Sabato, 24 Gennaio 2026
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I manoscritti non bruciano, ispirato al Il Maestro e Margherita di Bulgakov. Quando la letteratura incontra il teatro

Recensione dello spettacolo Il Maestro e Margherita I manoscritti non bruciano di Miranda Angeli e Alfio Montenegro in scena al Teatro Trastevere dal 16 al 21 dicembre 2025

 

Mosca, 1931.  In una società segnata dalle guerre del primo Novecento, dalla fame e dalla miseria, fra i letterati e i borghesi anti rivoluzionari di un popolo che sposa l’ateismo e lo scetticismo, fa la sua comparsa Satana in persona. 

Chi è realmente costui che si palesa come un sinistro “realizzatore di desideri”? Una creatura del male, un ricattatore come può apparire all’inizio o in fin dei conti una voce della coscienza giunta ad offrire un’irripetibile possibilità di redenzione? Molteplici le interpretazioni per questa pièce che gioca su diversi livelli psicologici e metaforici. 

Sotto le vesti di un cittadino esperto in magia nera, il diavolo non è solo protagonista di eventi bizzarri e di disordini in città, ma è salvatore di una grande storia d’amore: quella fra il Maestro e Margherita. Uno scrittore tormentato dall’insuccesso del romanzo per il quale ha dedicato la vita e che lo porterà alla depressione e al manicomio. Una donna che non si dà pace per aver perso le tracce dell’uomo che ama ed è disposta a tutto per ritrovarlo. 

Come credere che quel professore straniero, esperto di magia nera, sia davvero il diavolo, anche se si attornia di personaggi inquietanti come il gatto Behemot e il sicario Azazello? Come dare credito alle figure fantastiche che passeggiano noncuranti per il centro di Mosca? La città, grazie alla prosa di Bulgakov, si trasfigura in un paesaggio affascinante ma anche doloroso, dove il Maestro vive il suo isolamento come una condanna, impossibilitato a pubblicare il suo libro su Jeshua e Ponzio Pilato perché ostracizzato dal mondo delle lettere sovietico, mentre l’unica persona rimasta a credere in lui è Margherita che lui ha abbandonato per rinchiudersi volontariamente in manicomio. 

Ne “Il Maestro e Margherita - I manoscritti non bruciano”, lo spettacolo scritto da Miranda Angeli e Alfio Montenegro, assistiamo a una riscrittura dell’opera che non pretende semplicemente di tradurre a teatro la trama del romanzo di Bulgakov, bensì di ricreare – attraverso quadri visivi e sonori, luci e ombre, musiche classiche e contemporanee – i vari piani del libro. Lo spettacolo apre uno squarcio sull’incoerenza e la feroce ironia della condizione umana, sulla parte oscura che alberga in ognuno di noi, gioca su vari piani di narrazione, verbali e temporali, immersi in mondi inquietanti e onirici magistralmente intervallati e incastrati fra di loro. 

I manoscritti non bruciano, dice Woland in un passaggio cruciale di Il Maestro e Margherita. Eppure la prima versione di questo romanzo memorabile di Michail Bulgakov fece davvero questa fine: bruciato in una stufa assieme alla minuta di una commedia e all’incipit di una nuova opera. Lo racconta lo stesso Bulgakov in una lettera al fratello, dove definisce il libro distrutto “le minute di un romanzo sul diavolo, di una commedia e l’inizio di un altro romanzo”.

Sulla scena, interpretata dai bravissimi attori Andrea Lami, Giulia Sanna e Francesco Polizzi, la vita privata dello scrittore si intreccia inestricabilmente con le vicende dei suoi personaggi. La realtà biografica di Bulgakov, costretto a lottare contro il bigottismo di regime, si sovrappone alla storia del Maestro, il protagonista del suo libro. Questo gioco di specchi rivela quanto l’autore stesso si sia immedesimato nelle sue creature: nel tormento del Maestro, certo, ma anche, sorprendentemente, nell’irriverenza di Woland che appare alle spalle dello spettatore e lo interroga. Elèna Šilovskaja, l’ultima moglie di Bulgakov, assume qui il ruolo cruciale che ebbe nella vita reale: fu lei a salvare l’opera e a permetterne la pubblicazione decenni dopo la morte dello scrittore. Nello spettacolo, la sua figura si fonde con quella della bellissima ed eterea Margherita, creando un ponte indissolubile tra l’amore terreno e quello letterario. 

Interessante come si sviluppino una serie di confini e contrapposizioni: realtà e illusione, speranza e cinismo, vita e morte. Lo spettatore si immedesima nei personaggi, riflette con loro di fronte a scelte di ampia portata etica, arrivando anche a giustificarli per i loro errori, perché consci della difficoltà insita nelle scelte giuste. 

L’allestimento è semplice e funzionale: pochi elementi scenici. L’azione si svolge tutta in un unico interno al centro del quale, i corpi si sfiorano, ci si incontra e scontra con le parole senza esclusione di colpi. Sia nella scrittura che nel registro interpretativo è tutto misurato in modo che anche i fattori più inverosimili riescono a non apparirci poi così tali. 

Ancora una volta Miranda Angeli gioca a rimestare nel fascino sinistro del senso del tragico portato all’estremo. La morte, la sofferenza, e il destino che, travalicando la nostra coscienza, ci porta a compiere scelte apparentemente atroci al cospetto della ragione e del cuore. 

Efficace la scelta delle musiche: dai brani classici di Strauss, si passa repentinamente ai successi più famosi dell’electric e glam rock degli anni Settanta e Ottanta. Lucy in the sky dei Beatles, un frammento di Mother dei Pink Floyd quando lui è in manicomio, Sympathy for the devil dei Rolling Stones quando compare Woland e Satisfaction. Questa scelta non è puramente estetica, ma funzionale alla struttura dei vari piani di narrazione. I costumi di Benedetta Nicoletti e l’aiuto regia di Martina Sergi contribuiscono a creare questo mondo visivo e sonoro unico, rendendo l’esperienza teatrale vibrante e contemporanea, perfetta per chi cerca un classico rivisitato con audacia.

Un’intensa prova teatrale degli attori che si muovono abilmente, legati da una speciale alchimia, grazie alla scrittura ricca di metafore che ci racconta come l’inconscio può rivelarsi un feroce dittatore.

Oggi, a più di novant’anni dalla prima stesura di Il Maestro e Margherita e a cinquanta dalla sua scoperta, il nostro tempo – e forse l’Italia in particolare – si confronta con un altro tipo di materialismo, un materialismo di segno opposto, consumista, esteta, incattivito dall’insicurezza per il futuro. Si tratta di un tipo di materialismo che nulla ha a che vedere con quello dell’era staliniana, ovviamente, ma che comunque finisce per proporre ancora una volta, in dinamiche del tutto diverse, un deficit di umanità. 

 

 

Alessandra Perrone Fodaro

20 dicembre 2025

 

 

Informazioni

Il Maestro e Margherita I manoscritti non bruciano

Tratto dall’omonimo romanzo di Michail Bulgakov

di Miranda Angeli e Alfio Montenegro

con Andrea Lami, Giulia Sanna, Francesco Polizzi

Aiuto regia Martina Sergi - Costumi di Benedetta Nicoletti

TEATRO TRASTEVERE

Via Jacopa de’ Settesoli, 3 – Roma 

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https://www.teatrotrastevere.it/

 

Su www.laplatea.it Ph Chiara Cappiello

 

 

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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