Sabato, 15 Dicembre 2018
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#Intervista a Daniele Pecci che sarà in scena con "Il fu Mattia Pascal" al teatro Quirino dal 6 al 18 novembre 2018

 

Il fu Mattia Pascal è stato trasposto più volte a teatro e interpretato da Giorgio Albertazzi, Flavio Bucci, Giuseppe Pambieri, Tato Russo… chi è invece il Suo Mattia Pascal? Quali sono i suoi punti di forza e di debolezza?

In questo confronto non lo so perché non ho visto nessuno degli allestimenti citati. La peculiarità del mio “Il fu Mattia Pascal” è che ho effettuato io stesso la riduzione e traduzione, la struttura drammatica del testo e del personaggio sono molto legati a me. Per l’interpretazione mi sembra di rifarmi molto a quello che il romanzo suggerisce. Mattia Pascal è un ragazzone alto, dinoccolato, impacciato, con un occhio strabico, dei capelli veramente particolari. Il viaggio che viene compiuto nello spettacolo è strettamente introspettivo, siamo davanti ad un personaggio che ha la sventura di provare cosa significa non avere più la certezza del nome, è come se privato del nome che ti identifica non sei più libero di fare ciò che vuoi.

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Il progetto drammaturgico “La nave delle spose” di e con Lucia Sardo rivive nell’interpretazione della energica attrice catanese, accompagnata sulla scena dalla voce intensa di Sibilla Zuccarello e da Gioacchino Cappelli, cui è affidato il ruolo del cinico traghettatore Giovanni Capra. 

 

La ricostruzione del fenomeno delle spose per procura parte da molto lontano, ed è un tema cui lei sembra aver dedicato molto studio e ricerca. Come si è approcciata alla storia di queste giovani donne?

Il tema mi è stato familiare fin da bambina, nel ricordo di una giovane cugina di mio padre, Norina, che all’indomani della festa di matrimonio, insolitamente triste considerando la circostanza, partì per l’Australia per raggiungere l’uomo che l’aveva prescelta. L’Australia era la meta di queste giovani che partivano da ogni angolo della Sicilia per raggiungere i mariti sconosciuti, di cui spesso possedevano una semplice fotografia.

 

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Chiara Arrigoni ci ha raccontato il graduale passaggio che l'ha condotta dall'Accademia Silvio D'Amico alla realizzazione di due spettacoli: "Audizione" e "Due addetti alle pulizie"

 

Dall'Accademia Silvio D'Amico ad oggi, cosa è cambiato negli ultimi anni per la vostra Compagnia?

Sono cambiate molte cose, l’Accademia era una realtà di formazione ed ora ci troviamo ad operare in un contesto professionale, quindi, da questo punto di vista, sono due mondi molto diversi, anche se il passaggio alla realtà lavorativa è stato, tutto sommato, graduale.Infatti, la nostra primissima esperienza insieme, come Compagnia, è avvenuta grazie al festival “ContaminAzioni” di due anni fa: era organizzato dall’Accademia che, quindi, a livello pratico, ha fatto da tramite tra le due realtà: quella formativa e quella lavorativa.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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