Lunedì, 11 Maggio 2026
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Ma che razza di Otello racconta Marina Massiroli?

Recensione di ‘Ma che razza di Otello’ con Marina Massiroli a San Daniele del Friuli

 

L’ERT FVG ha proposto nel teatro di San Daniele del Friuli ‘Ma che razza di Otello’, che viene presentato come una rapsodia  per arpa e attrice alla riscoperta dell’Otello verdiano, scritta da Lia Celi, definita ‘autrice vivace – e appassionata melomane’.

Concretamente è una sorta di lunga conferenza in cui Marina Massiroli parla dell’ Otello di Verdi, con il supporto di un leggio su cui tiene dei fogli chi occasionalmente occhieggia ed il sostegno della brava arpista  Monica Micheli che suona dal vivo alcune pagine musicali.

Il pubblico ha applaudito alla fine, dimostrando di aver apprezzato il discorso della popolare attrice.

Noi rimaniamo perplessi .

Quando Verdi compose l’’Otello’  era un musicista famosissimo, che da anni non componeva più opere. Aveva deciso di rimettersi in gioco per raccontare la storia del Moro di Venezia, vicenda intensa e rivoluzionaria: protagonista assoluto era un uomo di colore, in un tempo di razzismo e di politica coloniale. Era un generale di Venezia, nonostante le origini africane; un uomo che aveva saputo combattere i pirati, guadagnandosi la stima della Repubblica marinara, fedele, affidabile, responsabile, obbediente.

Un’anima buona, ma fragile, che credeva nell’amicizia e che era grato a chi lo aveva accolto.

Il cattivo della storia era un alfiere bianco, un uomo apparentemente per bene, figlio della Repubblica Veneziana: Jago. Desdemona è la moglie, bianca ed innamorata, di Otello. Figura centrale, sublima l’amore al punto da cercare, in punto di morte, di scagionare il suo assassino. Forse perché innamorata, forse perché ha capito che il marito è stato plagiato. Forse perché con quelle parole generose vuole essere protagonista della sua vita, autrice delle scelte che la coinvolgono.

Emilia, la moglie di Jago, sa liberarsi dai vincoli familiari per denunciare il consorte, che alla fine è l’unico che si salva: scappa nella notte mentre Otello si uccide e muore baciando il cadavere di Desdemona.

Ogni regola, ogni luogo comune viene scardinato da Verdi. cadono le categorie, i preconcetti, i luoghi comuni.

Passione, poesia, dolori, invidie, fango e trappole si inseguono, su una struttura musicale complessa, moderna, coraggiosa. Ci sono frasi pesanti come macigni, a partire dalla grande aria di Jago ‘Credo in un Dio Crudel’,  fino alla straziante presa di coscienza di Otello con ‘Niun mi tema’.

La Massiroli ha descritto la storia con una garbata ironia, che regala qualche sorriso e ci ha detto che  Jago è cattivo perché tutti i baritoni sono cattivi, che Otello  non capisce niente perché è un tenore e Desdemona è vittima di violenza perché donna. Verdi è stato descritto come un uomo legato al denaro, poco disponibile a prendere posizioni, impegnato ad investire i suoi guadagni in terreni agricoli ed in perenne antagonismo con Wagner.

Certo ci sono stati alcuni passaggi efficaci alternati a momenti d calo di tensione narrativa, ma nell’insieme ci è parsa una lettura scontata, che  si fermava alla superficie di un genere, l’opera lirica, che invece è ricco di passione, di spunti, di prese di posizione coraggiose.

A noi sono venuti in mente baritoni che commuovono, come Rigoletto; che  volano alti come Figaro; che muoiono di dolore come Foscari.

Abbiamo pensato a tenori eroici come Radames, che muore per difendere il suo amore per Aida, schiava, povera e nera; a figli generosi che si sacrificano per difendere la madre, come Manrico; ad uomini profondamente innamorati come Edgardo.

Ma pensiamo anche a donne terribili, come Lady Macbeth, che spinge il marito sulla via del delitto o Turandot, che costringe Liù al suicidio.

Verdi non era un taccagno, tanto da fondare la Casa Verdi, casa di riposo per vecchi musicisti, sostenuta economicamente con i proventi dei diritti d’autore dei titoli del compositore di Busseto.

Prendeva posizioni forti, contro il maschilismo, il razzismo, i potenti e gli abusi.

Insomma abbiamo una visione decisamente meno manichea del melodramma e conosciamo una tavolozza amplissima di sensazioni portate in scena.

Di tutto questo e di molto altro non abbiamo trovato traccia nell’ora ed un quarto di lezione con musica proposta dalla signora Missiroli, che indubbiamente ha una idea dell’opera profondamente diversa dalla nostra. Ma  forse anche le nostre idee di teatro di prosa sono distanti.

 

Gianluca Macovez

13 aprile 2026

 

informazioni

San Daniele, Auditorium la Fratta, 10 aprile 2026

 

Ma che razza di Otello?

di Lia Celi
con Marina Massironi
musiche per arpa arrangiate ed eseguite dal vivo da Monica Micheli
regia di Massimo Navone

produzione: Società Cooperativa C.M.C.

 

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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