali della società che da sempre c’è posto per tutti, anche per i corpi rifiutati, anche per le identità negate.
Questa inclusività trova la sua voce attraverso un florilegio di canzoni pop – da "Lady Marmalade" a "Your Song", da "Roxanne" a "All That Jazz", da Lady Gaga a "Nature Boy" di Nat King Cole, – con cui lo spettacolo riscrive il Cantico dei Cantici ambientandolo nei bassifondi di Parigi, che diviene così metafora del mondo; questo mondo avariato dove però può avvenire la nostra catarsi.
E questa forza diventa tangibile grazie agli attori che sono spesso tra il pubblico, fin dall’inizio, a trascinare gli spettatori dentro l'azione. L'orchestra dal vivo poi, situata su una balaustra, esegue tutti i brani creando un coinvolgimento diretto, fisico, immediato che il cinema non può dare. La quarta parete crolla, e con essa la distanza tra chi guarda e chi agisce.
In questo spazio di comunione, risuona la promessa che Toulouse-Lautrec – zoppo come i saggi iniziati del mondo classico, da Efesto a Edipo – fa alla moribonda Satine, amata in gioventù e ora corrosa dalla tubercolosi: «Ti renderò immortale». Una promessa che suona nel cuore degli spettatori non come una millanteria romantica, ma come il nucleo stesso dello spettacolo.
Perché tutta la scrittura scenica punta a quel gran finale dove sulla scena la vita e l'arte si fondono. Christian e Satin nella loro ultima recita inscenano la loro stessa vita, le maschere e le persone si trovano unite nello stesso vortice. È l’amore: da un lato è il sentimento più popolare che ci sia – per dirla con Battiato – la storia di due innamorati che disperatamente si cercano; dall'altro è “teatro stabile” di forze cosmiche e generative. E quando nel finale il bene sconfigge il male attraverso il potere del canto, capace di fissarsi nella memoria, quella promessa di immortalità si compie davanti ai nostri occhi, anzi si compie grazie a noi che siamo chiamati a custodire e tramandare questa storia.
È in questo climax che si comprende la potenza dello spettacolo, l’entusiasmo che sa trasmettere a un pubblico il più ampio possibile: molti giovani e giovanissimi presenti in sala sembrano riconoscersi in questo linguaggio pop, stratificato ma immediato, antico eppure contemporaneo.
Non sorprende, dunque, che alla fine il pubblico – tra cui un estasiato Fiorello, accolto a sua volta da un'ovazione – abbia tributato una lunga e sentita standing ovation.
Il Moulin Rouge del Sistina Chapiteau ci ricorda che il teatro non intrattiene: inizia. E che l'arte è una bacchetta magica, come quella del direttore d’orchestra, capace di vincere anche sulla morte.
Come fa l'amore.
Fulvio Benelli
8 dicembre 2025
informazioni
Roma, Teatro Sistina Chapiteau
MOULIN ROUGE! IL MUSICAL
Musiche di vari autori
Regia Massimo Romeo Piparo
Coreografie Billy Mitchell
Adattamento italiano Massimo Romeo Piparo
Scene Teresa Caruso
Costumi Cecilia Betona
Disegno luci Daniele Ceprani
Direzione musicale Emanuele Friello
Produzione PeepArrow Entertainment – Il Sistina Chapiteau
Satine DIANA DEL BUFALO
Christian LUCA GAUDIANO
Harold Zidler EMILIANO GEPPETTI
Toulouse-Lautrec DANIELE DEROGATIS
The Duke MATTIA BRAGHERO
E Elga Martino (Ninì), Sabrina Ottonello (Arabia), Gloria Enchill (La Chocolat), Raffaele Rudilosso (Baby Doll)
Performers Gabriele Aulisio, Michele Balzano, Claudia Calesini, Federico Colonnelli, Luigi D’Aiello, Mario De Marzo, Robert Abotsie Ediogu, Linda Gorini, Antonio Lanza, Simone Nocerino, Laura Offen, Serena Olmi, Luca Peluso, Simone Ragozzino, Gaia Salvati, Viviana Salvo, Marco Stella, Rossana Vassallo
Ensemble, ballerini e orchestra dal vivo del Teatro Sistina


