Recensione dello spettacolo Liberamente ispirato a una storia vera in scena al teatro Spazio Diamante di Roma dal 4 al 5 febbraio 2026
Disarmante. Profondo. Provocatorio. Alla fine dello spettacolo Liberamente ispirato a una storia vera sono queste le emozioni che restano nello spettatore che ha assistito a una messinscena sicuramente coraggiosa, sia nella sceneggiatura che nell’interpretazione e sia nella costruzione della narrazione teatrale.
Allo Spazio Diamante, uno dei pochi teatri romani a dedicare il proprio palco anche a compagnie e interpreti giovani e poco noti, ha debuttato lo spettacolo della compagnia Collettivo012 che mescola dramma familiare, memoria storica e distopia tecnologica. Il meccanismo narrativo si presenta subito complesso agli occhi dello spettatore: si parte dall'estate del 1943, quando Maddalena e Bruno si innamorano in un'Italia schiacciata tra guerra e patriarcato, per poi fare un salto temporale all’anno 2025, quando i sei nipoti di Bruno e Maddalena si riuniscono nella casa dei nonni per firmare il contratto di pubblicazione del romanzo che il nonno ha lasciato come testamento morale. Sembrano tutti d’accordo alla sua realizzazione, fino all’inaspettato ritorno di Diego, il nipote fuggito dall'altra parte del mondo, che porta con sé Ascanio, un'intelligenza artificiale umanoide.
È qui che lo spettacolo cambia registro e innesca un elemento potenzialmente pericoloso, innestando la fantascienza nel dramma familiare. Infatti, è proprio Ascanio ad accendere la miccia che fa esplodere una grande deflagrazione tra cugini a causa del fact-checking sulla storia dei nonni, per cui emergono verità scomode che distruggono l’idilliaca storia d’amore dei nonni. E i nipoti appaiono ancora più fragili e disorientati.
L’energia di una compagnai giovane e talentuosa
Sul palco il cast è numeroso: dodici sono i giovani interpreti, autori anche della drammaturgia, che dimostrano un’energia e una sincerità scenica genuine. Emerge dalla loro performance il desiderio di comunicare qualcosa di urgente sul presente, sul rapporto con la tecnologia e sulla fragilità dei legami familiari. L'approccio corale ha i suoi pregi perché riesce a restituire la complessità del dramma, ma dimostra anche i suoi limiti: la molteplicità di voci, infatti, rende la narrazione a tratti dispersiva, volendo inseguire più registri insieme.
Il regista Patania dichiara di voler fondere "teatro fisico, commedia nera e fantascienza teatrale" con incursioni "à la Spregelburd" e un "pizzico di fantasia bulgakoviana". L'ambizione è lodevole, l'esecuzione ancora da perfezionare. Gli innesti fantascientifici appaiono a volte più didascalici che visionari, e la riflessione sull'intelligenza artificiale, seppur pertinente, sembra affidarsi a soluzioni drammaturgiche prevedibili.
Un giardino cechoviano sotto il sole dell’algoritmo
Dove lo spettacolo funziona davvero è nella costruzione dello spazio scenico: quel giardino di casa dei nonni che diventa prima campo di battaglia poi soglia sospesa verso nuove realtà virtuali, si dimostra una trovata potente, capace di contenere le varie stratificazioni temporali senza schiacciarle. Le luci curate da Andrea Hegedus aiutano lo spettatore a cogliere bene questa mutevolezza.
La messinscena funziona anche quando i giovani interpreti si lasciano attraversare dal dolore senza paura, quando smettono di spiegare e si limitano a mostrare. Perché questa è una generazione che si interroga su cosa resterà quando le cariatidi non ci saranno più, su quanto della memoria familiare sia verità e quanto mera finzione consolatoria.
In definitiva…
Liberamente ispirato a una storia vera è uno spettacolo necessariamente da perfezionare. È il lavoro di una compagnia che ha il coraggio di misurarsi con temi grandi quali la memoria, l'eredità, il rapporto uomo-macchina senza accontentarsi di soluzioni facili. C’è ancora qualche elemento su cui lavorare, ma convince l'urgenza con cui è stato cercato questo spettacolo. Il nostro consiglio è di andare a vederlo, per incontrare un teatro che si fa domande vere e che ha ancora tutto il tempo per trovare le risposte.
Diana Della Mura
9 febbraio 2026


