Domenica, 20 Ottobre 2019
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Divergenze al centro: l’animo umano confuso e ritrovato

Recensione della mostra Divergenze al centro ospitata presso Villa Pignatelli dal 22 giugno al 22 luglio 2018

 

Sono apparentemente fragili eppure significativamente potentissimi i fili che lo scultore catalano Nei Albertí ha reso protagonisti della sua opera, che per la prima volta arriva in Italia con una mostra personale dal titolo Divergenze al centro. Ospitata nei magnifici ambienti di Villa Pignatelli, un’esclusiva dimora neorinascimentale nel cuore del Rione Sallustiano - solitamente chiusa al pubblico ma appositamente aperta per l’occasione  - l’esposizione si estende per sette sale, ognuna capace di regalare una sensazione difficilmente esprimibile. Perché ogni creazione dell’artista mira a inquietare, indagare e interrogare l’interiorità di chiunque la fissi, attirando e respingendo a ogni sguardo.

Un desiderio espresso dall’Albertí sin dall’inizio, quando il visitatore viene accolto da un pannello che lo invita a lasciare all’ingresso borse, zaini, cellulari e soprattutto la fretta: tutto può essere fotografato o registrato ma l’esperienza va fatta assolutamente in prima persona, senza nulla che possa distrarre la discesa in se stessi attraverso le vie di filo tessute da questo giovane psicopompo. Sin dalla prima sala si intuisce che il viaggio intrapreso è all’interno del proprio paesaggio interiore, evocato da scatole di vetro al cui interno vivono e mutano nei colori quegli intrecci di tessuto che raccontano galassie, costellazioni, barriere coralline o codici genetici: il loro autore non spiega ma suggerisce, perché non è necessario che le intenzioni della sua urgenza espressiva coincidano con le sensazioni suscitate nel fruitore. Il suo è un continuo filare impressioni e disfare certezze, in un ininterrotto cambiamento non solo cromatico ma anche umorale. Le sue opere sono totem che incantano e incutono rispetto, apparentemente indifese ma assolutamente separate da una pulita forma di vetro che quasi le consacra. Denominate con codici quali TDL 04 o TDL 15, chiedono di svelare l’anima eppure impediscono di scrutare la loro: solo chi decide di liberarsi di preconcetti, di ulteriori impegni e di quella continua corsa che scandisce ormai il nostro tempo può, magari, rimanere a fissare una distesa di fili dalla tinta resa cangiante dal sapiente gioco di led. E scoprirsi a seguirne il riflesso sulla superficie trasparente, perdendosi in un ulteriore stanza del proprio inconscio.

 

Le installazioni più impressionanti sono certamente le site specific: la spettrale TDLM 00, caratterizzata da un disturbante neon intermittente e da un rumore che rimanda a qualcosa che si rompe continuamente. La lussuosa stanza che la ospita si illumina solo per un breve attimo, il resto è buio e suggestione, fin quando si scorge un piccolo puntino luminoso proveniente da un parallelepipedo di specchi. Avvicinandosi, la propria immagine viene inevitabilmente riflessa e la tentazione di guardare dentro quel foro da cui proviene la luce è irresistibile. Ma cosa si sta realmente scrutando e perché è immediata la sensazione di pace?

 

Una domanda a cui tenta di rispondere, forse, BR: un tripudio di lycra sospeso al soffitto e illuminato da una luce ultravioletta, la cui estremità punta verso il pavimento ma racchiusa dentro una gabbia di ferro. È un esplodere liberandosi di essa o un tornarvi dopo aver tanto vagato?

 

Chiude l’esperienza VP, un altro trionfo di lycra, stavolta teso a invadere un luminosissimo salone di rappresentanza. Si torna a spazi percepiti come più aperti e atmosfere maggiormente familiari: ma il buco, ben nascosto eppure chiaramente visibile, al centro del tessuto non ci ricorda per caso quell’altra fessura dove ci siamo riparati per mitigare le tenebre?

  

L’opera di Nei Albertí è fortemente stimolante e vanno sicuramente ringraziate l’ideatrice – Elena Francia Gabriele – e la curatrice – Sveva Manfredi Zavaglia – per la volontà e il coraggio di portare a Roma un momento di arte contemporanea di tale livello e averlo posto a dialogo con una simile dimora di pregio. Dando un’ulteriore opportunità alla Capitale d’Italia di scuotersi di dosso la troppa polvere degli ultimi anni e riscoprirsi, com’è dovrebbe esser sempre, residenza ideale di tutte le arti. Anche le più innovative.

 

Cristian Pandolfino

21 giugno 2018

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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