Sabato, 18 Aprile 2026
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Allo Spazio Diamante in scena Changing the sheets: l’amore usa e getta che non fa più male

Recensione dello spettacolo Changing the sheet in scena allo Spazio Diamante di Roma dal 24 al 29 marzo 2026

 

Cos'è diventato l'amore al tempo delle app? La domanda non è retorica: nell'era in cui il desiderio si misura in swipe e la compatibilità è delegata a un algoritmo, le relazioni affettive sembrano essersi trasformate in un prodotto come un altro, scelto dallo scaffale digitale, consumato in fretta, sostituito prima che stanchi. È proprio da qui che prende le mosse uno spettacolo sulle relazioni affettive nell'era digitale, che pone l'accento su come uomini e donne cerchino connessione autentica senza riuscire a trovarla. Oggi le relazioni non si evolvono: si reiterano con persone diverse.

La storia, scritta dal drammaturgo irlandese Harry Butler, si svolge nell'arco di quattro weekend in cui due ragazzi, che si incontrano su un'app di appuntamenti, si annusano, si desiderano, si spaventano e si feriscono. Alla fine, si separano senza essersi dati l'opportunità di conoscersi per davvero. La struttura è volutamente episodica: ogni fine settimana rappresenta un capitolo a sé, i due protagonisti sembrano ripartire da capo ogni volta che si incontrano, fino a lasciarsi definitivamente.

Nella versione italiana, adattata da Francesco Ferrara e Elena Novello e diretta da Vincenzo Nemolato — anche in scena insieme a Monica Buzoianu — il pubblico non trova scene elaborate né effetti speciali: la parola d'ordine è sobrietà. Butler scrive con un ritmo che fa eco a certi sceneggiatori televisivi britannici, capace di infilare la verità dentro la battuta comica per far ridere con un retrogusto amaro. Eppure, è la regia a sorprendere di più.

Sul palco la scenografia è essenziale: una camera da letto appena suggerita dal disordine, in cui spiccano due strutture metalliche, una ovale e una rettangolare, che diventano il codice visivo con cui viene rappresentato l'atto sessuale. Un impermeabile si trasforma in preservativo, un pennello per la vernice rappresenta il cunnilingus, coriandoli e bolle di sapone simboleggiano l'orgasmo. La scelta ha qualcosa di dadaista e insieme pudico, quasi cartoonesca. Eppure, funziona, e dice già tutto su questi due personaggi: incapaci di abitare l'intimità, la traducono in simbolo, in performance.

Nemolato e Buzoianu costruiscono una chimica scenica convincente, fatta di scarti e silenzi, risate e battute taglienti. Tra i due si coglie un'asimmetria emotiva in cui i ruoli tradizionali vengono ribaltati con ironia: lui vorrebbe qualcosa di più profondo, eppure sul suo telefono ha già pronti i numeri delle ragazze di riserva; lei è sulla difensiva, corazzata ma non fredda, e rimarca con ostinazione la volontà di non cercare una relazione stabile. Un'ipocrita pretesa di profondità, quella di lui, che il testo espone senza pietà e che i due attori rendono con precisione, senza scivolare nella caricatura.

Conclusioni

Lo spettacolo mette in scena la precarietà dei sentimenti, il timore di restare troppo coinvolti, la paura di restare scottati da una delusione. E così ci si frequenta senza impegno, si cambia partner con la stessa disinvoltura con cui si cambiano le lenzuola per avere qualcosa di fresco, ogni settimana, che inevitabilmente stancherà presto. Un meccanismo ciclico, sempre uguale a se stesso.

La superficialità intenzionale dello spettacolo è però anche il suo limite più evidente. Butler racconta con precisione chirurgica come siamo, ma si ferma un passo prima del perché, e forse ancora di più del cosa fare. Il teatro non ha l'obbligo di dare sempre risposte, ma qui l'occasione mancata si avverte.

Detto questo, lo spettacolo funziona. Fa il suo lavoro con intelligenza e leggerezza, non si prende troppo sul serio e non si vende per quello che non è. La produzione — una delle poche a portare in scena un testo contemporaneo straniero di questa generazione — è un segnale positivo per un teatro nazionale che spesso fatica ad aprirsi al contemporaneo europeo.

Changing the Sheets è uno spettacolo da vedere, soprattutto se avete mai avuto la sensazione di conoscere qualcuno senza mai davvero incontrarlo. Uscite dall'esperienza come si esce da certe conversazioni brillanti con qualcuno che vi piace molto ma che sapete già che non rivedrete: divertiti, un po' tristi, e con il telefono in mano prima ancora di essere arrivati a casa.

 

Diana Della Mura

30 marzo 2026

 

Logoteatroterapia

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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