Mercoledì, 18 Luglio 2018
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L’Aulularia di Plauto al teatro Arcobaleno

Recensione dello spettacolo Aulularia andato in scena dal 29 dicembre 2017 al 4 febbraio 2018 al Teatro Arcobaleno


Lo spettacolo sembra avere inizio nel momento in cui si entra in sala, ad accoglierci c’è il manto rosso che orna l’intero teatro. Il sipario chiuso esprime il piacere dell’attesa all’inizio dello spettacolo e riporta all’attesa dell’ inizio del nuovo anno. Aperto il sipario “il classico” ha inizio. Euclione, vecchio taccagno è continuamente spaventato che qualcuno possa venire a sapere che in casa conserva una vecchia pentola piena d’oro.

La diffidenza da parte del vecchio verso tutti gli altri personaggi crea delle dinamiche esilaranti, che propongono un punto di riflessione su come l’essere umano agisca in base ai propri interessi e ancora di più sia condizionato dalle sue paure. Euclione sente minacciare i propri averi prima da Megadoro uomo ricco, che vuole prendere come sposa Fedria, figlia di Euclione. In seguito anche Liconide, nipote di Megadoro, agli occhi di Euclione sembra un pericolo per il suo tesoro, mentre il giovane si rivolge ad Euclione solamente per dichiarare di aver ingravidato sua figlia e che per tale motivo vuole sposarla. In queste dinamiche, dove i diversi personaggi agiscono, si mette in evidenza come l’equivoco che intercorre tra il linguaggio parlato e il pensiero del personaggio porti ad alcune situazioni contraddittorie, che si riferiscono alle azioni capaci di determinare le vicende dei personaggi.

Ad amplificare queste contraddizioni, ma anche ad attribuire un spessore sarcastico delle dinamiche drammaturgiche, sono gli interventi in scena del servo Strobilo. Questo personaggio aderisce completamente a quelle che sono le funzioni principali svolte da questo ruolo, ovvero condurre il filo della narrazione attraverso le proprie azione, in questo modo da poter divenire elemento guida sia per gli attori che per gli spettatori. Nel ricoprire queste caratteristiche il serve diviene un filtro per la diverse vicende ed è per questo che a lui è affidato una più globale amplificazioni dei valori emotivi dell’opera, sia per quel che riguarda i caratteri comici o tragici dell’opera. Nell’alternarsi di questi personaggi la vicenda volge al suo culmine quando Euclione, dopo aver difeso il suo pentolone d’oro e non capendo le vere intenzioni prima di Megadoro e poi di Liconide, è costretto a nascondere il pentolone nel tempio della dea Fede; almeno fino a quando il servo non riesce a trovare anche n quel luogo il pentolone, rischiando di far venire un accidente ad Euclione.

La commedia riadattata dal regista Vincenzo Zingaro soddisfa ogni tematica che la poetica classica propone nello stile della commedia. Infatti lo spettacolo suggerisce un’analisi su quelle che sono le dinamiche sociali e le strutture che la determinano, tenendo in considerazione ogni aspetto culturale e sociale, adatto a riversare i valori della società dell’epoca in quella contemporanea. A rendere tangibile tale aspetto del concetto classico, non è solo il lavoro che compiono gli attori all’interno della costruzione drammaturgica riadatta dal regista; ma ciò che preme verso una concreta concettualizzazione della poetica classica è l’importanza che assume la struttura dello spettacolo attraverso i diversi linguaggi di cui è costituito. La scelte della luci definisce lo spessore emotivo delle vicende e dei personaggi; soprattutto quando gli attori vanno a snodare dinamiche che riguardano gli aspetti introspettivi dei personaggi, che si riferiscono alle azioni che determinano le vicende. L’utilizzo dell’apparato tecnico non tende a modernizzare solo l’opera, ma contribuisce ad evidenziare in quale misura la sensibilità soprattutto dei personaggi più deboli è espressa.

Mentre a rendere i conflitti tra i personaggi è la scelta che riguarda la contrapposizione degli attori nello spezio scenico, che in questa rappresentazione va a coprire anche la platea. Tale scelta registica oltre ad avvalorare il carattere evolutivo dello spettacolo, sottolinea uno degli aspetti fondamentali del teatro greco, ovvero più l’intento di coinvolgere il pubblico c’è la volontà di abbracciare l’intera società, in modo da poter coltivare ideali che possano condurre al giusto equilibrio della polis. L’attore in questo spettacolo non solo s’immerge nell’ intero spazio scenico, ma il suo intento è di attivare continuamente lo spettatore interagendo con lui in maniera diretta e personale. E’ presenta la volontà da parte del regista non solo di ri-portare in vita il testo, ma di dimostrare la sua contemporaneità attraverso non solo il linguaggio parlato ma anche attraverso le azioni degli attori, che entrando in contatto con il pubblico, riescono a far cogliere l’importanza dei valori politici che il teatro contiene. Tutto ciò avviene perché in quanta scelta registica lo spettacolo oltre ad essere costruttivo in termini ludici, verte verso una identificazione dell’individuo all’interno dei processi socio culturali ai quali appartiene. Altro importante aspetto che presenta lo spettacolo riguarda lo spessore che il linguaggio assume durante il suo divenire e come ogni personaggio nell’esplicitare il proprio linguaggio modella le proprie caratterizzazioni.

Lo stile linguistico è capace di far rendere al pubblico l’intero processo dialettico riferito ai personaggi e quali siano le credenze culturali di quest’ultimi. L’utilizzo del dialetto romanesco da parte di Euclione, l’accento americanizzato di Megadoro, quello anglofono di Eunomia sorella di quest’ultimo personaggio, il dialetto partenopeo di Stafili, serva vecchia e unico personaggio che compare dall’inizio come custode della casa di Euclione e che sembra essere l’unica persona che nutre fiducia da parte del vecchio, sono tutte caratterizzazioni linguistiche che centrano il personaggio in un determinato modo di essere, coerente con le proprie azione che compie. Da considerare la voce caratterizzante di Strobilo che rappresenta al tempo stesso sia il suo servilismo che il suo carattere rivoluzionario determinato dal posizione sociale in cui è inserito. L’intera costruzione del lavoro compiuto dagli attori sui personaggi, pone il punto di riflessione su come il teatro greco sia in questo caso un punto di partenza e ritrovo di un’espressione artistica mai tramontata e sempre attuale, capace di suggerire un’ analisi su quali siano le dinamiche della società.

Il lavoro attoriale sotto la cura registica, che parte dal corpo e viene completato nel gesto fonetico, sembra ripercorrere attraverso lo stile della commedia di Plauto un percorso di storicizzazione del teatro, che vuole esprimere un’osservazione dei valori antropologici attraverso i quali l’uomo coltiva la propria sfera culturale. La validità di tale processo è resa tangibile dal lavoro che gli attori compiono, infatti tramite la loro interpretazione sembrano che partono dalle caratterizzazione del teatro greco in maschera, fino a quando non percepiamo una scomparsa della maschera nel proseguo scenico della vita del personaggio, per giungere in fine ad una caratterizzazione del tutto personale che l’attore compie. In questo processo lo spettacolo converte in una lettura moderna, che si può cogliere nella sua esplicitazione del hic et nunc . In questa ricerca è espresso il lavoro della compagnia Castalia del teatro Arcobaleno, ovvero evidenziare come nel teatro classico siano contenuti tutti i processi culturali, non solo riguardanti il teatro ma soprattutto la società contemporanea.


Emiliano De Magistris

10 gennaio 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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