Recensione dello spettacolo Wonder Woman in scena al Teatro Vascello dal 15 al 18 gennaio 2026
Siamo nel 2015 quando tre giudici della Corte d’Appello di Ancona assolsero in secondo grado due giovani dall’accusa di violenza sessuale su una ventenne. Secondo la Corte "la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo 'Vikingo' con allusione a una personalità tutt' altro che femminile quanto piuttosto mascolina”. La “scaltra peruviana”, così venne definita la vittima dalle tre giudici durante il processo, fu addirittura accusata di aver provocato e sedotto i due giovani. Troppo poco attraente per essere stuprata, questa fu la conclusione dell’abominevole sentenza. Solo nel 2022 i due giovani furono condannati dalla Corte di Cassazione in via definitiva.
Quattro donne vestite di nero e scarpe rosse attraversano platea, illuminata a giorno (così resterà per tutta la performance), e giunte sul palco, con occhi infuocati, squarciano lunghissimi minuti di silenzio citando la sentenza. Da lì sarà una corsa senza sosta in cui gli spettatori assumeranno il ruolo di testimoni oculari. Sì, perché oltre alle luci puntate, avremo letteralmente il dito puntato addosso dalla giovane vittima. Rappresentiamo l’implicazione sociale, la responsabilità collettiva. Pur condannando la violenza, pur sentendoci completamente assolti, poiché tali atti non ci appartengono, ci rendiamo conto di avere un ruolo che neanche noi forse comprendiamo ancora. Siamo la gente che mormora: “se l’è cercata”; “se avesse voluto, avrebbe potuto evitarlo”; “non si esce di sera da sole”. Siamo quelli che, pur disapprovando, restano in silenzio; siamo quelli che si cibano della spettacolarizzazione dei media.
Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi, Chiara Ferrara, Beatrice Verzotti sono quattro voci, quattro pezzi di uno stesso corpo violato infinite volte. Violato e umiliato dai due carnefici, dalle forze dell’ordine, dai medici di pronto soccorso, dalle tre giudici. Ripercorriamo l'orrore subito del giovane attimo dopo attimo. Riviviamo insieme a lei tutti gli eventi che si succedono durante e dopo la violenza. Dritte e potenti le attrici sferzano colpi a ritmo serrato, palesano dolore e terrore, districano impeti di fierezza e rivalsa. Sono vittime e sono amazzoni. Un coro stratificato, diversificato per fisicità e reazione; quattro tonalità che compongono un solo fiato, un solo grido. Incalzanti, alternano soliloqui a sequenze corali battenti e perentorie.
La regia di Antonio Latella percuote senza artifici, senza deviazioni diretto allo stomaco degli spettatori, lacera e affonda. Latella porta in scena per la prima volta un fatto di cronaca, non si smentisce e conferma la sua cifra stilistica, già assaporata nelle rivisitazioni di opere classiche intrise di terremoti di spirito, muscoli e nervi. Insieme a Federico Bellini, co-autore, rovescia nuovamente, rimescola le carte con una scrittura sonora, onomatopeica e feroce alternata a sequenze didascaliche che disturbano qualche spettatore. Non vogliamo sentire ciò che diamo per scontato. Wonder Woman reclama l’urgenza di verità e la necessità di ribadire.
“Sono io il corpo del reato
il luogo del delitto
la scena dell’azione
Il poligrafo di carne
il misuratore di ritmo cardiaco.
[...] sono io Wonder Woman
STOP”
Nel finale, le quattro amazzoni vestite di armature rosso fuoco, dal fondo della scena in una danza ipnotizzante, un rituale atavico, un movimento per risalire l’abisso avanzano fino al proscenio, intonando i versi di Un violador en tu camino, puntando il dito verso gli spettatori:
“E la colpa non è mia
Di dove stavo
Come vestivo
Lo stupratore sei tu
Lo stato oppressore è un macho stupratore
Lo stupratore sei tu“
Caterina Matera
20 gennaio 2026
Informazioni
Wonder Woman
di Antonio Latella e Federico Bellini
regia Antonio Latella
con Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi, Chiara Ferrara, Beatrice Verzotti
costumi Simona D’amico
musiche e suono Franco Visioli
movimenti Francesco Manetti e Isacco Venturini
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Stabilemobile


