Martedì, 09 Giugno 2026
$ £

FALSTAFF al teatro Quirino: l’arte di farla franca. Finché Dio vuole

Recensione dello Spettacolo Falstaff, l’arte di farla franca presso il Teatro Quirino di Roma dal 05 al 17 maggio 2026

 

L'arte della parola, della persuasione, della seduzione, dell'affabulazione, finanche dell'inganno, è protagonista, esaltata e smascherata allo stesso tempo, nel Falstaff di Davide Sacco, "Falstaff, l'arte di farla franca", in scena dal 5 al 17 maggio in prima nazionale al Teatro Quirino di Roma. Nel doppio ruolo di regista e autore Sacco propone, con un notevole sforzo di scrittura, una rivisitazione combinata dell’opera “Le allegre comari di Windsor” di Shakespeare, di cui eredita e mantiene la leggerezza e la comicità del protagonista e degli intrighi, e del Don Giovanni di Moliere, una commedia drammatica che ragiona, invece, sulla morale, sul concetto del Cielo come forza esterna e suprema, sulla presenza di un sommo giudice che non redime, bensì punisce chi pensa di potersi beffare di Lui. A interpretare Sir John Falstaff, il personaggio shakespeariano al limite tra comicità e dramma, è Emilio Solfrizzi che, calato immediatamente nella parte, passa tra gli astanti in sala, istrionico, egocentrico, narciso, avvolto nei lustrini di una giacca nera paillettes e raggiunge il palcoscenico, accompagnato da due soubrette che acclamano, a sorrisi spiegati, fragorosi applausi per il "one man show". Dopo una rapida arringa, sulla base di una incalzante colonna sonora e luci da varietà, che anticipa le intenzioni narrative e l'intreccio della storia, cala di colpo il drappo dorato ed è subito spettacolo. Sette personaggi, oltre Falstaff, colorati e caricaturati, animano il palcoscenico, alternandosi in un via vai di scene dal sapore brechtiano che ruotano su una piattaforma, creando una sensazione di costante circolarità, ritmo e movimento: due donne, le comari, che svolgono un ruolo centrale, smascherando gli inganni del seduttivo e ignaro Falstaff; i due camerieri aiutanti, apparentemente sciocchi eppure sufficientemente astuti da allearsi alle due donne e far cadere la maschera scanzonata e beffarda del loro padrone, riducendolo nel ridicolo e costringendolo, per la prima volta, a fare i conti con le conseguenze delle sue sconsiderate azioni; i due mariti delle comari, più avvezzi al gioco e alle sfide che realmente gelosi e preoccupati della fedeltà delle loro rispettive mogli, ma che, proprio per sfida, offrono a Falstaff, che si scompiscia e li schernisce, un compenso in denaro per corteggiarle e sedurle; il passante, un brav’uomo, creditore di Falstaff che, altresì bullo e menzognero, lo invischia in una rete di false lusinghe e discorsi fantasiosi che padroneggia fino a manipolare il suo interlocutore a suo piacimento e scopo; e infine l'onnipresente e centrale figura del mendicante, un personaggio più onirico che reale, che è allo stesso tempo coscienza e commendatore, il “convitato di pietra” preso in prestito dal Don Giovanni, che, dopo vari ma vani preavvisi, appare nell’ultimo atto per punire, una volta per tutte, l’irriverenza di Falstaff.

Così, la scanzonatezza, la comicità e la leggerezza lasciano il passo a un personaggio più completo, vestito di sfumature più profonde, più intime, più introspettive. Accanto alla volontà di vivere nel qui e ora si nasconde in verità la paura del vuoto, accanto a comportamenti vili e che non tengono conto delle conseguenze arriva il tema di Dio, un Dio punitivo, e del giudizio finale, dei conti che prima o poi si presentano ineluttabili, chiamando a risponderne di fronte agli altri e, peggio ancora, di fronte a noi stessi. Lo spettacolo, in un unico atto, scorre, con piacere e senza intoppi, per novanta minuti, con il plauso di un pubblico che sorride divertito per gli intrighi e per la capacità comica e attoriale di Solfrizzi. Eppure, nonostante la ricca scenografia, un uso acuto delle luci e dei tempi registici, così come per i costumi e le luci, la pièce sembra mancare di particolari guizzi, di una sua consistenza, rendendo una proposta certamente interessante e complessa nelle intenzioni e nei presupposti, un po' meno credibile e godibile nella realizzazione.

 

Francesca Sposaro

15 maggio 2026

 

informazioni


Falstaff, l’arte di farla franca
liberamente ispirato a William Shakespeare e Molière

testo e regia DAVIDE SACCO EMILIO SOLFRIZZI

con GIORGIO BORGHETTI
e con

MATTEO MAURIELLO IVAN OLIVIERI CLAUDIA FERRI MARIKA DE CHIARA CRISTIANO DESSI’
Scene FABIANA DI MARCO  luci LUIGI DELLA MONICA  costumi LUCIANA DONADIO

 

Logoteatroterapia

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per scoprire gli sconti sugli spettacoli teatrali riservati ai nostri lettori

Search