Venerdì, 23 Luglio 2021
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E SE PINOCCHIO PARLASSE IN SICILIANO? Conversazione su Franco Scaldati con la regista Livia Gionfrida, la compagnia e Cristina Grazioli, Filippa Ilardo, Melino Imparato e Simona Scattina. Modera Stefania Rimini. Auditorium Monastero dei Benedettini, 9 luglio 2021, Catania

Quel denso nucleo di luci, suoni e chiaroscuri di parole che la sera dell’8 luglio hanno caratterizzato il debutto dello spettacolo Pinocchio di Franco Scaldati, per la regia di Livia Gionfrida, hanno necessitato della notte per sedimentarsi e divenire consapevolezza. In un doppio flusso di restituzione emotiva tra relatori e uditori, l’intimo silenzio del Monastero dei Benedettini a Catania ha amorevolmente accolto e raccolto le vibrazioni ancora riecheggianti della prima. L’incontro E se Pinocchio parlasse in siciliano? moderato dalla studiosa di teatro Stefania Rimini diviene momento corale per masticare, assorbire e condividere insieme alla compagnia teatrale un materiale così ricco da non poter essere immediatamente digeribile il giorno dopo. E il dopo, rispetto al prima, necessita sempre di una cura e attenzione particolari e di qualcuno che ci rassicuri, districando ed integrando ciò che la notte non ha saputo completare. Il focus quindi si sposta dallo Scaldati raccontato - perno dell’incontro del giorno prima La Tradizione del Nuovo al Palazzo della Cultura - allo Scaldati vissuto, traduttore in siciliano di Pinocchio e autore di emozioni. Come fa giustamente notare la studiosa di teatro Cristina Grazioli, già il testo collodiano è spontaneamente ricco di elementi scenici e ben si presta ad essere recitato ad integrazione e compendio della lingua scritta.

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Impossibile imbrigliare e definire ciò che si tramuta, che sfugge alla forma e sguscia ad ogni tentativo di perimetrazione e descrizione. Analogamente, la poetica di Franco Scaldati (1943 - 2013) non si può circoscrivere, e forse nemmeno raccontare, perchè rimarebbe quel frustrante retrogusto di essere stati comunque insufficienti... superficiali. Non è quindi l’approccio descrittivo la modalità più funzionale per “cogliere” l’artista palermitano. Ciò che è lecito fare, invece, è quello di raccontarsi e non di raccontare, ovvero partire dalle emozioni di chi con Scaldati ha collaborato, o semplicemente l’ha studiato. Tale incontro diviene, quindi, una vibrante restituzione di sensazioni di chi ha saputo intercettare una parte dell’essenza dell’artista palermitano, lasciando poi agli uditori il lavoro di ricomporre in figura i diversi spunti suggestivi. Ciascun relatore racconta il suo Scaldati a testimonianza delle policromie, alcune delle quali ancora da scoprire, di cui è composto lo spirito artistico del maestro. Il dibattito ci introduce implicitamente all’atmosfera dello spettacolo teatrale Pinocchio, scritto da Scaldati stesso, anticipando di una manciata di ore la prima, con la regia di Livia Gionfrida.

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L’ADHD ovvero il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, è un disturbo che si rivela nell’età evolutiva. Si manifesta con difficoltà di attenzione e concentrazione, scarsissima inibizione verbale e motoria, eccesso di attività diretta verso un qualsivoglia stimolo, mancanza di controllo degli impulsi. L’individuo affetto da ADHD mostra enormi difficoltà a regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, degli obiettivi da raggiungere e delle richieste dell’ambiente. 

L’attore Jim Carrey racconta di sé come un bambino che non si fermava mai, che a scuola terminava velocemente i compiti assegnatigli, e non trovando nulla di meglio da fare, disturbava e infastidiva i compagni. Successivamente gli fu diagnosticata l’ADHD e in età adulta iniziò a fare la sua comparsa anche la depressione, disagio che spesso si accompagna al disturbo testé citato. Ma l’elemento importante da mettere in luce è che l’attore ha utilizzato a suo vantaggio l’eccesso di energia derivatogli dall’ADHD per recitare in una molteplicità di film in cui i suoi personaggi e le sue doti comiche sono assolutamente straordinarie. La sublimazione del disturbo nell’arte recitativa ha fatto sì che Jim Carrey diventasse un grandissimo attore, non solo in commedie esilaranti come Ace Ventura, Io, me e Irene, Il grinch. È infatti eccezionale l’interpretazione in Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry, premio Oscar per la sceneggiatura a Charlie Kaufman nel 2005. 

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Proprio su queste pagine spesso ci siamo trovati a riflettere sul fatto che spesso il teatro intuisce e mostra problematiche, disagi, affezioni, ancor prima della società civile o della comunità scientifica. 

Questo è accaduto anche rispetto alla violenza nei confronti delle donne, della quale solo in tempi recenti si è iniziato finalmente a discutere e cercare soluzioni. 

Il teatro ha sempre portato sulla scena grandi personaggi femminili vittime di soprusi, ingiustizie, prepotenze quando non proprio violenze, da parte dell’uomo o della società costituita  maschilista. Facciamo quindi un piccolo viaggio, abbracciando un arco temporale che va dal XVII al XX secolo, per riportare alla nostra memoria tre fra i testi più famosi della drammaturgia.

Nel novembre del 1604 va in scena per la prima volta Otello, tragedia di William Shakespeare, anche chiamata “Il dramma della gelosia”. Il protagonista preferisce dare ascolto alle bugie di un uomo, Iago, e lasciare che il tarlo della gelosia si insinui in lui, piuttosto che credere a due donne, sua moglie Desdemona e la fedele ancella Emilia, le quali proclamano a gran voce l’innocenza e la totale fedeltà di Desdemona. Ma le donne “parlano troppo, sono furbe, sono ripostigli chiusi a chiave pieni di luridi segreti” come dirà Otello. Ancor prima della violenza, è il pregiudizio ben radicato a preparare il terreno per le bugie di Iago. Shakespeare mostra senza veli l’ingiustificata sottomissione e la scarsa considerazione dell’uomo nei confronti della donna, atteggiamento che porterà purtroppo a terribili conseguenze.

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Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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