Recensione della seconda compagnia de ‘Il Trovatore’ al teatro Verdi di Trieste.
Abbiamo recentemente chiuso la recensione del primo cast de ‘Il Trovatore’ allestito a Trieste promettendo che avremmo riferito, come sempre, del cast alternativo ma anche della recita ad Udine, che sarà la settimana prossima e che vedrà in campo gli interpreti titolari, alla fine di un buon ciclo di repliche, che pensiamo avranno rodato meglio lo spettacolo.
Cominciamo quindi con la replica che vede in campo Samuele Simoncini, Alessia Nadin, Chiara Mogini, Daniele Terenzi, Yongheng Dong.
Premessa è che anche in questa occasione è stato un grande successo di botteghino, tanti stranieri nel pubblico, molti applausi.
Da quello che leggiamo anche la critica titolata appare entusiasta di tutto e di tutti e quindi cominciando con la dichiarazione della nostra difficoltà a recensire.
Evidente che non abbiamo capito nulla.
Di fronte ad un simile peana, siamo voce di minoranza e continuiamo a scrivere di questo spettacolo da un lato per mantenere gli impegni con i lettori, dall’altra per ufficiale con onestà ed autocritica come il nostro parere non sia altro che una opinione personale, che manifestiamo consci delle prossime contestazioni (non mancano mai da parte degli interpreti che non si sentono abbastanza valorizzati) e felici nel caso ci fossimo sbagliati. Perché quello che conta è la qualità dello spettacolo, non se noi abbiamo capito.
Per quel che riguarda l’allestimento, alla seconda visione ci appare ancora più pesante da reggere. Ci eravamo persi gli uomini a torso nudo sullo sfondo, in convento, mentre Leonora canta una delle sue difficilissime arie. Avevamo scordato che Manrico muore in piedi. Vista da vicino, la pantomima che accompagna l’aria d’entrata di Ferrando ci sembra ancora più fuori luogo. Avevamo sorvolato su Manrico che si sostiene con il bastone come fosse un Mosè hollywoodiano che apre le acque.
Non va meglio con i costumi. Il tenore del secondo cast è molto più aitante di Eyvazov. Sarebbe stato possibile con un piccolo aggiustamento del costume esaltarne l’aspetto fisico, il fascino gitano, che è una delle componenti del personaggio. Ma nulla di tutto questo accadde per Simoncini, condannato a tenere il cappottone che occulta la bella figura o lo appesantisce.
In compenso il Conte di Luna ostenta, a differenza del collega del primo cast, i muscoli. Viste la caratteristiche del personaggio, non capiamo perché.
Certamente scelte che lasciano perplessi anche se hanno un peso irrilevante nel risultato finale.
Differente il discorso sul direttore Jordi Bernacer. Rimaniamo stupiti dalle differenze delle due compagnie, che diventano clamorose al momento di ‘Di quella pira’. Simoncini, infatti, esegue il pezzo senza la ripetizione delle strofe e nella scrittura originaria di Verdi, quella senza il do. Si tratta di una scelta più rispettosa della volontà del compositore, che difficilmente avrebbe gioito di certi acuti circensi che hanno entusiasmato le sale nei decenni. Ma stride con l’opzione individuata per il primo cast, nella quale il tenore ostenta acuti stellari, tenuti a lungo, smaglianti e luminosi. Anche i tempi adottati ci lasciano stupiti. Due cast e due idee dello spettacolo? Ma poi la decisione a chi spetta? Al cantante od al direttore? La sensazione è che la direzione avrebbe dovuto evitare queste palesi differenziazioni e supportare in modo differente i cantanti, che in diverse occasioni sono sovrastati dall’orchestra .
Venendo agli esiti specifici della serata decisamente buona la resa musicale dell’Orchestra, che conferma il buon livello raggiunto.
Convince anche il coro, diretto da Paolo Longo, compatto e preciso.
Si confermano le prove dei comprimari: Daniele Cusari vecchio zingaro convincente; Alessandro Di Domenico messo elegante sia nei modi che nella vocalità ; Andrea Binetti Ruiz padrone della scena ; Erika Zulikha Benato Ines apprezzabile per recitazione e tecnica di canto.
Ferrando è Yongheng Dong, è un giovane basso dalla voce chiara, con qualche disomogeneità, forse dovuta all’emozione, nell’aria iniziale, ma anche alcuni interessanti colori che hanno permesso una apprezzata crescita del personaggio.
Daniele Terenzi, il Conte di Luna, è arrivato all’ultimo momento, risolvendo con coraggio una serie di defezioni del cast. Credibile scenicamente, pensiamo che debba maturare meglio il ruolo. Mostra un interessante fraseggio, amplissimi fiati ma anche alcune disomogeneità del suono, che deve superare per mettere in evidenza le sue potenzialità .
Chiara Mogini è una Azucena apprezzata, con una voce ampia e potente. Mancano le note solfuree di certe interpreti del passato, ma l’estensione è omogenea, gli acuti solidissimi, la tavolozza ampia e l’interpretazione ricca di sfumature. Una zingara intensa, coinvolgente, che conferma lo spessore artistico di un mezzosoprano che sta ritagliandosi un posto di primo piano nella scena lirica italiana. Di grande trasporto la narrazione di ‘Condotta ell’era in ceppi’, ricca di pathos e colori appropriati.
Simoncini, ha una voce dai bei colori e fa un buon lavoro sulla parola. Ha costruito un Manrico ricco di spunti, che avrebbe avuto bisogno di un lavoro registico più mirato e di un supporto musicale più attento ai volumi orchestrali ed alle sfumature.
Interessante la Leonora di Alessia Nadin che ricordavamo mezzosoprano e che ci ha stupito in questo ruolo sopranile così impegnativo, brillando particolarmente nella componente belcantistica. Il suo ‘Tacea la notte’ ha toni di grande dolcezza, acuti ben gestiti, non particolarmente potenti ma gestiti con garbo ed eleganza.
Come detto applausi copiosi per tutti.
Trieste, Teatro Giuseppe Verdi, 07 marzo 2026
IL TROVATORE
di Giuseppe Verdi
Dramma in quattro parti su libretto di Salvatore Cammarano dal dramma El trovador di Antonio Garcia Gutiérrez
Maestro Concertatore e Direttore: JORDI BERNÀCER
Regia: LOUIS DÉSIRÉ
Scene e costumi: DIEGO MÉNDEZ CASARIEGO
Luci PATRICK MEEUS
Maestro del Coro: PAOLO LONGO
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Coproduzione Opéra de Saint-Étienne/ Città di Marsiglia – Opera
Personaggi e interpreti
Manrico: SAMUELE SIMONCINI
Leonora: ALESSIA NADIN
Il Conte di Luna: DANIELE TERENZI
Azucena: CHIARA MOGINI
Ferrando: YONGHENG DONG
Ines: ERIKA ZULIKHA BENATO
Ruiz: ANDREA BINETTI
Un messo: ALESSANDRO DI DOMENICO
Un vecchio zingaro: DANIELE CUSARI