Sabato, 15 Dicembre 2018
$ £

Pirandelliana: visioni, suggestioni e un salto nel tempo per rivivere le “trappole” ne Il Berretto a sonagli

Recensione dello spettacolo Il Berretto a sonagli nell’ambito della Rassegna Pirandelliana in scena nel giardino della Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio all’Aventiino dal 10 luglio al 12 agosto 2018

 

Nella suggestiva e splendida cornice del giardino della Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio all’Aventino come ogni anno, dai primi di luglio a inizi agosto, si svolge la rassegna Pirandelliana, quest’anno giunta alla XXII Edizione.
La rassegna, curata e prodotta dalla Compagnia La Bottega delle Maschere di Marcello Amici, generalmente porta in scena due drammi – a sere alterne – dell’autore di Agrigento: quest’anno è la volta de I giganti della montagna e Il berretto a sonagli.
Ieri sera è toccato a Il berretto a sonagli ad intrattenere il pubblico romano e non (sempre molto numeroso e partecipe a quest’iniziativa) in una piacevole domenica estiva accarezzato, di tanto in tanto, da un refolo di vento in cima all’Aventino dopo una giornata afosa e rovente.


Le due ore di rappresentazione sono volate via senza neanche rendersi conto del tempo che passava, merito soprattutto degli attori che hanno saputo rendere straordinario e leggero un testo, forse, dei più ostici di Pirandello. Con Il berretto a sonagli, infatti, si assiste alla estrinsecazione più alta del pensiero dello sceneggiatore siculo e della sua concezione del mondo, inteso come il più grande teatro vivente, dove gli esseri umani non fanno altro che indossare delle maschere e, quindi, recitare una parte. In sé e per sé non è un fattore positivo, in realtà l’individuo si trova in un certo senso “costretto” ad indossare questa maschera, una maschera che gli è stata affibbiata dagli altri e che costituisce una sorta di trappola. Per quanto egli si sforzi non riesce mai a venire a capo della matassa, non sarà mai e poi mai il vero se stesso ed ecco, dunque, il perché della verità spesso celata dietro le maschere, la menzogna.
È quel che succede allo scrivano Ciampa (Marcello Amici) quando si trova nel bel mezzo di uno scandalo per colpa della gelosia di Beatrice (Elisa Josefina Fattori). Ma chi sono realmente costoro?
Ciampa è uno scrivano di provincia che ha accettato senza reagire che la giovane e bella moglie (Elisa Licciardi) sia diventata l’amante del Cavalier Fiorica, marito di Beatrice e suo padrone, al tacito patto che nessuno parli di detta relazione ma, soprattutto, che lui ne sia a conoscenza. Ma quando Beatrice arriva a denunciare al delegato Spanò (Mario Ive) il marito e la moglie di Ciampa e i due amanti vengono sorpresi e arrestati dalla polizia, Ciampa si trova nella condizione di dover vendicare il suo onore. Per mettere tutto a tacere e non far passare il Cavaliere per adultero, la moglie per sgualdrina e lui come “il tradito”, escogita un piano per salvare l’onore di tutti (o quasi tutti): far passare Beatrice per pazza in modo che possa urlare la verità ma senza essere creduta da nessuno.
Nove gli attori in palcoscenico: assieme a Marcello Amici, Elisa Josefina Fattori, Elisa Licciardi, Mario Ive, Tiziana Narciso (madre di Beatrice), Maurizio Sparano (Fifì, fratello di Beatrice), Lucilla Di Pasquale (La Saracena), Anna Varlese (Fana, serva di Beatrice) e Marco Sicari (Tararà) che accende i riflettori sul dramma.
L’aria che si respira assistendo a quel che sta accadendo è tipicamente pirandelliana: vedere, ascoltare, gli attori in palcoscenico è come partecipare agli spettacoli portati a teatro dallo stesso Pirandello, l’impressione è quella di assistere alle prime rappresentazioni sceniche del Novecento del drammaturgo siciliano riconoscibili attraverso l’uso del linguaggio parlato, dei costumi, delle gesta degli attori sul campo e della esemplare interpretazione di ognuno di essi che hanno saputo reggere le fila della vicenda senza mai interrompersi anche nei momenti di distrazione. Per dieci minuti ieri sera il cielo si è illuminato con i fuochi d’artificio per la storica manifestazione della Girandola a Piazza del Popolo per celebrare la festa dei Santi Pietro e Paolo, i cui botti hanno suscitato non poche lamentele tra le fila degli spettatori che assistevano alla rappresentazione all’aperto, tanto più che è avvenuto poco dopo le 21.30, a sette minuti dall’inizio dello spettacolo.
Un palco allestito all’aperto, pochi elementi scenici ma che hanno saputo ricreare l’atmosfera del teatro anche al di fuori dei consueti spazi. Ecco spiegato il successo di Pirandelliana, riuscire ad avvicinare il pubblico ad un testo classico facendogli rivivere le stesse emozioni di un tempo tradotte in epoca moderna e in uno dei posti più meravigliosi di Roma con una vista mozzafiato.
A fine spettacolo, Marcello Amici (che è anche il regista) con la sua Compagnia ha augurato al pubblico una buona estate. Tra i fiumi di applausi che sono seguiti ci si è alzati dalle sedie appagati eppur non ancora sazi perché dentro brucia ancora la nostalgia e quel grande desiderio di fare ritorno per assistere, di nuovo, e poi di nuovo, e poi di nuovo a Pirandelliana.

 

Costanza Carla Iannacone
30 luglio 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per scoprire gli sconti sugli spettacoli teatrali riservati ai nostri lettori