Martedì, 14 Luglio 2026
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LA PIÙ SAGGIA DELLE FOLLIE. LA STAGIONE 2026|2027 DEL TEATRO AMBRA JOVINELLI

C’è un momento preciso in cui la finzione teatrale smette di essere un rifugio e diventa un amplificatore della realtà. La nuova stagione del Teatro Ambra Jovinelli compie esattamente questo passo: non offre risposte consolatorie, ma abbraccia “la più saggia delle follie”. Quella di usare il palcoscenico non per fuggire dal mondo, ma per guardarlo dritto negli occhi.

Il cartellone 2026/2027 sarà accompagnato proprio dal claim “La più saggia delle follie”: un ossimoro che racchiude l’essenza stessa del teatro, capace da sempre di sovvertire le regole del reale per comprenderlo meglio, di trasformare il disordine in visione, l’utopia in possibilità condivisa.
Sul palco della storica sala dell’Esquilino si alterneranno grandi classici, nuove drammaturgie e spettacoli che dialogano direttamente con il nostro tempo, attraversato da conflitti tragici e da ingiustizie per le quali non possiamo e non vogliamo smettere di indignarci. Spettacoli che insieme formano un cartellone che attraversa il presente con libertà e immaginazione per riaffermare il teatro come luogo necessario di incontro ed emozione. Ad accompagnare il pubblico in questo viaggio artisti, registi e interpreti tra i più significativi del panorama contemporaneo che porteranno in scena temi cruciali della nostra società quali relazione, potere e identità.

Accanto ai titoli di ricerca e alle grandi narrazioni contemporanee, l’Ambra Jovinelli continua inoltre a dedicare una particolare attenzione alla comicità, linguaggio centrale della propria vocazione artistica e strumento privilegiato per osservare il presente.

Prosegue anche nella prossima stagione la collaborazione con ORBITA|Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza della città di Roma, co-diretto da Valentina Marini e Mauro Astolfi.

 

L’Ambra Jovinelli conferma così la propria vocazione: essere uno spazio aperto, popolare e insieme radicale, capace di accogliere pubblici differenti e linguaggi molteplici, mantenendo viva l’idea di un teatro che non consola ma accompagna, non semplifica ma illumina.


In un tempo attraversato da incertezze e trasformazioni profonde, “La più saggia delle follie” diventa allora una dichiarazione di fiducia nell’immaginazione e nella forza del racconto dal vivo.

Perché il teatro continua a essere il luogo in cui la follia dell’arte riesce, ancora, a dirci qualcosa di profondamente vero.

 

Fabrizia Pompilio

direttore artistico

del Teatro Ambra Jovinelli

 

 

Il sipario si apre a ottobre con una serie di spettacoli fuori abbonamento che rappresentano un inno alla libertà e che interrogano il presente attraverso linguaggi contemporanei e nuove forme di racconto. Inaugura questo ciclo un grande evento teatrale internazionale: “Desert Films”, esperienza scenica visionaria e immersiva scritta da James Franco, diretta da James Franco e Peter Gold, con James Franco e Blaine Kern III, in scena dal 29 settembre al 4 ottobre. Una performance sospesa tra cinema e teatro che conduce il pubblico in un viaggio inquieto e ipnotico sul desiderio di celebrità, sul potere dell’immagine e sul lato oscuro della fama. Attraverso un racconto intenso e perturbante, lo spettacolo trasforma il palcoscenico in uno spazio in cui realtà e finzione continuamente si confondono.

Per il ciclo “a grande richiesta” due attesi ritorni: dal 6 all’11 ottobre Paolo Calabresi scrive e dirige “Tutti gli uomini che non sono”, un intenso viaggio tra identità maschili e fragilità che lo vede in scena accompagnato da Carolina Di Domenico; dal 21 al 25 ottobre Valerio Aprea porta sul palco LaPOCAlisse, una serie di monologhi scritti insieme a Marco Dambrosio, in arte Makkox in un assolo iperbolico attorno al concetto di cambiamento che riflette sulle contraddizioni del nostro tempo attraverso la sua inconfondibile energia scenica. Il 29 ottobre debutta invece “Non hanno un dubbio” di Luca Bizzarri e Ugo Ripamonti, nato dall'evoluzione del fortunato podcast Non hanno un amico (edito da Chora Media) ed è un'analisi ironica e impietosa dei tempi attuali. Luca Bizzarri porta sul palco la politica, i fenomeni social e i tic del nuovo millennio attraverso la lente della satira, offrendo al pubblico uno specchio in cui riflettersi.

Il 5 e 6 novembre arriva “Drag Ring”, progetto di Isaura Spanking con l’ineguagliabile Mariano Gallo in arte Priscilla e quattro drag queen performers. Un vero e proprio ring teatrale dove lip sync battle, performance e cultura queer si sfidano dal vivo davanti al pubblico, chiamato a eleggere la vincitrice finale. Uno spettacolo che trasforma i codici della boxe in un gioco scenico ironico e partecipativo. Il 7 novembre sarà la volta di “Odiario”, il nuovo show di Arianna Porcelli Safonov per raccontare con ironia il processo crudele di diventare grandi attraverso il grande protagonista di tutti i nostri sfoghi: il diario.   Il 9 e 10 novembre torna per il terzo anno “Svelarsi” per la regia di Silvia Gallerano, di e con Giulia Aleandri, Elvira Berarducci, Smeralda Capizzi, Benedetta Cassio, Livia De Luca, Chantal Gori, Giulia Pietrozzini, Silvia Gallerano con il contributo di Serena Dibiase e la voce di Greta Marzano. Lo spettacolo è una potente e coraggiosa esperienza teatrale che mette al centro il corpo femminile, l’autodeterminazione e il rapporto con lo sguardo degli altri. 

La stagione ha inizio dall’11 al 22 novembre con “Closer” di Patrick Marber, diretto da Fabrizio Coniglio e interpretato da Paolo Kessisoglu, Roberta Caronia, Alessandro Averone e Yeva Sai. Dopo il successo internazionale del testo e del celebre film di Mike Nichols, lo spettacolo porta in scena un intenso dramma psicologico sulle relazioni contemporanee, tra desiderio, tradimento e incapacità di amare, affidato a un cast di grande caratura artistica.

Dal 25 novembre al 6 dicembre sarà in scena “Le ultime lune” di Furio Bordon, con Alessandro Haber e Silvia Siravo, per la regia di Paolo Valerio. Marcello Mastroianni fu il primo, leggendario interprete di questo testo, considerato un classico del teatro contemporaneo italiano, che affronta con delicatezza e profondità il tema della vecchiaia e del tempo che passa, attraverso il racconto intimo di un uomo alle prese con i ricordi, gli affetti e la memoria della moglie scomparsa. Dal 9 al 20 dicembre siamo particolarmente lieti di annunciare la presenza dello spettacolo “Figli” di Mattia Torre, adattamento teatrale e regia di Fausto Paravidino, con Edoardo Pesce, Silvia D’Amico, Carlo De Ruggieri e Cristina Pellegrino. Ultimo testo scritto da Torre per il cinema, “Figli” racconta con ironia feroce e straordinaria lucidità le fragilità della vita contemporanea e le contraddizioni della genitorialità. La presenza di questo spettacolo assume un significato speciale anche per il profondo legame tra Mattia Torre e il Teatro Ambra Jovinelli, luogo che negli anni ha accolto e condiviso il suo immaginario artistico e umano. A portare oggi in scena le sue parole è Fausto Paravidino, autore e regista vicino al suo universo creativo, in un progetto che vuole essere un modo per continuare a far vivere nel presente una delle voci più importanti e necessarie della drammaturgia italiana contemporanea. Capodanno si festeggia con uno degli appuntamenti più attesi della stagione: dal 22 dicembre al 10 gennaio va in scena “Ruoli secondari” firmato da Ferzan Ozpetek, amatissimo regista cinematografico che negli anni ha eletto il Teatro Ambra Jovinelli a sua casa teatrale, costruendo con il pubblico romano un legame speciale. La sua presenza in cartellone rappresenta ormai una tradizione capace di unire cinema e teatro in un dialogo continuo.

Dal 13 al 24 gennaio arriva “La cosa giusta” di Giacomo Ciarrapico, autore e regista insieme a Mattia Torre e a Luca Vendruscolo della serie cult “Boris”. Dino Abbrescia, Massimo De Lorenzo, Alessandro Tiberi e Claudia Potenza sono gli interpreti di una commedia tra comicità e tensione morale che racconta la storia di tre preti di periferia maldestri decisi a rubare ai ricchi per aiutare i poveri. Quello che nasce come un gesto impulsivo si trasforma però in una spirale sempre più incontrollabile di follia.

Dal 27 gennaio al 7 febbraio sarà in scena uno degli spettacoli più attesi dell’anno: “Incendi” di Wajdi Mouawad, con la regia di Marco Lorenzi e un cast guidato da Frédérique Loliée e Filippo Dini,  tra gli interpreti più autorevoli del teatro italiano ed europeo. Considerato uno dei testi più intensi della drammaturgia contemporanea, “Incendi” attraversa memoria, identità e legami familiari attraverso il viaggio di due figli alla ricerca della verità sul passato della madre, segnato dalla guerra e dalle sue eredità irrisolte. In un presente ancora segnato da conflitti e tensioni internazionali, il Teatro Ambra Jovinelli è particolarmente felice di ospitare questo spettacolo, che assume una forza e un’urgenza speciali proprio alla luce del momento storico, trasformando la scena in uno spazio di riflessione sulle ferite della guerra e sulle loro conseguenze nel tempo.

Dal 10 al 21 febbraio arriva “Educazione sentimentale”, scritto e diretto da Ivan Cotroneo e interpretato da Giuseppe Fiorello. Un monologo potente che ripercorre la vita di un uomo e la sua formazione dentro i modelli di mascolinità imposti dalla società, fino a metterne in luce fragilità e contraddizioni. Un testo necessario, che unisce scrittura e sguardo registico di Ivan Cotroneo alla presenza scenica intensa e profondamente empatica di Giuseppe Fiorello, protagonista di un racconto che alterna ironia, verità e disincanto.

Dal 24 febbraio al 7 marzo sarà il turno di un grande classico: “Otello” di William Shakespeare con la drammaturgia di Dacia Maraini e la regia di Giorgio Pasotti. Il progetto rilegge lo storico capolavoro mettendo al centro i temi della violenza di genere, del possesso e della gelosia come meccanismi ancora tragicamente attuali. Protagonista nel ruolo di Otello Giacomo Giorgio, volto noto della serie “Mare Fuori”, in un racconto che si rivolge con particolare attenzione alle nuove generazioni ma che ci riguarda tutte e tutti.

Dal 10 al 21 marzo il cartellone vede in programma “Le nostre donne” di Éric Assous, con la regia di Alberto Giusta e un cast guidato da Luca Bizzarri recentemente tornato al suo primo amore, il teatro, Enzo Paci e Antonio Zavatteri. Una commedia comica e intelligente, magistralmente dosata in perfetto stile francese: tre amici di lunga data si ritrovano per una serata come tante, ma una confessione inaspettata rompe l’equilibrio e trasforma la loro consueta partita a poker in uno scontro che mette in discussione l’amicizia stessa. Al centro, le donne delle loro vite: assenti fisicamente, ma determinanti in ogni parola e decisione. Il testo ha conosciuto un grande successo in Francia, dove è stato portato in scena da interpreti come Daniel Auteuil, Jean Reno e Richard Berry.

Dal 31 marzo all’11 aprile Alessio Boni è protagonista di “Molière – L’arte della beffa”, da un testo di Francesco Niccolini liberamente ispirato a La vita del signor de Molière di Michail Bulgakov, con la regia di Roberto Aldorasi, Alessio Boni e Marcello Prayer che ne curano la drammaturgia con lo stesso Niccolini. Lo spettacolo ripercorre la vita del grande autore francese, dagli esordi alla corte di Luigi XIV, raccontando la nascita di un teatro rivoluzionario capace di mettere in scena, con ironia, i vizi umani. Tra successi e censure emerge il ritratto di un artista che ha cambiato il teatro per sempre. Un racconto che intreccia biografia e mito, fino alla morte in scena di Molière e alla sua permanenza simbolica come autore “vivente”, moderno e ancora oggi in tournée nei teatri del mondo.

Dal 14 al 25 aprile un altro imperdibile appuntamento: “Scheda bianca”, tratto da José Saramago, con adattamento di Emanuele Aldrovandi e Serena Sinigaglia, che firma anche la regia in collaborazione con Omar Nedjari. Protagonista della piéce sarà il grande Rocco Papaleo che veste i panni di un commissario che in una città in cui alle elezioni tutti votano scheda bianca indaga sul significato di questo gesto collettivo che diventa progressivamente un caso politico e morale. Una riflessione ironica sulla fragilità della democrazia e sul rapporto tra potere e libertà. Dal 5 al 16 maggio torna all’Ambra il duo comico italiano per eccellenza: Ale&Franz sono i protagonisti di “Capitol’ho”, scritto da Francesco Villa, Alessandro Besentini, Alberto Ferrari e Antonio De Santis, con la regia di Alberto Ferrari. I due artisti attraversano i propri trent’anni di carriera tra personaggi storici e nuove invenzioni, aprendo il proprio universo surreale a ospiti e situazioni inedite. Uno spettacolo che rilancia e rinnova il loro linguaggio comico, giocando con l’imprevedibilità e con il rapporto diretto con il pubblico. La stagione si chiude dal 19 al 23 maggio con un altro titolo del ciclo “a grande richiesta”: “Perfetti sconosciuti” scritto e diretto da Paolo Genovese. Un successo prima cinematografico e poi teatrale senza precedenti che non ha quasi bisogno di presentazioni, una brillante commedia su amicizia, amore e tradimento che si sta imponendo come un classico contemporaneo. In scena Dino Abbrescia, Alice Bertini, Paolo Briguglia, Paolo Calabresi, Massimo De Lorenzo, Cristina Pellegrino e Valeria Solarino. 

 

 

redazione

3 giugno 2026

 

 

informazioni 

Abbonamenti
Anche per la stagione teatrale 2026 | 2027, proponiamo numerose e diversificate formule di abbonamento ripristinando la prelazione del posto per chi rinnoverà entro il 3 luglio per i nostri abbonati fissi della stagione 2025-2026.

 

Dopo l'estate, il ventaglio di proposte verrà ampliato grazie all’utilizzo delle formule d'abbonamento a posto libero. La campagna abbonamenti si concluderà come sempre a dicembre con l'amatissima Merry Jovinelli, la nostra fortunatissima idea regalo natalizia.

 

Biglietti:

Prezzi per il venerdì, sabato e domenica 

Interi: Poltronissima € 39 - Poltrona € 34 – I galleria € 28 – I galleria sgabelli € 25 – II galleria € 22

Prezzi per martedì, mercoledì, giovedì e sabato pomeriggio

Interi: Poltronissima € 35 - Poltrona € 30 – I galleria € 25 – I galleria sgabelli € 22 – II galleria € 19

 

Biglietti spettacoli DESERT FILMS

Interi: Poltronissima € 45 - Poltrona € 40 – I galleria € 34 – I galleria sgabelli € 31 – II galleria € 28

 

Biglietti spettacolo DRAG RING

Interi: Platea € 30 – I galleria € 24 – II galleria € 17

 

Biglietti spettacolo SVELARSI (spettacolo per sole donne cis, trans, no binary)

Posto unico di platea € 25,00

 

Biglietti spettacoli PERFETTI SCONOSCIUTI

Interi: Poltronissima € 43 - Poltrona € 38 – I galleria € 32 – I galleria sgabelli € 29 – II galleria € 26

 

Contatti

Botteghino 06 83082620  

dal 30 maggio al 27 giugno dal lunedì al sabato ore 10.00 – 19.00 (chiuso 2 e 29 giugno)

dal 30 giugno: dal lunedì al venerdì ore 10.00 - 19.00

Agosto : chiusura estiva

Dal 1 settembre fino ad inizio spettacoli: dal lunedì al sabato ore 10.00-19.00

Orario invernale: dal martedì al sabato ore 12.00 - 19.00 e la domenica ore 14.00-16.00 - lunedì chiuso

 

Ufficio Promozione 06 88816460 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

dal lunedì al venerdì ore 11.00-13.00 e 15.00-17.30

 

SPETTACOLI IN CARTELLONE

   

29 settembre | 4 ottobre 2026

FONDAZIONE TEATRO DI NAPOLI - TEATRO BELLINI, ASHTON RAMSEY

presentano

 

JAMES FRANCO            BLAINE KERN III 

 

DESERT FILMS

scritto da James Franco

regia James Franco e Peter Gold

Desert Films è una performance teatrale dal vivo con protagonisti James Franco e Blaine Kern, parte di una serie di narrazione cinematografica che esplora la natura e il prezzo della fama.
Questo lavoro riprende il personaggio ispirato a Robert Blake dal film Highway, presentandolo come una misteriosa manifestazione che affronta un giovane attore - rapito e legato - e pronuncia un monologo inquietante sulla seduzione e le trappole della celebrità. La performance sfuma intenzionalmente il confine tra cinema e teatro, realtà e finzione, creando un’esperienza intima e perturbante in cui il pubblico ha la sensazione di assistere a qualcosa di crudo e immediato - quasi come se una scena cinematografica prendesse vita sul palcoscenico.

Uno dei miei principali interessi è Hollywood - leggo ogni libro possibile sui film del passato, su quelli contemporanei, e sulle star, i registi, i montatori, i direttori della fotografia e gli sceneggiatori nel corso della storia di questo mezzo - anche gli scenografi. Amo profondamente l’arte e il mestiere del cinema e le persone che vi si dedicano. Sono anche molto interessato alle storie che riguardano Hollywood come una sorta di dipendenza, storie in cui le persone amano Hollywood così tanto che qualcuno finisce addirittura per morire a causa della sua vicinanza al “calore” di Hollywood.

James Franco

 

 

 

 

6 | 11 ottobre 2026

NUOVO TEATRO DIRETTA DA MARCO BALSAMO

presenta

 

PAOLO CALABRESI

 

TUTTI GLI UOMINI CHE NON SONO

tratto dal libro omonimo di Paolo Calabresi

 

e con Carolina Di Domenico

 

scritto e diretto da Paolo Calabresi

 

“Tutti gli uomini che non sono” è uno spettacolo che ripercorre l’incredibile storia realmente accaduta delle trasformazioni di Paolo in personaggi realmente esistenti.

Molti ricordano la straordinaria performance del falso Nicolas Cage, accolto allo stadio con tutti gli onori dal presidente del Milan, seguita nel corso degli anni da molte altre operazioni di trasformismo.

Ma quello che pochi sanno è che queste impressionanti performance nascono in conseguenza di alcuni eventi traumatici che Paolo ha subito nel giro di poche settimane, e da cui è uscito attraverso un uso “improprio” del suo mestiere di attore. Ha cominciato infatti a rubare l’identità di persone famose realmente esistenti nella vita reale e all’insaputa di tutti. Una serie di operazioni che ha finito per coinvolgere la sua vita privata investendo la sua numerosa famiglia, e in particolare la relazione con la moglie, figura fondamentale che sarà interpretata da Carolina Di Domenico.

 

Questo spettacolo è la rappresentazione viva di questa incredibile storia.

 

I filmati originali e inediti girati da Paolo a documentazione dei suoi “falsi”, in cui si finge, di volta in volta, Nicolas Cage, John Turturro, Marilyn Manson, un capo africano, un cardinale e via dicendo, saranno parte integrante della rappresentazione e daranno vita a una rappresentazione in cui realtà e finzione sono indistinguibili.

 

Potremmo descrivere “Tutti gli uomini che non sono” come una commedia-verità, di una comicità a tratti esilarante, che ha l'ambizione di sviluppare delle tematiche complesse filtrandole attraverso la costante lente dell'ironia, ma soprattutto una riflessione su quella che percepiamo come “identità”.

 

NOTA DEL REGISTA

Questo spettacolo nasce da un’esperienza personale realmente vissuta. Per alcuni anni della mia vita, parallelamente al mio lavoro “normale”, mi sono dedicato a fingermi persone realmente esistenti in situazioni reali e all’insaputa di tutti, accumulando molto materiale video che nessuno ha mai visto. Qui lo mostrerò.

Ma questo spettacolo racconta anche come è nata questa attività, come si è trasformata nel tempo, e soprattutto le conseguenze che ha avuto sulla mia vita familiare.

Ho pensato a lungo su quale destinazione dare alle tante ore di filmati che ho girato in quegli anni. Solo dopo molto tempo ho capito che non volevo soltanto raccontare le mie “imprese”, ma anche parlare della perdita di sé stessi, del gioco dell’attore, della confusione tra vero e falso, e soprattutto delle cose incredibili che possono nascere dal dolore.

Perché non c’è condizione più favorevole di quella di chi non ha nulla da perdere per tirar fuori capacità nascoste.

 

 

 

21| 25 ottobre 2026

ARGOT PRODUZIONI E DADA

IN CO-PRODUZIONE CON FONDAZIONE SIPARIO TOSCANA ONLUS –

 LA CITTÀ DEL TEATRO

IN COLLABORAZIONE CON PIERFRANCESCO PISANI E ISABELLA BORETTINI PER INFINITO IN COLLABORAZIONE CON ELASTICA

 

VALERIO APREA 

 

LAPOCALISSE

 

con Valerio Aprea

testi Makkox e Valerio Aprea

 

 

L’ apocalisse è imminente. 

L’ apocalisse è prossima.

L’apocalisse è inevitabile.

Ma siamo proprio sicuri? Davvero non c’è un barlume di speranza? Un minimo spiraglio di possibile intervento per scongiurare un destino che sembra ineluttabile? E se sì, a quali condizioni? Attraverso quali ostacoli? Siamo ancora in tempo per correggere la rotta? Ma poi, soprattutto, la vogliamo davvero correggere questa rotta?

 

 

Note allo spettacolo

"Così come alcuni dei grandi geni della storia sono stati spesso accostati a sindromi cognitivo- comportamentali cui sembra debbano attribuirsi proprio le cause della loro stessa genialità, Marco anche credo abbia un problema simile se non addirittura neurologico nel senso che lui vede la realtà tipo Keanu Reeves in Matrix quando alla fine la decripta riuscendo a leggerla in quelle stringhe di dati verdi tipiche delle macchine. Ecco Marco riesce a leggere le cose nella loro potenziale versione comica, ma non solo, anche poetica o allegorica, in continuazione, ogni secondo, ovunque, in automatico, è più forte di lui. Ed è imbarazzante averci a che fare. Perché è chiaramente un potere soprannaturale che tu non hai né avrai mai. È come lavorare con un Avenger. 

E io, grazie a lui, a mia volta ho scoperto di poter umilmente azzardare ad avventurarmi oltre la soglia di demarcazione tra attorialità (esclusivamente esecutivo-performativa) a me pertinente, e autorialità (creativo-ideativa) a me invece, sin qui, preclusa. Ecco, nel lavoro di questi ultimi 4 anni a Propaganda live ho avuto quindi la fortunata opportunità di poter collaborare alla creazione, elaborazione e stesura di una trentina di monologhi principalmente in fase di editing, cioè di rifinitura, messa a punto e revisione, e talvolta anche di briefing ossia di spunti iniziali da cui partire, stabilendo così un rapporto con Marco che mi sentirei di paragonare, in termini automobilistici da Formula Uno, a quello tra ingegnere-costruttore (lui) e pilota-collaudatore-meccanico (io). 

                                                                                                                                          Valerio Aprea

 

 

 

 

 

29 ottobre 2026

ITC2000 e BEST LIVE

presentano

 

LUCA BIZZARRI 

 

NON HANNO UN DUBBIO

di Luca Bizzarri

scritto con Ugo Ripamonti

 

ispirato al podcast “Non hanno un amico”

edito da Chora Media

 

Un nuovo spettacolo ispirato al podcast “Non Hanno Un Amico” e al libro omonimo di Luca Bizzarri, un altro sagace utilizzo delle centinaia di micronarrazioni che hanno appassionato ovunque il pubblico del tour 2024/25. Un podcast nato per raccontare una campagna elettorale che è diventato rapidamente seguitissimo fenomeno di costume, presidio satirico permanente del quotidiano.

I tempi e la Storia sono cambiati molto rapidamente nell’ultimo anno e così anche la restituzione teatrale, con le sue folgoranti illuminazioni comiche, si aggiorna, cresce e si adatta.

Nuovi e vecchi personaggi pubblici a loro volta si adattano allo spirito dei tempi e, purtroppo, ci dice Bizzarri, ora “Non hanno un dubbio”

...

 

La comunicazione politica dei nostri tempi, i fenomeni social, il costume e il malcostume di un nuovo millennio: uno specchio spesso impietoso ma mai banale condotto con l’irriverente intelligenza e il carisma di un grande interprete.

 

 

 

5| 6 novembre 2026

NUOVO TEATRO DIRETTA DA MARCO BALSAMO

presenta

 

PRISCILLA 

 

DRAG RING

un progetto di Isaura Spanking

 

e con quattro drag queen performers

 

Il drag show incontra il ring: performance, lip sync e cultura queer in una sfida spettacolare dal vivo. Drag Ring è uno spettacolo performativo che trasforma il palco in un vero e proprio ring, mettendo in scena una serie di sfide tra drag performer costruite come autentici match di combattimento. Ispirato all’immaginario della boxe e ai codici degli eventi sportivi, lo show rielabora il linguaggio della competizione in chiave queer, ironica e teatrale, dando vita a un format originale incentrato sull’arte del lip sync. Round dopo round, le performer si affrontano in duelli “una contro una” sulle note di brani pop iconici, attraverso performance che combinano interpretazione, presenza scenica, precisione performativa e capacità di coinvolgimento del pubblico. Ogni sfida viene giudicata direttamente dagli spettatori, chiamati a partecipare attivamente all’energia del ring e a decretare le vincitrici delle singole battle. L’evento nasce dal desiderio di creare un drag show non convenzionale, capace di appropriarsi e sovvertire simbolicamente l’estetica e la cultura machista legata al mondo del pugilato. Drag Ring utilizza infatti la struttura competitiva del match sportivo come dispositivo scenico, decostruendone i codici tradizionali attraverso il linguaggio della performance drag, della cultura pop e della teatralità contemporanea. Pur mantenendo una forte componente spettacolare e apparentemente imprevedibile, lo show è costruito con una rigorosa preparazione performativa. Le artiste coinvolte ricevono infatti con largo anticipo la selezione musicale sulla quale preparare le proprie esibizioni, affinché ogni lip sync possa esprimere al massimo il potenziale artistico e scenico delle performer.

Al termine delle sfide, le due drag queen che avranno ottenuto il maggior numero di vittorie accederanno al duello finale, durante il quale il pubblico eleggerà la vincitrice assoluta della serata: la “Bestia da Lip Sync”. Drag Ring si propone come un’esperienza di intrattenimento immersiva e partecipativa, capace di unire spettacolo dal vivo, cultura queer e linguaggi pop contemporanei in un format ad alto impatto scenico.

 

 

7 novembre 2026

MILAGROS

presenta

 

ARIANNA PORCELLI SAFONOV

 

ODIARIO

di e con Arianna Porcelli Safonov

 

distribuzione Terry Chegia

 

Scrivere un diario ci fa bene, lo dice la scienza.

Si chiama “journaling”, l’abitudine di scrivere con regolarità per riflettere su ciò che accade nella propria vita e che è oggi riconosciuto come uno strumento efficace per il benessere mentale. Ma allora perché tutti i personaggi famosi che ne hanno tenuto uno, sono morti male?!

Da Sylvia Plath a Virginia Wolf, da Anna Frank a Jack Kerouac fino a Franz Kafka, la lista di nomi che dimostra quanto il diario non aiuti è interminabile.

Probabilmente, la causa della disgrazia sta nell’errore fatale di rileggerli.

Il diario ci sostiene se resta segreto e dimenticato altrimenti è solo una dimostrazione in più di quanto la nostra vita abbia fatto cilecca qui e lì.

Odiario è lo show di Arianna più vicino alla stand-up americana degli anni 80.

Dopo aver visto Delirious, lo show di Eddy Murphy, Arianna scrive un progetto dedicato ai ricordi dell’adolescenza attraverso la rilettura dei suoi diari segreti, scritti a partire dal 1993 sino ad oggi, in grado di offrire una vergognosa carrellata di tutto ciò che si deve subire per poter finalmente poter dire di essere diventati grandi, ricordandosi però di mantenere ben segreto il processo bizzarro con cui lo si sia diventati.

 

 

 

9|10 novembre 2026

TEATRO DIONISO 

presenta

 

SVELARSI

un progetto a cura di Silvia Gallerano

regia di Silvia Gallerano

di e con Giulia Aleandri, Elvira Berarducci, Smeralda Capizzi, Benedetta

Cassio, Livia De Luca, Chantal Gori, Giulia Pietrozzini, Silvia Gallerano 

con il contributo di Serena Dibiase e la voce di Greta Marzano

allestimento luci Camila Chiozza

consulenza costumi Emanuela Dall’Aglio

cura del progetto Nicoletta Scrivo

 

una produzione Teatro di Dioniso, direzione artistica Michela Cescon

in collaborazione con PAV nell’ambito di Fabulamundi Playwriting Europe,

direzione Claudia Di Giacomo e Roberta Scaglione e Frida Kahlo Productions

 

si ringraziano per il supporto e l’ospitalità ATCL per Spazio Rossellini,

Lottounico, Fortezza Est e Fivizzano27

 

Solo corpi femminili: è questo l’esperimento.

Si tratta di una chiamata. Risponde chi se la sente. Non è per tutti. È per chi ha voglia di incontrarci. Non ci mostriamo come animali di uno zoo. Accogliamo chi è interessata a rispecchiarsi.

Ci sono parole. Tante. Che coprono, che proteggono i corpi. E poi ci sono i corpi. Così come li guardiamo allo specchio quando ci svegliamo. Prima di camuffarli per camminare in mezzo agli altri. Sai quando si dice: immagina una persona che ti fa paura mentre è nuda. Per smontarla. Per vedere che è composta dagli stessi pezzi che compongono te. Ecco, noi ci spogliamo proprio. I nostri pezzi li mostriamo tutti.

E come i nostri corpi mostrati a pezzi, così si presenta il lavoro. Una composizione di quadri, fatti di immagini e parole. Una successione di tappe, per arrivare ad assemblare i giusti pezzi, per trovargli collocazione. Per trovargli visione. Svelarsi è un’altalena tra un senso di invasione, una mancanza di spazio, una compressione, da una parte; la potenza, lo strabordare, la risata travolgente, dall’altra. La cultura patriarcale che ancora ci circonda, insegna alle donne, sin da piccole, a limitare i propri desideri di potenza, ad accettare invasioni di campo da parte dell’altro sesso (dove il campo è il corpo), a mettersi in disparte e per senso di costrizione spesso a esplodere. Si parte da vissuti diversi che hanno una nota comune: di umiliazione, di mutilazione, di invisibilità. Messi insieme, tutti questi vissuti, si mostrano per quel che sono: semplici soprusi, spesso meschini. Se ne vedono i contorni tragicomici, si impara a riderci su e a rispondere con una potenza che non è stata sopita. Il lavoro di scrittura è un lavoro condiviso: ogni attrice ha scritto con le parole o con il proprio corpo la sua presenza in questo lavoro. La scrittura non è solo di parole, anzi è soprattutto una scrittura di corpi. Le parole a volte sono gli inganni, il rumore dell’abituale: i corpi, in questi momenti di svelamento rivelano la vera essenza, il discorso non articolato ma presente. Svelarsi è un percorso di ricerca. Per questo si rivolge a un pubblico esclusivamente di donne (cis, trans e non binarie). Tutte quelle che vivono in un corpo di donna. Non si tratta di creare uno spazio sicuro per chi è sul palco, ma di indagare che cosa succede ai corpi simili di chi assiste, domandarsi se il proprio corpo risuona più profondamente con quello che vede, nudo, in scena.

 

 

11|22 novembre 2026

CMC|NIDODIRAGNO

presenta

 

CLOSER

di Patrick Marber

con Paolo Kessisoglu, Roberta Caronia, Alessandro

Averone, Yeva Sai

regia Fabrizio Coniglio

 

Dopo il successo mondiale del testo teatrale del 1997 e l'iconica trasposizione cinematografica del 2004 diretta da Mike Nichols, Closer arriva sulle scene italiane con un cast di altissimo profilo.

Lo spettacolo segna infatti l'atteso ritorno al teatro di prosa di Paolo Kessisoglu, che si riavvicina al palcoscenico con un ruolo di grande spessore drammatico, affiancato dall'eccellenza tecnica di Roberta Caronia, attrice tra le più premiate e stimate della scena nazionale, e dal rigore interpretativo di Alessandro Averone, attore di solida formazione internazionale. Completa il quartetto la giovanissima Yeva Sai, già star della serie cult Mare Fuori, qui al suo debutto teatrale. L'opera di Patrick Marber è un’anatomia spietata e magnetica dei rapporti sentimentali moderni, vero manifesto di un'intera generazione.

Al centro della vicenda si intrecciano le vite di quattro sconosciuti — un giornalista necrologista, una spogliarellista, un dermatologo e una fotografa — i cui destini si scontrano in un gioco pericoloso di seduzione, tradimento e ricerca di verità. Closer non è solo una commedia sulle relazioni, ma un dramma psicologico che scava nel desiderio di possesso e nell'incapacità di essere autentici con l’altro. Attraverso dialoghi serrati, taglienti e di una modernità disarmante, lo spettacolo esplora la sottile linea che separa l'amore dall'ossessione, rivelando come spesso la vicinanza estrema (closer, appunto) finisca per allontanarci irrimediabilmente dalla persona che amiamo."Il tratto psicologico che accomuna i quattro protagonisti — argomenta il regista Fabrizio Coniglio — è l’incapacità non solo di amare, ma persino di voler 'vedere' l’altro. Il partner diventa uno strumento per confermare le proprie insicurezze. Nessuno, tranne forse Alice – la più giovane e la vera vittima di questo gioco amoroso – riesce a conoscere davvero l’altro e ad abbandonarsi serenamente all’incontro con la persona amata. Spesso, anzi, la persona 'amata' diventa un mezzo di rivalsa verso il vecchio partner. Non c’è nulla di retorico o sentimentalistico in questo testo: ogni scena, con dialoghi calibrati psicologicamente, racconta la gabbia individualistica in cui intere generazioni restano imprigionate.”

Un allestimento intenso che riporta a teatro la forza di una scrittura capace di parlare direttamente alle zone d'ombra dei nostri sentimenti, affidata a interpreti di straordinaria caratura e sensibilità.

 

25 novembre |6 dicembre 2026

TEATRO STABILE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA E GOLDENART PRODUCTION

presentano

 

ALESSANDRO HABER      SILVIA SIRAVO

 

LE ULTIME LUNE

di Furio Bordon

 

con Alessandro Haber

e Silvia Siravo e un attore in via di definizione

regia di Paolo Valerio

luci Gigi Saccomandi

 

Scritto all’inizio degli anni Novanta e interpretato per la prima volta in Italia da un memorabile Marcello Mastroianni nella stagione 1995-1996, “Le ultime lune” di Furio Bordon è un capolavoro del teatro dell’ultimo secolo, considerato - come nessun altro testo teatrale coevo - un vero classico.

L’opera drammaturgica - amata dal pubblico e dalla critica, tradotta e pubblicata in molte lingue e messa in scena in più di 20 Paesi - coinvolge ed emoziona affrontando in modo molto poetico, ma anche dolorosamente sincero, il tema della fragilità della vecchiaia.

Dopo la straordinaria prova di Mastroianni (Premio Ubu e IDI come miglior attore), il ruolo del protagonista è stato sostenuto in un’edizione radiofonica da Gastone Moschin e nuovamente a teatro da Gianrico Tedeschi, che ne fece il suo cavallo di battaglia fra il 2000 e il 2010.

Ora “Le ultime lune” ritorna finalmente sui palcoscenici italiani grazie ad una nuova produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia diretta da Paolo Valerio, e ad un interprete, Alessandro Haber - reduce da un grandissimo successo nello sveviano “La coscienza di Zeno”, sempre per la regia di Valerio - che sicuramente saprà donare inaspettate profondità e sfumature all’anziano, ironico e commovente protagonista.

La scrittura potente e contemporaneamente delicata, raffinata e vera di Furio Bordon - eccellente autore triestino, premiato e seguito sia in ambito di narrativa che di produzione drammaturgica - porta il pubblico in un universo palpitante di emozioni, di dinamiche familiari e intime, tutte condivisibili e capaci di toccare profondamente.

Un anziano professore aspetta nella sua stanza l’arrivo del proprio figlio, che lo accompagnerà nella casa di riposo dove ha scelto di stabilirsi, per lasciare più spazio in casa ai nipotini. Durante questa attesa, sicuramente densa d’inquietudine e malinconia, dialoga con la moglie, o meglio con il ricordo della moglie, morta molti anni prima. È una conversazione ricca di tenerezze e memorie, di dolci punzecchiature, ma anche di struggenti verità: la vecchiaia, la paura della morte, la fredda prospettiva del ricovero per anziani, l’assieme di tenerezza e delusione verso il figlio che non ha saputo - o forse voluto - farlo desistere dal suo intento. Il distacco purtroppo avverrà, e la conclusione nell’ospizio sarà nel segno di una serena resa allo scorrere del tempo e della vita.

 

 

 

9|20 dicembre 2026

NUOVO TEATRO DIRETTA DA MARCO BALSAMO

presenta

EDOARDO PESCE    SILVIA D’AMICO 

 

FIGLI

di Mattia Torre

 

adattamento teatrale e regia di Fausto Paravidino

 

e con Carlo De Ruggieri - Cristina Pellegrino

 

«Sono nato nel ’72, sono un elettore di sinistra e la mia vita di elettore è sempre stata tormentata e infelice. Questa sciagura è bilanciata da una vita molto fortunata: faccio un bellissimo lavoro, ho famiglia e amici stupendi, un buon carattere. Ho fatto due figli, scritto libri, piantato alberi, e se morissi domani non si potrebbe dire che è una vita buttata.»

Mattia Torre

 

Autore teatrale, sceneggiatore, regista e scrittore, Mattia Torre continua a vivere attraverso le sue parole: in teatro, in televisione, al cinema. Eppure, forse, ci siamo accorti troppo tardi di chi fosse davvero. Della profondità del suo sguardo, della precisione della sua scrittura, di quanto il suo lavoro abbia inciso nella cultura italiana contemporanea. Scomparso a Roma nel 2019, a soli 47 anni, ha lasciato un’eredità artistica rara, capace di raccontare con lucidità e ironia le fragilità del nostro tempo.Per continuare a ricordarlo — e, soprattutto, per farlo risuonare ancora nel presente — abbiamo deciso di portare in scena “Figli”, il suo ultimo testo scritto per il cinema. Un’opera insieme intima e universale, feroce e tenera, capace di raccontare la complessità della genitorialità e della vita contemporanea con lo stile unico di Torre. A condividere questo percorso abbiamo invitato Fausto Paravidino, autore e regista, amico e interprete sensibile del suo immaginario, coinvolto nel progetto nel rispetto dello sguardo di Torre, in dialogo con la sua eredità e con le generazioni di oggi. Non è un omaggio. È un modo per continuare a far risuonare nei teatri una voce necessaria. Perché Mattia Torre non apparterrà mai al passato: parla ancora — e forse oggi più che mai.

 

C’è una coppia che sta bene, si amano, vanno al cinema, hanno gli amici, si fanno le pizze, gli aperitivi, le vacanze e persino il teatro. Visto che stanno così bene diventano grandi e fanno una bambina. La loro vita cambia quasi completamente ma non tornerebbero indietro, prima erano felici in due, ora lo sono in tre: ancora di più. Poi la gioia, la vita, il destino… fanno un altro figlio. E tutto comincia ad andare a rotoli. Col secondo figlio succede loro quello che il secolo scorso succedeva quando se ne facevano una decina: la mamma diventa una mucca, il padre un bue da aratro. Bestie da soma.  Il welfare è quello che è, l’Italia - lo sappiamo - da quel lato è il posto più difficile d’Europa e Roma è il posto più difficile d’Italia, ci vorrebbero più nonni più soldi, più nidi, più tutto… e invece siamo noi due che ce la mettiamo tutta con una bambina che pure ce la mette tutta e un bimbo nuovo nuovo che è venuto al mondo vestito da problema. Ma è possibile che sia davvero lui il problema? A volte magari sì. Ma nel nostro caso no. E i nostri eroi dovranno trovare il coraggio di andare un po’ a fondo del problema se lo vogliono risolvere (e lo vogliono) e diventare ancora un pochino più grandi di quello che gli sembrava di essere già. “Figli” è un film di Mattia Torre di qualche anno fa, che adesso diventa una commedia di Mattia Torre e Fausto Paravidino. Io sono Fausto e ho provato ad aiutare Mattia a fare l’adattamento teatrale della sua commedia visto che lui non c’è più. Ho cercato di scrivere insieme a lui, con rispetto per il suo gusto (che condivido, per cui non è stato quello un gran sforzo) ma senza timori reverenziali, se qualcosa non mi funzionava bene ho cercato di vedere se cambiandola funzionava meglio. Adattare una sceneggiatura al teatro non è un atto automatico, il cinema rivela certi aspetti della vita e della scrittura, il teatro ne rivela altri. Questo per dire che chi ha amato il film lo ritroverà, ma quello che ho cercato di fare con questo adattamento e che cercherò di fare con lo spettacolo non è la ribollita. È un’altra cosa, speriamo tutti una cosa in più e non una cosa in meno. In scena si vedranno quattro attori. Due interpretano lui e lei, la coppia, gli altri due, insieme alla scena interpreteranno tutto il mondo perché in questo Mattia Torre è molto chiaro: quando guarda in una stanza dal buco della serratura è tutto il mondo che cerca di vedere. Ci proveremo, non vedo l’ora.

 

Fausto Paravidino

 

 

 

22 dicembre 2026 | 10 gennaio 2027

NUOVO TEATRO DIRETTA DA MARCO BALSAMO

presenta

 

RUOLI SECONDARI

IL NUOVO SPETTACOLO DI

FERZAN OZPETEK

 

Ferzan Ozpetek torna a emozionare e divertire il pubblico

con la sua nuova regia teatrale!

 

 

 

13 | 24 gennaio 2027

NUOVO TEATRO DIRETTA DA MARCO BALSAMO

presenta

 

LA COSA GIUSTA

 

con Dino Abbrescia, Massimo De Lorenzo, Alessandro Tiberi, Claudia Potenza

e un’altra attrice in via di definizione

 

testo di Giacomo Ciarrapico

con la collaborazione Di Carlo Quinto

e la consulenza di Ivan Quintavalle

regia Giacomo Ciarrapico

 

Rubare ai ricchi per dare ai poveri: può essere giusto?

Robin Hood aveva già dato la sua risposta.

Ma cosa succede quando a farlo sono tre preti?

Un parroco e due viceparroci, in una chiesa all’estrema periferia di Roma.

Tre uomini molto diversi tra loro, quasi agli antipodi, uniti da una vocazione nata lungo le imprevedibili vie del Signore.

Tutto inizia quasi per caso: un piatto d’argento, sottratto d’impulso da Don Michele nella casa di un senatore. Un gesto isolato. O almeno così sembra.

Perché da lì, in breve tempo, prende forma una spirale di furti sempre più audaci — e sempre meno maldestri —animati da un intento nobile: aiutare le famiglie più in difficoltà.

Dovrebbero fermarsi.

Dovrebbero pentirsi.

Ma per ragioni misteriose — forse neanche troppo — non ci riescono.

E mentre le tensioni interne crescono e le pressioni esterne si fanno sempre più forti, il gioco si complica.

Fino a rendere inevitabile la caduta.

In fondo, però, questa è una storia di amicizia e di follia.

Una storia che, a modo suo, riguarda tutti noi.

 

 

27 gennaio | 7 febbraio 2027

 

TEATRO STABILE DEL VENETO – TEATRO NAZIONALE 

 

INCENDI

 

di Wajdi Mouawad

 

regia Marco Lorenzi

 

con Frédérique Loliée, Filippo Dini e cast in via di definizione

 

scene Daniele Spanò

disegno luci Umberto Camponeschi

costumi Alessio Rosati

disegno del suono Massimiliano Bressan

regia video Daniele Spanò

 

regista assistente Lorenzo De Iacovo

 

produzione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale

 

 

Ci sono cose che non capitano incidentalmente, ma che nel loro svolgersi dichiarano quello che Wajdi Mouawad descriverebbe come “l’impeccabile armonia del caso”.

Dopo l’intenso, appassionante e felice viaggio avvenuto con Come gli uccelli, non posso che leggere proprio come impeccabile armonia del caso la nuova tappa dentro la scrittura di Wajdi Mouawad rappresentata dalla creazione di Incendi. Allo stesso tempo Incendi non è una scelta casuale, ma la prosecuzione di un dialogo profondo con un autore che sento necessario oggi più che mai. Anzi, un ritorno necessario dentro una materia che continua a interrogarmi, a inquietarmi, a chiedermi una presa di posizione.

Il teatro di Mouawad è un teatro che brucia. Non si limita a raccontare la Storia, ma la attraversa, la espone, la mette a nudo nella sua dimensione più intima e insieme più epica. È un teatro in cui la violenza del mondo non viene mai spettacolarizzata, ma restituita attraverso il corpo umano, la memoria, il linguaggio. Ho imparato sulla mia pelle e sensibilità di artista che il teatro di Mouawad non consola: espone. Non semplifica: costringe a guardare.

E sento che oggi, in un tempo in cui la guerra è di nuovo presente — non solo nei territori lontani ma invade irresponsabilmente la politica che ci governa e la costruzione quotidiana delle nostre narrazioni — sento, appunto, che questo nuovo viaggio dentro Incendi diventa inevitabile.

 

Marco Lorenzi

 

 

 

10 | 21 febbraio 2027

TEATRO DIANA

presenta

 

GIUSEPPE FIORELLO

 

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

uno spettacolo scritto e diretto da Ivan Cotroneo

 

 

Educazione sentimentale è un atto unico che ha per protagonista Daniele Canonico, un uomo di cinquant’anni, originario del Sud, che racconta la sua storia al pubblico. Un uomo medio, che narra la sua personale formazione. L’ingresso nel ‘mondo dei maschi’, fin da quando è bambino, per il protagonista si rivela un percorso accidentato e pieno di ostacoli, trappole, messe alla prova e continui e faticosi test di virilità. Percorrendo le tappe della sua vita, prima scolastiche e poi lavorative, si delinea attraverso un monologo brillante il tracciato di un bambino, poi di un ragazzo, infine di un uomo, chiamato a dimostrare al mondo la sua capacità di essere maschio.

È un percorso da commedia umana, in cui Daniele ripercorre tutto quello che ha attraversato. La necessità di trovarsi una fidanzatina alle elementari. La teoria dell’onore, la difesa della reputazione delle figure femminili della famiglia. La pubertà e la comparazione degli attributi con gli amici. La necessità di avere una donna che ti rispetti. Fino a quando Daniele, ormai adulto, sposato, con una figlia adolescente, deve affrontare le prove della maturità.

Ed è qui che il racconto cambia di tono, e ci offre una prospettiva ribaltata. Su quanto questa educazione sentimentale lo abbia condannato all’incomprensione.

Ma tutto questo Daniele non lo sa. Al massimo può intuirlo, ma nelle sue lacrime di incomprensione per quello che ha fatto della sua vita, non ha risposte.

 

Ho concepito Educazione sentimentale come un testo divertente, che solo negli ultimi dieci minuti si svela per quello che è davvero, un atto di accusa contro un’educazione sociale di genere che mai punta al rispetto della donna come soggetto.

La tragedia di un uomo ridicolo, come tanti, e come molti capace di atti che non sa controllare. Volevo per questa prova un attore non solo superbo, ma capace di empatia con il pubblico. E ho chiesto a Giuseppe Fiorello di accompagnarmi in un’avventura teatrale che in questo momento storico ha per me i caratteri della necessità e dell’urgenza.

Ivan Cotroneo

 

 

24 febbraio| 7 marzo 2027

 

 TEATRO STABILE D’ABRUZZO in coproduzione con MARCHE TEATRO 

STEFANO FRANCIONI PRODUZIONI

in collaborazione con

TEATRO MARIA CANIGLIA

presentano

 

OTELLO

di William Shakespeare

drammaturgia Dacia Maraini

adattamento scenico Antonio Prisco

musiche originali Patrizio Maria D’Artista

scena Giovanni Cunsolo

immagini Thierry Lechanteur

costumi Sabrina Beretta

light designer Marco Palmieri

regia Giorgio Pasotti

con Giacomo Giorgio, Giorgio Pasotti, Claudia Tosoni, Gerardo Maffei, Diego Migeni, Salvatore Rancatore, Andrea Papale, Dalia Aly

 

“E tu...come sei pallida! e stanca, e muta, e bella, pia creatura nata sotto maligna stella. Fredda come la casta tua vita... e in cielo assorta. Desdemona! Desdemona!...Ah...morta! morta!

morta!...” e poi “Otello fu”.

 

Qui finisce la storia di Desdemona e Otello, lei lo aveva sposato per amore, contro i cliché dell’epoca, lui, lo straniero, il moro, lo aveva voluto reclamando libertà di scelta e autonomia, lottando con il padre perché lo accettasse.

 

Lui, Otello, incapace di gestire le emozioni, capitano coraggioso e leale, ma marito insicuro e geloso, forse lei era troppo, troppo bella e troppo ingenua, troppo sicura del suo amore e dell’amore di lui. Lui la uccide e poi mette fine alla sua stessa vita, per gelosia e per possesso, come i lui di oggi e come i lui di domani se non si educano le nuove generazioni. Ed è qui l’urgenza dello spettacolo, Giorgio Pasotti si interroga sulla forza di un grande classico come il testo shakespeariano di parlare alle giovani coscienze, di insegnare attraverso la morale, di mostrare senza mediazioni tecnologiche il dolore e lo sgomento per le vite non rispettate. “Dopo cinque secoli quest’opera ci mette ancora di fronte a una realtà malata e

incattivita, dice Pasotti, l’Otello è tragicamente attuale.”

La drammaturgia di Dacia Maraini muove attraverso il filo conduttore di una violenza che cresce senza motivo alcuno, l’illusione del possesso, il delitto e il suicidio per stupidità. Protagonista nel ruolo di Otello Giacomo Giorgio, talentuoso attore che il grande pubblico ha amato in “Mare fuori”.

 


10| 21 marzo 2027

CMC/NIDODIRAGNO e TEATRO STABILE DI VERONA

presentano

 

LE NOSTRE DONNE

di Eric Assous

 

con Luca Bizzarri, Enzo Paci, Antonio Zavatteri e altri attori in

via di definizione

regia Alberto Giusta

 

Max (Luca Bizzarri), Paul (Enzo Paci) e Simon (Antonio Zavatteri) sono amici da trent’anni. Un'amicizia vera, inossidabile e gioiosa. La loro vita professionale è un successo, il bilancio della loro vita privata un po' meno. Una sera, i tre amici si ritrovano a casa di Max per il loro consueto poker. Ma Simon arriverà con quasi un’ora di ritardo dando ai due amici una motivazione sconvolgente. La partita di poker non avrà mai inizio e noi assisteremo a una serie di scontri verbali che potrebbero portare a una rottura definitiva della loro consolidata amicizia. E le donne saranno le assolute protagoniste di tutti i conflitti che si creeranno.

 

Le Nostre Donne è una commedia francese dell’autore contemporaneo franco-tunisino Eric Assous (ha vinto il Molière come miglior autore francofono nel 2010 per L'Illusione Coniugale) in cui si sono cimentati i mostri sacri del cinema e del teatro d’oltralpe: dopo il grande successo al Theatre de Paris con Jean Reno e Daniel Auteuil in scena, lo stesso con protagonista e regista Richard Berry ha realizzato nel 2015 il film omonimo (Nos femmes) con lo stesso Auteuil.

Una commedia comica e intelligente, magistralmente dosata in perfetto stile francese: raffinata e dissacrante, leggera e spietata al tempo stesso, dal ritmo inarrestabile che gioca con il ribaltamento dei ruoli e con i colpi di scena. Una prova d’attore tutta al maschile, in cui le donne del titolo non ci sono fisicamente, ma invadono comunque la scena: amate, odiate, rimpiante, assenze materializzate dai discorsi dei loro uomini in crisi.

In scena un nome notissimo come Luca Bizzarri recentemente tornato al suo primo amore, il teatro, Enzo Paci, apprezzato protagonista del film di Rai uno “Come è umano lei” sulla vita di Paolo Villaggio e Antonio Zavatteri, attore e regista teatrale, spesso apprezzato in fiction e film. Tutti e tre – come il regista Alberto Giusta – sono diplomati alla Scuola dello Stabile di Genova, un vero marchio di fabbrica.

 

31 marzo| 11 aprile 2027


NUOVO TEATRO DIRETTA DA MARCO BALSAMO

in coproduzione con TEATRO STABILE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA


presenta

ALESSIO BONI

MOLIÈRE

L’arte della beffa

testo di Francesco Niccolini
liberamente ispirato a “La vita del signor de Molière” di Michail Bulgakov

drammaturgia di Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Francesco Niccolini e Marcello Prayer

 

CAST IN VIA DI DEFINIZIONE

regia

Roberto Aldorasi - Alessio Boni - Marcello Prayer

Era destinato a diventare un tappezziere come suo padre, ma suo nonno lo portava a vedere gli spettacoli di strada dei comici italiani e lui, appena fu grande abbastanza, si diede al teatro.

La sua prima compagnia fu un tale disastro che gli costò la prigione per debiti.

Suo padre lo tirò fuori dal carcere e lui partì insieme ad un teatro viaggiante. Per quindici anni se ne andò in giro per la Francia e, oltre che attore divenne anche autore, prima di pessime tragedie, poi di farse così geniali e divertenti da riportarlo a Parigi a recitare per Luigi XIV, il Re Sole.

Da quel momento fu l’uomo di teatro più amato dal Re e dal pubblico parigino, ma anche il più odiato da tutti gli altri: attori invidiosi, cortigiani arrivisti, accademici bigotti, medici affaristi, ipocriti uomini di fede, mercanti disonesti, mariti traditi, donne sempre troppo alla moda, intellettuali salottieri e tanti altri gli giurarono vendetta perché lui li copriva di ridicolo in scena e castigava, con loro, l’infinita gamma dei vizi umani.

Qualcuno ha scritto che il suo teatro trasformò gli artigiani e i bottegai parigini nel popolo che, un secolo dopo, fece la prima grande rivoluzione d’Europa, la Rivoluzione Francese.

Di sicuro rivoluzionò il teatro. Commedia dopo commedia i suoi personaggi diventarono veri: non più maschere, ma donne e uomini vivi. La scena diventò specchio deformante e sincero della realtà, luogo privilegiato di sguardi impietosi dove è permesso ridere di tutto, anche delle ferite dolorose che l’era moderna apriva nelle coscienze.

La sua irriverente follia creativa bussava alle porte del tragico, lo scandalo e i pettegolezzi intorno ai suoi lavori ed alla sua vita privata aumentavano, come il numero dei suoi anni.

I suoi nemici divennero troppi, la censura non gli dava pace, i gusti del re iniziarono a cambiare e le persone che più amava iniziarono a tradirlo, ma lui non smise di battersi come un leone per il suo teatro e la sua compagnia, scrivendo i suoi capolavori più celebri.

Se la sua vita sembra uscita da un romanzo, la sua morte non è da meno: morì in scena, dove aveva vissuto, fra le risate del pubblico e l’incredulità dei suoi attori.

Dopo il funerale segreto riservato agli attori che non abiuravano il loro mestiere, quando cent’anni dopo la nuova Francia repubblicana ne cercò la tomba per trasferirne il corpo in un mausoleo dedicato al genio più illustre della nazione, non riuscirono a trovarlo.

Ce n’è abbastanza per credere che sia solo un morto immaginario e che, vivo e modernissimo come il suo teatro, continui la sua tournée per i teatri di tutto il mondo.

 

Signore e signori, ecco a voi Molière!

 

 

14| 25 aprile 2027

TEATRO STABILE DI BOLZANO, TEATRO CARCANO

presentano

 

ROCCO PAPALEO 

SCHEDA BIANCA

dal romanzo di Josè Saramago Saggio sulla lucidità

adattamento teatrale di Emanuele Aldrovandi e Serena Sinigaglia

regia Serena Sinigaglia

in collaborazione con Omar Nedjari

 con altri/e tre attori/ attrici

scene Andrea Belli

costumi Valeria Bettella

 

Tempo pessimo per votare, si lamentò il presidente di seggio della sezione elettorale quattordici...

Josè Saramago

Rocco Papaleo è il protagonista di Scheda bianca, il nuovo testo che Emanuele Aldrovandi e Serena Sinigaglia hanno tratto dal romanzo Saggio sulla lucidità del premio Nobel alla letteratura Josè Saramago. In una capitale di uno stato democratico non meglio specificato accade un fatto eccezionale. Il giorno delle elezioni comunali i cittadini accedono in massa alle urne e votano scheda bianca. I partiti sono increduli, smarriti e il governo annulla la votazione e ne indice un’altra. Le votazioni si ripetono ma il risultato è lo stesso: un fiume di schede bianche. Il presidente proclama lo stato di emergenza e riempie di militari la capitale, agendo un po’ alla cieca. Viene aperta un’indagine segreta. E qui entra in gioco il protagonista, il commissario interpretato da Rocco Papaleo, agente pluridecorato, assai apprezzato per la sua sagacia e discrezione. Da qui prende il via il romanzo di Saramago «una metafora caustica, visionaria e lucidissima delle società cosiddette “democratiche”» scrive Sinigaglia, che cura anche la regia dello spettacolo. «Ho trovato Saggio sulla lucidità, la sua scrittura così pregna di quella dolce e irridente ironia tipica della grande letteratura sudamericana, irresistibile. La figura del commissario si staglia tra le grandi figure della letteratura. La sua rettitudine morale; la sua stanchezza di cercare di restare uomo in mezzo alla corruzione, al servilismo, al terrore; l’infaticabile esercizio dell’indipendenza del pensiero, ne fanno un eroe al contempo scanzonato e fragile, una sorta di Don Chisciotte moderno. Ho trovato Rocco Papaleo meravigliosamente aderente a una figura di questo tipo, ironica, intelligente e malinconica».

 

 

 

 

 

5| 16 maggio 2027

DADA e PIERFRANCESCO PISANI E ISABELLA BORETTINI PER INFINITO con la collaborazione di ARGOT PRODUZIONI 

Presentano

ALE&FRANZ 

CAPITOL'HO

scritto da Francesco Villa, Alessandro Besentini, Alberto Ferrari e Antonio De Santis

con la regia di Alberto Ferrari

una produzione 

Ale&Franz, il duo comico italiano per eccellenza, torna a teatro con un nuovo originale spettacolo che ne ripercorre la trentennale carriera e affianca ai loro personaggi più iconici e surreali, nuovi ospiti disposti ad entrare nello strambo universo con l'ironia che da sempre li contraddistingue. Il duo comico rilancia e raddoppia con un lavoro che confonde le carte e segna l'inizio di una nuova era. Un ennesimo CAPITOL’HO della nostra storia.

Unica costante? Sarà il pubblico a scoprirlo.

 

 

 

19 | 23 maggio 2027

NUOVO TEATRO DIRETTA DA MARCO BALSAMO 

in coproduzione con FONDAZIONE TEATRO DELLA TOSCANA E LOTUS PRODUCTION

presentano

PERFETTI SCONOSCIUTI 

uno spettacolo di

PAOLO GENOVESE

 

con in ordine alfabetico 

Dino Abbrescia, Alice Bertini, Paolo Briguglia, Paolo Calabresi, Massimo De Lorenzo, Cristina Pellegrino, Valeria Solarino

 

Scene Luigi Ferrigno

Costumi Grazia Materia

Luci Fabrizio Lucci

 

Paolo Genovese firma la sua prima regia teatrale portando in scena l’adattamento di PERFETTI SCONOSCIUTI

Una brillante commedia sull’amicizia, sull’amore e sul tradimento, che porterà quattro

coppie di amici a confrontarsi e a scoprire di essere “perfetti sconosciuti”.

 

Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata ed una segreta.


Un tempo quella segreta era ben protetta nell’archivio della nostra memoria,  oggi nelle nostre sim.

Cosa succederebbe se quella minuscola schedina si mettesse a parlare?


Durante una cena, un gruppo di amici decide di fare un gioco della verità mettendo i propri cellulari sul tavolo, condividendo tra loro messaggi e telefonate.

Metteranno così a conoscenza l’un l’altro dei propri segreti più profondi…

 

Logoteatroterapia

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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