Lunedì, 17 Giugno 2024
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Tiriamo le fila dell’indagine sullo stato dell’opera in Italia.

 

La nostra inchiesta sul mondo dell’opera in Italia si avvia alla conclusione.

Che non vuol dire che abbiamo finito, ma solo che si sono concluse le stagioni teatrali 2023 24.

 

Pensiamo sarà interessante prendere in esame i futuri calendari, per capire anche se le indicazioni del Ministro Sangiuliano sono state  prese realmente in carico e da chi, ma anche per vedere se ancora una volta ci siamo solo parlati addosso e nulla cambia, con i soliti tiratori liberi che pensano di poter non seguire le regole che valgono per gli altri

Certamente, però, a questo punto  nessuno potrà nascondersi dietro un ‘non lo sapevo’.

Non gli agenti, non i sovrintendenti ed i direttori artistici. Che ovviamente avevano la situazione chiarissima davanti agli occhi, ma che adesso  sanno che anche noi pubblico conosciamo qualche sfumatura in più di una situazione quanto mai ingarbugliata.

Non i cantanti, alle volte finti ingenui.

Non i politici che magari non avevano ben capito quanto questa situazione sia penalizzante per i giovani talenti.

Non gli amministratori coinvolti, che comunque sono garanti e responsabili della gestione delle fondazioni liriche.

Questa inchiesta è poca, pochissima cosa.

Forse solo uno spunto per invogliare ad approfondire certe situazioni apparentemente inspiegabili e per chiederci se in qualche cartellone Passione ed Arte non siano state sostituite da  Calcolo ed Interessi .

Naturalmente viviamo in un mondo reale, di compromessi, di bilanci e di economia. 

Ma sono comunque importanti chiarezza  e trasparenza e ci piacerebbe molto essere stati anche minimamente utili, ponendo qualche domanda che,  anche senza una autentica risposta, focalizzi l’attenzione su  questioni sulle quali troppo spesso si è sorvolato.

 

Chiudiamo quindi da dove siamo partiti: i festival estivi.

Avevamo iniziato da Verona e chiudiamo con altri due eventi importanti: il Festival Puccini a Torre del Lago e la stagione estiva di Macerata.

Questo è l’anno del centenario pucciniano.

Il Festival di Torre del Lago, nonostante tagli il traguardo della  settantesima edizione non è mai riuscito realmente a decollare, ma ormai da anni occupa le pagine della stampa per una serie di criticità, supposte o reali: lo scorso anno il maestro Veronesi diresse bendato per contestare una regia; qualche mese fa  partirono polemiche sulla gestione delle spese e sulle iniziative  che non prendevano forma; poi ci sono stati  i malumori per la nomina dei maestri Diego Basso e Federico Pupo nel componenti del Comitato promotore delle celebrazioni pucciniane come“esponenti della cultura e dell’arte musicale italiana ed europea, esperti della vita e delle opere di Giacomo Puccini”.

Ogni nomina importante suscita sempre clamore ed in questo caso si andavano a sostituire Riccardo Chailly e Massimo Marsili.

Il primo uno dei più acclamati direttori d’orchestra al mondo, il secondo direttore della Fondazione Puccini di Lucca.

Basso è musicista preparato, ma certamente più avvezzo al pop, visto che in questo momento sulla sua pagina internet si annunciano uno spettacolo sulle musiche di Disney, l’accompagnamento con l’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana delle date di Marostica dei Pooh  e lo spettacolo, sempre con la stessa compagine orchestrale ed il soprano Claudia Sasso, intitolato ‘Diego Basso plays Queen’ previsto per l’autunno. Certamente spettacoli bellissimi e che attireranno molto pubblico, giustamente, ma  che non possono non stupire i melomani più tradizionalisti.

Federico Puppo, invece è stato Direttore Artistico per un anno all’Arena Verona, occupando poi la stessa carica , dal 2005 al 2008, alla  Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi. Dal 2000 al 2018 è stato Direttore Organizzativo di Teatri S.p.A., società per la gestione del Teatro Comunale e del Teatro Eden di Treviso. Dall’ottobre 2011 a dicembre 2020 fu  Direttore del Teatro Salieri di Legnago e da maggio 2017 è Direttore Artistico della Stagione Concertistica del Teatro Comunale di Monfalcone. Insegna  ‘Organizzazione dello spettacolo’ al Conservatorio ‘di Ferrara .

Due figure che certamente,  pur nella distanza dai professionisti che sostituiscono,  avrebbero potuto provare a svecchiare il Festival ed ad immaginare occasioni interessanti di visibilità per il compositore toscano.

Non possiamo, però, non strabuzzare gli occhi vedendo che nella pagina ufficiale della Biglietteria del Festival Pucciniano di quest’anno ci sono anche, fra un ‘opera e l’altra: il Volo, Loredana Bertè e Tony Hadley.

Probabilmente opportune scelte economiche, utili anche ad abbattere le distanze fra i generi.

Sembra quasi che si cerchino di emulare le serate pop variopinte dell’Arena di Verona, nelle quali l’anfiteatro  è un mero contenitore, una resa  agli interessi economici e televisivi, certo non uno scrigno per il belcanto.

La grande differenza è, però, che in quel caso non sono inserite nella stagione lirica, mentre qui parrebbero parte del percorso pucciniano.

Peccato veniale, si dirà, ampiamente emendato dalla  scelta di aver chiamato il Maestro Pierluigi Pizzi, garanzia di eleganza e coerenza,  a  firmare l’intera stagione .

Al di là di ogni discussione, comunque, va detto che è molto complesso, inserire i dati di Torre del Lago nell’inchiesta, perché molti dei titoli hanno tanti ruoli da affidare. Non i protagonisti, ma i comprimari, che inspiegabilmente  non hanno  ancora un nome.

Oltretutto a Torre del Lago ci sono, proprio nei ruoli secondari, cantanti che si esibiscono da anni con successo e che certamente meriterebbero delle occasioni  più rilevanti. Invece che  metterli in risalto, sembrano essere stati mandati all’angolo, a sottolineare quanto sia complesso vivere cantando, indipendentemente da quanto si è bravi.

Impossibile quindi calcolare per questa manifestazione  la percentuale fra interpreti italiani e stranieri, anche se l’impressione è che le indicazioni del Ministero siano state ampiamente rispettate. 

Per quel che riguarda le agenzie, si nota prima di tutto una distribuzione abbastanza omogenea: sono coinvolte 13 agenzie su 70 ruoli principali . Quella con maggiori contratti è Melos (12), seguita da InArt ed AART music, entrambe con otto. Al quarto posto Prima Fila (6) e poi ben 9 agenzie con 4 contratti.

Una situazione ineditamente positiva per  le parti di maggior rilievo, che rende ancora più stridente la situazione comprimariale.

A Macerata vengono montati tre titoli d’opera: ‘Turandot’, ‘Norma’ e ‘La Boheme’.

I cantanti non italiani sono attorno al 10%, quindi decisamente in linea con le indicazioni del ministro.

Per quel che concerne le agenzie, domina InArt (16), seguito da Ariosi (12) e stagedoor (8).

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Proseguiamo la nostra indagine sullo stato dell’opera lirica in Italia.

 

Chiudiamo l’analisi delle fondazioni italiane, ricordando che abbiamo tralasciato La Scala, per le caratteristiche particolari di questa istituzione e che ci soffermiamo solo sugli spettacoli lirici in scena con allestimento.

Quindi niente concerti e niente balletti.

Non perché siano meno importanti. Anzi.

I concerti hanno però caratteristiche particolari, spesso legate alle richieste del direttore d’orchestra e comunque hanno ambiti di specializzazione che possono condizionare la scelta del cast.

Per i corpi di ballo la situazione italiana è particolarmente drammatica, perché sono stati lentamente decapitati da una serie di leggi, a partire dalla Veltroni del 1996 fino alla  Bray del 2013, che hanno pensato che i bilanci si sanino tagliando il personale, non qualificando l’offerta ed allargando il bacino.

Inutile parlare per loro di percentuali  ed agenzie. Sarebbe come voler classificare i dinosauri: interessante, ma poco produttivo visto che si sono estinti, eccezion fatti per qualche raro ed innocuo discendente, ritrovato in alcune isole sperdute.

Riprendiamo quindi i viaggio , ricordando che lo stimolo è stato offerto dalle parole del Ministro Sangiuliano, a proposito di difesa del teatro, di ampliamento delle possibilità di lavoro per gli artisti italiani, di necessità di potenziamento della qualità.

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Continuiamo il viaggio per cercare di capire lo stato del teatro lirico nelle fondazioni italiane.

Ci siamo basati sui dati riportati sui siti delle fondazioni, incrociandoli a quelli di operabase, che riporta dati ed agenti di ogni cantante, per cercare  di soppesare il significato delle parole del Ministro Sangiuliano, che al momento del discorso programmatico aveva sottolineato alcuni punti  fondamentali che riassumiamo:

1 “rivedere i meccanismi normativi che riguardano l’iter di approvazione dei progetti e l’erogazione dei contributi.[…..] Attualmente il FUS premia la quantità e non la qualità.’

2 “necessario incentivare produzioni e artisti italiani, restituire identità nazionale alla produzione artistica. Il coinvolgimento di artisti italiani deve essere un elemento qualificante per l’erogazione dei contributi. “

3 “Occorre aumentare il senso di sicurezza sociale di quello che è per sua natura un lavoro precario. Lo Stato deve farsi carico di una maggiore sicurezza sociale e previdenziale per gli artisti, per essere al passo con l’Europa”. 

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Seconda  puntata: la voce delle agenzie ed il Nord Est

 

La prima puntata dell’indagine sullo stato dei teatri dell’opera in Italia ha suscitato un certo interesse e diverse reazioni. Fra queste  particolarmente preziosa  è quella pubblicata sulla sua pagina facebook, a commento dell’articolo,  da Franco Silvestri, che proponiamo nella sua integralità, sia per sanare eventuali dubbi ed criticità, sia perché si tratta di un documento di rara rilevanza, dato che proviene dal rappresentante  di una delle parti coinvolte in prima persona nelle questioni teatrali e quindi in grado di dare chiarezza, sia per il coraggio di alcune affermazioni che rendono onore a chi le ha scritte.

Mi siano consentite alcune precisazioni che faccio in qualità di Presidente della Associazione Rappresentanti Italiani Artisti Concerti e Spettacoli più brevemente conosciuta come Ariacs. 

Non risponde propriamente al vero che gli agenti non possano frequentare le direzioni artistiche in quanto la legge 8 gennaio 1979 nr. 8 che ne regolamentava la professione diede piena dignità al lavoro dei manager che hanno il diritto (oltre che il dovere) di promuovere il propri assistiti mettendo in atto ogni possibile modalità per farli conoscere alle direzioni artistiche.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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