Recensione della prima assoluta di ‘Le Nozze dell’Orso’ di Joe Schittino a Catania
Con grande coraggio alcuni teatri italiani si ricordano che compito delle Fondazioni Liriche è anche sostenere la musica contemporanea.
In una programmazione nazionale farcita di Traviate, Butterfly e Barbieri, che paiono essere messi in scena più per il bilancio che per il piacere delle platee, trovare realtà come il Bellini di Catania che commissionano un nuovo lavoro è entusiasmante.
Che poi la scelta cada su un musicista interessante e libero come Joe Schittino è una gioia: il compositore siciliano è profondamente uomo di teatro, musicista colto e preparatissimo, capace di innovare senza turbare, di dire qualcosa di profondamente nuovo senza violentare la tradizione. Certo non ha la notorietà che meriterebbe, almeno in Italia.
Turba che fosse più popolare quando era un bambino antipatico che andava da Costanzo, invece che adesso che è uno dei compositori più colti ed interessanti della classica internazionale.
Il tema del lavoro era interessante: due racconti di Cechov, ‘L’Orso’ e ‘La Domanda di matrimonio’, uniti sapientemente in un’unica trama dal libretto di Alessandro Idonea, che riesce a servire le esigenze del musicista senza amputare la ricchezza narrativa del romanziere russo. Impresa complessa, ma risolta con bravura e che la platea apprezza anche grazie ai soprattitoli che consento di gustare l’aspetto letterario.
La partitura, molto ben diretta dal Maestro Domenico Famà, alla guida dell’ orchestra del Teatro Massimo Bellini non può lasciare indifferenti.
Già dalla prime note siamo trasportati in una dimensione ‘altra’: la scrittura è potente, ricca, stimolante. Non ci sono forzature esagerate, non c’è quella sperimentazione fine a sé stessa, che rende insopportabili tante opere contemporanee. Schittino è musicista capace, dotto senza essere egorefenziale. Ama le frasi musicali ardite, le sonorità composite, sa citare senza mai copiare e, soprattutto, ha piena consapevolezza di cosa sia uno spettacolo lirico: i suoi racconti si cantano e si ascoltano come in qualsiasi opera.
Certo non lesina le difficoltà ai suo interpreti, ma il risultato vale l’impegno: una narrazione che prende al primo ascolto, che scorre coinvolgente, una storia che trova nella musica l’articolazione, la descrizione emotiva, il racconto sentimentale.
Non a caso, superata a diffidenza iniziale, il secondo atto raccoglie reiteratamente applausi a scena aperta. Per un lavoro mai ascoltato non è riscontro da poco.
D’altro canto alcuni passaggi sono di innegabile bellezza , oltretutto senza mai cedere a populismo od effetti facili, ma mantenendo sempre alta la qualità della proposta musicale.
Dua atti impegnativi non solo per gli interpreti, ma anche per gli ascoltatori, perché la vicenda scorre rapida, pregna di situazioni articolate e di energia. Non ci sono momenti di tregua, attimi di pausa, cali d’impegno.
Uno spettacolo potente, la cui riuscita trova un supporto importante nella regia del sempre affidabile Davide Garattini Raimondi , che pare aver colto appieno il fascino del lavoro di Schittino e confeziona, grazie all’intesa con lo scenografo Paolo Vitale , che firma anche le luci, un gioco narrativo elegante, dai tanti richiami.
Un allestimento essenziale, immaginiamo anche poco oneroso, ma funzionale, giusto, ben servito dai costumi ideati da Giovanna Adelaide Giorgianni, che pare aver colto al meglio gli spunti del regista, che è uomo di teatro attento, mai banale, che non ama le forzature, rifugge le banalità ed abborre le soluzioni scontate.
Conosce il significato di ogni oggetto di scena e lo sublima, senza trasformare la storia in un rincorrersi di metafore criptiche , ma piuttosto in uno svelarsi di situazioni, di piani , con la possibilità per il pubblico di scegliere la chiave di lettura che più sente vicina alla propria sensibilità.
Il quartetto degli interpreti è all’altezza delle richieste. Francamente alte.
Tanto da richiedere due voci femminili per lo stesso personaggio: Natal’ja Stepanovna è, nel primo atto, cantata da Lara Rotili e nel secondo da Sofia Janelidze.
Una scelta inusuale, ma ben ragionata da Schittino, che cercava colori e personalità differenti per descrivere la stessa donna.
La Rotili deve pastellare atmosfere più fresche, ma non per questo meno ardue.
La Janelidze racconta una donna più riflessiva, cui spettano pagine di spinosa difficoltà.
Entrambe alle prese con una scrittura musicale complessa, dai ritmi difficilissimi, con prese di fiato impegnative, frasi lunghissime, acuti potenti, vincono magnificamente la sfida.
Non più semplici le parti maschili, sostenute dal baritono Italo Proferisce e dal tenore Ivan Tanushi.
Proferisce sfoggia un colore interessante, una pasta vocale solida ed una capacità interpretativa notevolissima, che gli permettono di caratterizzare con efficacia entrambi i personaggi che interpreta.
Ivan Tanushi mette la sua voce al servizio di un ruolo che si fa sempre più accattivante con lo scorrere della trama, ma che richiede una tenuta solidissima, un colore di luminosa bellezza e la capacità di reggere i tempi ed i ritmi di una scrittura quanto mai impegnativa per chi canta.
Anche in questo caso due interpreti all’altezza delle richieste.
Alla fine molti applausi per tutti.
A dimostrazione che l’opera è viva, può piacere anche quando è contemporanea a patto che sia ben composta e ben eseguita.
In questo caso lo era. Onore al merito di tutti, con una nota particolare per la direzione del teatro Massimo Bellini di Catania ed un plauso ammirato per Joe Schittino. Perché vivere di musica, nel nostro paese, è sempre più una forma di eroismo.
Catania, Teatro Sangiorgi, 13 marzo 2026
L’orso – La domanda di matrimonio
Libretto di Alessandro Idonea da Anton Čechov
Musica di Joe Schittino
Direttore Domenico Famà
Regia di Davide Garattini Raimondi
Scene e luci Paolo Vitale
Costumi Giovanna Adelaide Giorgianni
Personaggi e Interpreti:
Ivan Vasilevič Lomov/ Luka: Italo Proferisce
Natal’ja Stepanovna: Lara Rotili (I atto)
Sofia Janelidze (II atto)
Stepan Stepanovič Cubukov/
Grigorij Stepànovič Smirnov : Ivan Tanushi
Commissione del Teatro Massimo Bellini
Prima esecuzione assoluta
Commissione del Teatro Massimo Bellini


