Domenica, 18 Febbraio 2018
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Teresa santa, puttana e sposa capitolo 2: il coraggio di non essere più vittima

Recensione dello spettacolo Teresa santa, puttana e sposa capitolo 2 in scena al Teatro Studio Uno dal 14 al 17 dicembre 2017

 

Teresa santa, puttana e sposa, la saga creata da Marco Bilanzone e Lorenzo Montanini – quest’ultimo ne firma anche la regia con l’aiuto di Alessia Mastriciano – giunge al suo secondo capitolo: La fanciulla che sgozzò il caporale con il coltello per tagliare la carne secca. L’episodio, che cronologicamente si pone all’inizio della storia, racconta di come Teresa Batista (Nadia Rahman-Caretto) viene venduta dalla zia (Flavia Germana De Lipsis) al terribile Giustino, detto Giusto, Edoardo de la Rosa (Mattia Giordano).

La giovane resisterà a lungo alle inaudite violenze del brutale caporale prima di piegarsi sconfitta alla sua libidine: solo un sentimento nuovo, l’ingenuo amore per un seduttore di professione che risponde al nome di Daniele (Riccardo Marotta), le svelerà una forza che non sospettava nemmeno di avere. Da quel momento in poi a nulla serviranno le minacce di Giusto, l’inadeguatezza del suo amato e il livore pettegolo delle tre già avvizzite sorelle Morali (Eleonora Turco, Jessica Granato e, nuovamente, Flavia Germana De Lipsis). Teresa ha scoperto dentro la sua fragile apparenza una interiorità adamantina: ecco perché è destinata a splendere, senza più timore di spezzarsi. 

Ancora una volta il Teatro Studio Uno si trasforma efficacemente per garantire a ogni spettatore la promessa esperienza immersiva in quella che è giusto definire una teatronovela: il foyer interno diventa la baracca dove contrattare il prezzo di una inconsapevole giovinetta, mentre la sala degli specchi è insieme stalla in cui consumare i propri piaceri e spiazzo da spiare con invidia e malevolenza. La perfetta fusione di elementi scenici e drammaturgici permette, infine, di evitare i tanti rischi che un tale soggetto comporta: i supplizi a cui è sottoposta Teresa sono sublimati in gesti convulsi, corrispondenti all’effetto di azioni solo verbalizzate, una scelta molto intelligente perché impressiona ugualmente senza scadere nella didascalia: risultando ancora più disturbante per chi vi assiste sottraendosi, però, a una deriva eccessivamente morbosa. Accade lo stesso quando si tratta di tradurre il gioco della seduzione, la schermaglia tra i sessi e il piacere finalmente raggiunto in un fiorire – letterale – di invenzioni e trovate, che fanno da furbo contraltare creativo al linguaggio volutamente ispirato ai romanzi rosa. In entrambi i casi, una gran parte del merito va all’assoluta consapevolezza e padronanza dei propri mezzi espressivi da parte di Nadia Rahman-Caretto: la sua capacità di incarnare e trasmettere nell’arco di un solo spettacolo e personaggio una tale gamma di emozioni ha dello stupefacente. La sua interpretazione è, in ogni caso, egregiamente supportata dal resto del cast: l’imponente fisicità di Mattia Giordano lo rende ancora una volta ideale nel ruolo del cattivo; Riccardo Marotta è un eccellente gigolò da operetta e un ancor più credibile zingaro emarginato; Eleonora Turco, Jessica Granato, Flavia Germana De Lipsis alternano brillantemente le giocose atmosfere paesane boccadirosaccesche a un trio di implacabili Erinni pronte a tutto per ottenere vendetta.

Lorenzo Montanini continua, dunque, con successo il suo esperimento: fidelizzare lo spettatore attraverso un’opera in grado di sincretizzare tópoi e generi in un microcosmo atemporale e multi dialettale, talmente ben riuscita da poter essere apprezzata anche nel singolo capitolo ma la cui visione porta inevitabilmente a volerne sapere di più. Il teatro non è, fortunatamente, Netflix: bisognerà pazientare fino al 1° febbraio 2018 per scoprire come Teresa affronterà il vaiolo nero. Ci sarà tutto il tempo per continuare a fantasticarne.

 

Cristian Pandolfino

22 dicembre 2017

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