Recensione ad ‘Argo’, spettacolo della stagione ERTFVG, in scena a Lestizza il 17 dicembre 2025
L’Ert FVG ha fra le sale della sua rete anche l’Auditorium Comunale di Lestizza, che è un comune di circa 3500 abitanti.
Certamente una realtà del genere non sarebbe in grado di produrre una stagione così ricca di appuntamenti di prestigio se non si appoggiasse all’Ente Regionale Teatrale, ma non può non far riflettere il fatto che la sala, in occasione di ‘Argo’, fosse stracolma: circa 300 posti, che percentualmente vuol dire quasi il 10% degli abitanti.
Queste risposte alle sollecitazioni culturali devono far riflettere: seminando qualità, i raccolti sono abbondanti, ricchi, fecondi.
Se le istituzioni, in primis i Comuni, sanno ascoltare i cittadini, se hanno una politica culturale mirata, attenta, calibrata, verrebbe da dire autenticamente responsabile, nascono le condizioni per cui gli addetti ai lavori abbiano il piacere di puntare in alto, rischino con la soddisfazione di sapere che ne vale la pena, riescano ad alzare sempre di più l’asticella dell’offerta.
Da questo connubio nascono certe serate che non si dimenticano.
Questa è stata una di quelle ed il primo dei tributi va riconosciuto proprio ad Amministrazione ed Ert FVG, che hanno saputo individuare uno spettacolo di grande impatto e straordinario coinvolgimento.
‘Argo’ è un testo di Letizia Russo, ispirato al libro di Maria Grazia Ciani, che affronta apparentemente il tema della memoria, ma in realtà è ricchissimo di spunti, coraggiosi, intensi, mai scontati.
Le protagoniste sono Vera, la capostipite ottantacinquenne; sua figlia Beatrice, 55 anni e la nipote Clara .
Tre donne di carattere, interpretate rispettivamente da Ariella Reggio, pilastro del teatro del Novecento ed in forma smagliante; Maria Ariis , chiamata a portare in scena un personaggio complesso, dalle tante sfaccettature e sempre spietatamente autentico; Lucia Limonta, attrice giovane ma già ricca di esperienze importanti, che interpreta una ragazza con un fardello di pesi e ferite, alle volte più grandi di lei.
Una storia nella quale le parole dette duellano con quelle taciute; dominata dalla paura di dire; dal timore di ricordare; dalla sete di frasi sognate e mai ascoltate.
Sono tre donne che portano, nel viaggio che fanno insieme, ciascuna la sua solitudine.
Una figlia che nasconde alla madre la sua volontà di andarsene e che le rimprovera di esser stata pavida nella vita.
Una mamma provata dalle difficoltà, che ha dovuto crescere da sola Lucia, che non riesce a rassegnarsi alla perdita del padre e che non vuole accettare il declino della madre.
Una nonna con l’Alzheimer, che in cuor suo è lucida, ma non riesce a trovare le parole, i modi per farlo capire e che nei brandelli di lucidità soffre per la coscienza che l’ondata della malattia le strapperà ricordi e consapevolezza.
Pola, meta evocata del viaggio, è un luogo mitico.
Che alla fine Vera non raggiungerà. Ripagata dall’aver ritrovato il suo cane, Argo, che per lei, novella Ulisse, vedrà entrando nella dimensione di un sogno lucido, struggente, più autentico della verità, più poetico di ogni possibile incontro tangibile.
Letizia Russo ha fatto un lavoro efficacissimo sul testo della Ciani, trovando la narrazione teatrale per trasformare l’emozione di un racconto che letto in solitudine appare struggente, in un coinvolgente dialogo a tre, suggestivo, coinvolgente, commovente e persino divertente.
Dal punto di vista scenico appropriati i costumi di Valeria Bettella e di grande potenza la scena di Andrea Belli, che trasforma la macchina in una sorta di sala d’attesa. In effetti ciascuna delle tre donne era in attesa di una vita: altrove, tranquilla, finita.
Un’immagine intensa, minimalista nella forma ma feconda di stimoli e spunti. Francamente abbiamo trovato questa soluzione magistrale.
Serena Sinigaglia è una certezza del Teatro attuale italiano e lo dimostra anche in questa occasione, riuscendo ad essere personale senza tradire il testo originale e cucendo le parti addosso alle tre protagoniste.
Lucia Limonta tratteggia una giovane donna, dolce e protettiva con la nonna e nervosa con la madre.
Riusciti sia le espressioni che i movimenti spigolosi, abbiamo avuto l’impressione che l’amplificazione abbia, nel suo caso, appiattito un po’ i colori, esasperando i toni nei cambi d’umore.
In ogni caso una prova riuscita, che conferma il valore e le potenzialità di questo fresco talento.
Maria Ariis è attrice d’esperienza e sa trovare una ricca tavolozza per raccontare le ansie di una donna troppo sola e troppo spaventata dalla vita.
Fenomenali i dialoghi con il padre morto e molto suggestivi i potenti cambi di registro, con una serie di suoni ambrati che raccontano il calore degli affetti, degli abbracci ricercati, delle carezze rimpiante.
Poi c’è Ariella Reggio.
Che riesce ad incantare anche quando dorme sul sedile della macchina. Per un’ora e mezza è in scena, controllata, attentissima, misurata, con tempi teatrali infallibili. Niente è a caso, neanche i sospiri per raccontare le curve della strada; lo sguardo che si perde forse nel vuoto, forse nell’Infinito; il ritmo dei passi che muta nel corso della storia a seconda della dimensione che in quel momento Vera sta vivendo.
La Signora Reggio deve aver guardato il mondo della vecchiaia, cui lei non appartiene né nel fisico né nella mente, con affettuosa attenzione, ma anche con meticolosa coscienziosità. Altrimenti non riuscirebbe a perdersi in quel modo nelle maniche del golfino; non potrebbe cospargere di miele il modo in cui chiama ‘ stellina’ la nipote; non saprebbe scattare come una molta, stizzita ed offesa, quando qualcuno prova a pungerla sul vivo.
Una lezione di Teatro. Di quello che ti prende per mano e ti conduce dentro il tuo cuore, che scava nei tuoi ricordi, che scioglie i groppi che hai tenuto dentro, nascosti anche a te.
Alla fine le spetta un monologo, una grande pagina di teatro: ritrova il suo cane, che però vede solo lei. Gli parla e lo accarezza. Guardare le mani che nel vuoto disegnano la fisionomia di Argo, ci mostrano il muso che sembra rispondere alle sue parole, ci fanno intuire i movimenti felici dell’animale, è un incanto. Ma non meno affascinante l’uso sicuro della voce, che trova sonorità calde, che accarezzano il cuore e toni pungenti, che feriscono l’animo.
Per chi ama farsi travolgere dalla sacralità della bravura e dall’intensità del cuore, uno spettacolo da non perdere.
Per fortuna potranno essere in tanti a goderne, perché nelle prossime settimane, prima di alcune altre tappe in terra friulana, ‘Argo’ sarà in tournée lungo la penisola: Torino, Genova, Napoli, Palermo, solo per dire le prime città del viaggio dell’indomita Reggio, che il prossimo anno festeggerà i novant’anni, ma che ogni sera dimostra che l’età è una convenzione anagrafica.
Alla fine tantissimi applausi per tutte e tre le attrici da una sala gremita di un pubblico che ha fatto fatica ad alzarsi ed andare via, commosso e grato.
Una grande
Gianluca Macovez
18 dicembre 2025
informazioni
‘ARGO’
liberamente ispirato al romanzo Storia di Argo di Maria Grazia Ciani
testo originale di Letizia Russo
regia di Serena Sinigaglia
scene: Andrea Belli
costumi: Valeria Bettella
luci e suono: Roberta Faiolo
assistente alla regia: Michele Iuculano
con :
Ariella Reggio
Maria Ariis
Lucia Limonta
produzione: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Bolzano


