Personale interessante dell’artista friulano ad Udine
Il Friuli quest’anno si è letteralmente ubriacato di celebrazioni per i cinquanta anni dal terremoto.
Con iniziative riuscite, clamorosi scivoli, scelte discutibili e qualche interessante recupero.
Sicuramente non ha saputo valorizzare in modo adeguato gli artisti del territorio, quasi non si fosse colto che la potenza della ricostruzione è stata nel credere nelle proprie forze, nelle proprie potenzialità, sorrette dall’aiuto di chi veniva dall’esterno, che era parte fondamentale della rinascita che trovava nella solidarietà e nell’accoglienza i suoi punti di forza e di identità.
Si è cercato il grande evento, chiamando un nome di portata internazionale, pagandolo moltissimo e dimenticando che il suo spettacolo, non possiamo non chiamarlo così, avrebbe facilmente potuto essere legato al territorio ed alla friulanità coinvolgendo almeno due cantanti nate nelle zone colpite dal sisma, che hanno vissuto in prima persona quella notte del 6 maggio e con cui il cantante aveva inciso i suoi dischi d’opera e cantato all’apertura delle olimpiadi di Torino: Fiorenza Cedolins ed Annamaria Dell’Oste.
Almeno saremmo usciti dalla routine, che in un evento del genere appare per certi versi oltraggiosa.
Ma così non è stato e su quell’evento preferiamo non dire altro.
Si è scelto di far calare il silenzio su un cantautore friulano che è stato la colonna delle battaglie identitarie nell’immediato post sisma, che ha svolto una funzione determinante per un popolo ferito che aveva bisogno di qualcuno che sapesse dare forma alle paure, ai ricordi, alle aspettative, al bisogno di andare avanti comunque, che è ancora attivo anche sulle piccole ribalte che gli vengono offerte: Dario Zampa.
Un esempio di come spesso si scelga di non dare onore al merito. Che al di là degli schieramenti politici, del carattere, del tempo che passa e del mutare dei gusti in questo caso è assolutamente innegabile.
In campo pittorico ci si è vantati molto della vendita di tanti biglietti per una mostra ricca di nomi famosi, importata dal Kunst Museum Winterthur, che ha offerto ai friulani di vedere opere di Van Gogh, Mondrian, Picasso e tanti altri eccellenti pittori.
Non ci si è abbastanza ricordati, però, che questo è anche il cinquantennale dalla morte di Afro, massimo interprete della pittura informale del secondo Novecento, che oltretutto aveva lo studio in un castello che sorgeva in uno dei comuni terremotati.
Pare che questa regione abbia scelto di non credere abbastanza in se’ stessa, nei suoi artisti, presenti e passati.
Che abbia bisogno di un supporto esterno per celebrare la sua forza.
Eppure i talenti fioriscono in questa terra di Nord Est.
Una volta sbocciati hanno, però, poche alternative: se ne vanno altrove per poter continuare a vivere d’arte, oppure devono subire l’umiliazione di trasformare una missione in un passatempo, devono accettare il silenzio delle istituzioni e la carità di qualche finanziamento che non basta per vivere e spesso neanche per sopravvivere.
In un simile contesto, meritoria l’iniziativa dalla galleria Lo Studiolo, che propone le tele di un artista friulano, che ha a lungo lavorato a Milano, attirando il più ampio consenso di critici ed intellettuali: Nata.
Pittore raffinato, dalla pennellata personale e dalla tavolozza intensa, nasce a Codroipo nel 1955.
Formatosi all'Accademia di Venezia, sotto la guida di Emilio Vedova, riesce a mantenere una sua identità forte accogliendo gli insegnamenti del Maestro senza diventarne epigono.
A metà degli anni Ottanta si trasferisce a Milano, dove conosce Giovanni Testori. Testori che presenta la sua prima mostra intitolata Relicta, un racconto intenso e struggente delle stanze devastate dal terremoto del 1976, accumuli di oggetti, ricordi, memorie, oggetti interi, feriti, devastati, ma comunque stimolo vitale a proseguire.
Alla fine degli anni Novanta, dopo aver affiancato alla carriera di pittore di successo anche l’insegnamento, Nata ritorna in Friuli .
Qui continua una ricerca personale e di grande potenza narrativa.
La sua pittura è sapiente, perché siamo davanti ad un intellettuale preparato, sensibile, capace di cogliere il messaggio dei grandi senza emularli. In Relicta affiorava, secondo noi, il profumo di Sironi, di Savinio, di Sutherland, ma non erano citazioni grafiche o riprese di elementi: era la preziosa sensazione che il pittore avesse saputo cogliere la poesia di questi autori, l’avesse vestita della sua pennellata, di una tavolozza vissuta e ne avesse portato avanti il sapore.
Una operazione raffinata e di grande forza evocativa, che condurrà questo artista a proseguire sulla via della sperimentazione: adesso gioca con i materiali, con la potenza arcana di una tavolozza stupefacente, con il coraggio di un segno che non cerca consensi, vista la premessa fatta pensate quanto coraggio richiede questa scelta, ma ha l’assoluto bisogno di affermare il diritto all’esistenza, autonoma e vera.
Lo Studiolo ripropone le tele di Relicta. Un modo di ricordare il ricordo.
Scelta potente.
Come forte è stato appendere le tele senza il telaio, verrebbe da dire crocefisse alle pareti di questo spazio elegante.
Un percorso cupo, sofferto, in un mondo graffiato, piagato di ferite insuturabili.
Ma anche il terreno fecondo dove far fiorire ricordi ed aspettative, nel quale i cocci diventano monumenti all’esistere.
Una mostra interessante, che consigliamo.
Ancora di più a chi conosce la pittura attuale di questo artista, che ha coerentemente distillato la poesia della sua pittura ed ha saputo guardare avanti. Sensa dimenticare e senza rimpiangere.
Crescendo coraggiosamente.
Gianluca Macovez
17 ottobre 2026
informazioni
Nata Relicta
Lo Studiolo via Poscolle 28 Udine
19 settembre- 23 ottobre 2026
dal mercoledi al venerdi 17-19