Martedì, 16 Ottobre 2018
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Chiara Arrigoni ci ha raccontato il graduale passaggio che l'ha condotta dall'Accademia Silvio D'Amico alla realizzazione di due spettacoli: "Audizione" e "Due addetti alle pulizie"

 

Dall'Accademia Silvio D'Amico ad oggi, cosa è cambiato negli ultimi anni per la vostra Compagnia?

Sono cambiate molte cose, l’Accademia era una realtà di formazione ed ora ci troviamo ad operare in un contesto professionale, quindi, da questo punto di vista, sono due mondi molto diversi, anche se il passaggio alla realtà lavorativa è stato, tutto sommato, graduale.Infatti, la nostra primissima esperienza insieme, come Compagnia, è avvenuta grazie al festival “ContaminAzioni” di due anni fa: era organizzato dall’Accademia che, quindi, a livello pratico, ha fatto da tramite tra le due realtà: quella formativa e quella lavorativa.

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Dopo aver assistito alla messa in scena del suo ultimo lavoro, “La cena” (clicca qui per la recensione), abbiamo avuto modo di parlare, quasi per caso, con Walter Manfrè per fare il punto sulla sua visione del teatro, figlia di cinquanta anni di esperienza sul campo.

 

La cena è uno spettacolo che stravolge l’ordine prestabilito fra palco e platea. Il pubblico diventa parte della scena e gli attori si mischiano con il pubblico. Si tratta di un modus operandi che da sempre contraddistingue i suoi spettacoli...

La cena fa parte di una serie di spettacoli che Ugo Ronfani denominò “teatro della persona”. Ho inventato questo tipo di narrazione molto tempo fa e fanno parte della serie messe in scena come la “Confessione”. Quest’ultima è sicuramente la più famosa ed ha girato il mondo. In questi spettacoli non mi limito a rompere gli schemi, ma colloco il pubblico in modo tale che possa interagire senza mai interferire con la drammaturgia. “La cena”, nasce da una mia esperienza personale, non tutta l’opera sia chiaro ma buona parte sì, escluso l’elemento dell’incesto e quello del gioco che sono invenzioni di Giuseppe Manfridi che ha messo nero su bianco quello che avevo in testa.

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Abbiamo avuto modo di parlare con il professor Pier Paolo Pacini, direttore del Cae (Centro di Avviamento all'Espressione) per rivolgergli delle domande riguardanti il nuovo corso del centro di didattica espressiva fondato da Orazio Costa che ha operato fin dal 1979 all’interno del Teatro della Pergola e che quest'anno festeggia i quarant'anni di attività. 


Professor Pacini, qual è il metodo d’insegnamento che viene utilizzato nel Centro di Avviamento all'Espressione?

Noi usiamo, storicamente, il metodo mimico di Orazio Costa, del quale sono stato allievo e col quale ho contribuito alla creazione del Cae, ad oggi ancora attivo, del quale sono tuttora presidente e che, l’anno prossimo, compirà quarant'anni.

 

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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