Martedì, 14 Luglio 2026
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‘ELEKTRA’: UNA PAGINA STORICA PER L’OPERA A TRIESTE ( E NON SOLO)

Recensione di ‘Elektra’ di Strauss, il 20 e 21 giugno 2026 al ‘Verdi’ di Trieste

 

Ritorna dopo quasi mezzo secolo ‘Elektra’ a Trieste.

Il teatro chiude una stagione dai numeri positivi con uno degli spettacoli più riusciti della sua storia recente, certamente il  miglior allestimento triestino, a nostro parere, di un’opera di area tedesca  dell’ultimo mezzo secolo.

Merito degli interpreti, di un’orchestra in stato di grazia, di un direttore colto e preparatissimo, di un regista che cesella uno spettacolo indimenticabile, ma anche della sinergia di tutte le componenti del Verdi, che pare rianimare il più mitteleuropeo dei teatri italiani, farlo ritornare a quei vertici di qualità e di interesse che  parevano essersi appannati fino a qualche stagione fa.

Un teatro vivo, attento, in tutte le sue componenti. Dalla cortesia della biglietteria all’attenzione delle maschere, passando per i sorrisi del guardaroba, alla pazienza di chi accompagna in sala.

Speriamo che questa impressione sia il terreno fecondo per un futuro di grandi esperienze, a partire dalla stagione prossima, la prima firmata dall’attuale Direttore Artistico Valerio Vicari.

Questa ‘Elektra’ prima di tutto conta sulla direzione di un esperto come il Maestro Calesso. Quasi due ore di musica difficilissima, faticosa, intensa, resa attraverso una lettura purissima. Calesso pulisce, sublima, trova un chiave struggente, potentemente poetica, con dei tempi di grande fascino. Esalta ogni componente dell’Orchestra del Verdi, che riesce a brillare come poche altre compagnini italiane avrebbero saputo fare.

La soluzione di portare l’organico sul palcoscenico, dietro un velario, oltre ad essere una grande idea registica, che, senza scivolare nell’abusato metateatro che sta diventando abituale routine, rende oltremodo metafisica la narrazione, premia moralmente il lavoro fatto dai bravi musicisti triestini, che pare abbiamo trovato nel Direttore Stabile uno straordinario motore per brillare ed illuminare le partiture affrontate con il talento e la serietà professionale irrinunciabile  di un organico che ha ritrovato il giusto ruolo, anche a livello internazionale.

La chiave che Calesso trova è di grande spessore, rafforzando quello che scriviamo da anni: siamo davanti ad un intellettuale colto, preparato,  che non ostenta, ma ha il dono raro della condivisione e della apparente semplificazione.

Coglie talmente in profondità il senso di quello che dirige, che riesce a rendere  comprensibile ed entusiasmante  per tutti una partitura complessa e drammatica come questa, perfino per i numerosi studenti, diversi dei quali alla prima esperienza d’opera,  che affollavano la replica di sabato, usciti entusiasti e commossi, per quello che hanno visto e per quello che avevano ascoltato.

Non è vero che per avvicinare all’opera bisogna abbassare la proposta: bisogna avere il coraggio di proporre il meglio, di preparare prima, spiegare con un linguaggio giusto, che declini nell’ambito della comprensibilità e dell’immedesimazione.

Anche perché dobbiamo avvicinare all’Opera vera, quella che vale, non a dei surrogati filo televisivi che umiliano le partiture.

Calesso non solo ha diretto con gesto elegantissimo e mano sicura l’Orchestra, ma ha seguito dal par suo tutte le voci, nonostante la posizione anomala, riuscendo, pur nelle diversità dei cast, a garantire un risultato sempre di grande qualità, facendo si che non fossero mai sovrastate dall’oceano di note di Strauss, cogliendo le caratteristiche di ognuno e mettendone in risalto caratteristiche e potenzialità.

In assoluta analogia con il lavoro del regista Marco Filiberti, riesce a consegnare una lettura limpida, riuscita, omogenea, profondamente coerente pur con cast dissimili non solo per caratteristiche vocali, ma anche per visione interpretativa.

Come ottenere lo stesso piatto, buonissimo, con ingredienti differenti.

Un risultato che può essere ottenuto solo da chi possiede la magia dell’Arte autentica. Non è questione di bravura tecnica o di talento. Sono irrinunciabili, necessari, ma non bastano. Ci vuole Poesia, che in questa Elektra scorreva a fiumi fecondi.

Passando alle voci, una parte degli interpreti  sono presenti in entrambe le compagnie. 

Nei ruoli di comprimariato diverse le voci provenienti dal coro, diretto dal Maestro Longo, che  brilla per un misurato e suggestivo intervento nel finale della partitura.

Le ancelle dello strascico sono Elisa Sarafini e Francesca Palmentieri, che pur nell’esiguità della parte, che in ogni caso anche scenicamente aveva la sua rilevanza, si confermano voci interessanti, sicure tecnicamente, dal colore ricco. Speriamo  riescano ad arrivare a ruoli più di peso, perché sicuramente  hanno le doti per affrontarli.

Vida Maticic Malnarsic era l’elegante confidente, credibile dal punto di vista attoriale e piacevole all’ascolto.

Andrea Pellegrini, convincente vocalmente e dotato di una figura elegante che regalava al tutore di Oreste il giusto carisma, cantava in modo appropriato anche la parte di un vecchio servo.

Saverio Fiore, presenza costante dei cartelloni triestini, si è confermato affidabile  sia vocalmente che scenicamente,

La sorvegliante è la brava Valentina Bilancione, che mette in risalto una bella tavolozza di sfumature.

Brave vocalmente e scenicamente le 5 ancelle. Sanno brillare per personalità e caratterizzazione del personaggio, ma riescono anche a straformarsi in una sorta di scultura vivente, un corpo pulsante e compatto, quasi l’ennesima figura mitologica che interviene in questo racconto dalle forti suggestioni.

Colpisce il colore scuro, il suono che pare uscire dagli anfratti di un vulcano di Sophie Haagen, contralto giovane ed interessante; Benedetta Marchesi è una convincente seconda ancella, attenta alla partitura ed alla resa drammatica del ruolo.

Marta Lotti è cantante sicura e preparata e lo si sente. Veronica Prando conferma l’ottima opinione che abbiamo nei suoi confronti. Soprano giovane e dalla tecnica precisa, si sta applicando con tenacia ed intelligenza, allargando in modo sempre più convincente il repertorio e mettendo in risalto uno strumento ricco di sfumature e colori.

Il quintetto è completata da una veterana della scena, Mandy Fredrich, che offre una prova riuscita sia negli aspetti vocali che scenici.

Egisto aveva la voce  solida e squillante ed il fisico aitante di Alexander Schulz.

Rimangono i ruoli protagonistici, per i quali era comprensibilmente previsto un cambio di compagnia vista la difficoltà ed il peso dei ruoli. 

Oreste aveva la voce sicura e la figura suggestiva di Mikhail Petrenko oppure  la presenza carismatica di Lars Fosser. 

Il primo risulta più aderente, per età, alla vicenda, mentre il secondo riesce a dare un peso alla parola, a trovare il giusto peso del suono, che rende ancora più importante il peso  del  figlio di Agamennone nella vicenda.

Per entrambi il giudizio è ampiamente positivo.

Okka von der Damerau è una corretta Klytamnestra. Costruisce  il personaggio affidandosi alla voce stentorea e ne esce una donna determinata e ferrea, egocentrica e per certi versi monolitica.

Sanja Anastasia, che ricordiamo nel recente ‘Vascello Fantasma’, è cantante dal grande carisma scenico. La sua Klytämnestra domina l’intera seconda compagnia, non solo per la convincente resa vocale, con una estensione notevolissima, un peso vocale omogeneo e delle note basse di grande suggestione, ma per la capacità di cucire addosso il personaggio. La sua regina è donna lasciva, subdola, ma al tempo stesso raffinata, elegante. Riesce a muoversi con bravura, citando dipinti secessionisti e sculture decò.

La sua entrata è dirompente, ma l’uscita lascia la platea ferita, tramortita, avvinta.

Chrysothemis vede alternarsi  Simone Schneider e Regina Riel.

La Schneider, che a Trieste è stata magnifica Arianna, ha confermato una voce sicura, acuti potentissimi, un colore ricco di sfumature ed una grande eleganza in scena. La parte è molto impegnativa ed il soprano ha saputo esaltare le caratteristiche della sorella ‘buona’ di Elektra con misura e senza forzature, grazie anche ad una estensione omogenea, ampia, sicura.

La Reil ha costruito una figura più determinata, ma meno sfumata, brillando soprattutto nel canto di forza, con acuti stentorei e potenti.

Infine Elektra.

Va fatta la premessa che la parte è improba. Per durata, estensione, difficoltà interpretativa.

Sulla scena due visioni differenti, entrambe riuscite.

Diana Lamar è una fanciulla fondamentalmente rinchiusa nel suo mondo. Vive il dramma in una dimensione solitaria e la resa vocale, con alcune note che tendono ad andare indietro’, questa la sensazione che abbiamo avuto dal nostro posto,  sottolinea questa visione del personaggio.

La vendetta è diventata una sorta di gabbia nella quale si è rinchiusa e dalla quale uscirà solo con la morte. Prima della madre ed Egisto, poi con la sua.

Elena Baoukova- Kerl è una cantante straordinaria. Una di quelle voci  che lasciano senza fiato: per estensione, omogeneità, colori. Possiede note basse rotonde, piene, ammalianti, acuti  che trafiggono come lame, purissimi e luminosi. I fiati sono oceanici.

Ma queste doti, rarissime, sono solo una parte del suo talento. Fuori dalla scena la signora Baoukova- Kerl ha un volto bellissimo, comunicativo, trasmette simpatia. Non altissima, non ha il fisico della ballerina.

Ma quando entra in scena si trasforma: diviene spietata, l’espressione si fa tagliente, cattiva, cinica. Si muove agilissima, salta, rotola. Sempre appropriata, credibile, convincente. Si fa sensuale danzando, quasi una Salomè cosciente del suo fascino e gli occhi di tutto il teatro sono su di lei, che carismatica prende gli spettatori ed uno ad uno li spinge a tifare per il delitto.

Una interpretazione assoluta, che certamente è frutto della grandezza dell’interprete, della bravura del direttore, del talento pirotecnico di Filiberti.

Speriamo che in tanti accorrano ad ascoltarla nelle prossime repliche perché vedere la sua Elektra è un  autentico regalo .

Arriviamo quindi all’aspetto visivo.

Molto belli i costumi di Daniele Gelsi, che cita con perizia Klimt e Tosi, mantenendo una identità creativa preziosa.

La scena di Benito Leonori è funzionale, essenziale e suggestiva, anche grazie alle proiezioni di Mario Spinaci ed alle luci di Alessandro Carletti.

Coreografie e movimenti scenici sono firmati da Emanuele Burrafato, che ha realizzato un lavoro di grande suggestione, attentissimo alla musica, misurato ma efficacissimo, grazie all’apporto di un gruppo di ballerini di grandissima sensibilità, tecnica sicura, figura elegante.

Rimane il regista: Marco Filiberti, autore di uno spettacolo indimenticabile. Certamente una pagina storica per il teatro lirico, non solo triestino.

E’ riuscito ad affrontare un titolo fondamentalmente statico, nel quale non succede nulla, perché l’unica azione avviene fuori dal palcoscenico, regalandoci una narrazione visiva deflagrante per potenza, assoluta per misura, che ipnotizza e sommerge di spunti e citazioni.

Filiberti non ostenta, ma regala rimandi, riferimenti, citazioni, che ci fanno entrare dentro il cuore di Elektra, che dimostrano l’Universalità della sua tragedia, che tolgono la corazza alla poesia drammatica di una figlia tradita da una madre insensibile ed assassina, che la spingono ad abiurare il suo essere donna, per paura di assomigliarle.

Filiberti è ottimo regista di cinema, ma secondo noi in questa occasione si è dimostrato regista d’opera lirica di grandissimo spessore. Come se ne incontrano pochi sulla scena italiana d’oggi.

Forse perché a sua volta cantante, in tempi lontani,  riesce a cogliere di ogni interprete le caratteristiche, modellandogli addosso il ruolo, rendendolo credibile, occultandone i limiti e mettendo in risalto i punti di forza.

Non è un caso che a differenza di molti suoi colleghi era presente a tutte le repliche cui abbiamo assistito, dopo lo spettacolo parlava con gli interpreti, lo abbiamo sentito fare i complimenti alle ancelle, dando loro appuntamento per la settimana successiva.

Come volesse accompagnare questa sua creatura viva e preziosa nei suoi primi passi.

Vorremmo tanto, peraltro, che il Verdi meditasse sulla ripresa di questo spettacolo. Perché un lavoro così non merita di essere consumato in sei repliche, ma anche noi pubblico meritiamo di poterlo rivedere, rivivere, gustare ancora.

Passione, entusiasmo, competenza, autenticità.

Questo è quello di cui il teatro dell’Opera, ma in realtà il mondo, ha autenticamente bisogno.

Spettacoli così sono il segnale che la cultura, quella vera resiste.

Che la ‘periferia dell’Impero’ può essere il motore per una ripartenza autentica.

Vorremmo proprio che questo eccezionale spettacolo, premiato da applausi infiniti, ovazioni, acclamazioni per tutti, con il pubblico che continuava a battere le mani anche a sipario chiuso, fosse la prima pagina di  un libro nuovo, scritto con il coraggio della competenza e l’eroismo della libertà.

Perché, lo diciamo ancora una volta, viviamo un tempo in cui l’Arte, quella vera, è una delle poche cose che ci può far guardare oltre il fango del presente. 

 

 

Gianluca Macovez 

22 giugno 2026

 

informazioni

 

Trieste, Teatro Verdi, 20 e 21 giugno 2026

ELEKTRA

Musica di Richard Strauss

Libretto di Hugo von Hofmannsthal tratto dalla sua tragedia Elektra

La produzione

Maestro Concertatore e Direttore ENRICO CALESSO

Regia MARCO FILIBERTI

Scene BENITO LEONORI

Costumi DANIELE GELSI

Luci ALESSANDRO CARLETTI

Video MARIO SPINACI

Coreografia e movimenti scenici EMANUELE BURRAFATO

Assistente alle scene FEDERICO BALESTRO

Assistente alle luci JENNY CAPPELLONI

Maestro del Coro PAOLO LONGO

Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

 

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

 

Personaggi e interpreti

Klytämnestra / Clitennestra OKKA VON DER DAMERAU (19, 21, 26, 28/VI)

SANJA ANASTASIA (20, 27/VI)

Elektra / Elettra ELENA BATOUKOVA-KERL (19, 21, 26, 28/VI)

DIANA LAMAR (20, 27/VI)

Chrysothemis / Crisotemide SIMONE SCHNEIDER (19, 21, 26, 28/VI)

REGINA RIEL (20, 27/VI)

Aegisth / Egisto ALEXANDER SCHULZ

Orest / Oreste MIKHAIL PETRENKO (19, 21, 26, 28/VI)

LARS FOSSER (20, 27/VI)

Der Pfleger des Orest / Il Tutore di Oreste - Ein alter Diener / Un vecchio servo

ANDREA PELLEGRINI

Ein junger Diener / Un giovane servo

SAVERIO FIORE

Die Aufseherin / La sorvegliante

VALENTINA BILANCIONE

Die erste Magd / Prima ancella

SOPHIE HAAGEN

Die zweite Magd / Seconda ancella

BENEDETTA MARCHESI

Die dritte Magd / Terza ancella

MARTA LOTTI

Die vierte Magd / Quarta ancella

VERONICA PRANDO

Die fnfte Magd / Quinta ancella

MANDY FREDRICH

Die Vertraute/ La confidente

VIDA MATIČIČ MALNARŠIČ

Die Schleppträgerin / L’ancella dello strascico

FRANCESCA PALMENTIERI

Die Schleppträgerin / L’ancella dello strascico

ELISA SERAFINI

Logoteatroterapia

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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