Insieme a settantotto bambini, adolescenti e adulti che hanno partecipato quest’anno ai laboratori di Logoteatroterapia, ho scritto e montato tre differenti spettacoli andati in scena nello scorso giugno. I più piccolini hanno recitato I vestiti nuovi dell’imperatore e altre storie a corte. Bambini più grandi e preadolescenti si sono cimentati con celebre leggenda del ladro che rubava ai ricchi per dare ai poveri, dando vita a Robin Hood e altre storie nel bosco. I ragazzi della scuola secondaria e gli adulti hanno invece realizzato un collage delle più belle storie dell’horror classico. Lavorando su Dracula e Frankenstein, passando dal Dr. Jekyll al Fantasma dell’Opera, senza dimenticare il Fantasma di Canterville e un giovane Sherlock Holmes, i ventisette attori e attrici che costituivano questo gruppo hanno portato in scena Il Fantasma di Canterville e altre storie di paura.
Federica, la chiameremo così, ha 15 anni e frequenta il secondo anno di scuola superiore. Affetta da una rara sindrome che ne compromette udito, linguaggio, comprensione del contesto, motricità globale e fine, ha sempre avuto una famiglia estremamente presente e attenta ai suoi bisogni. Forse, potremmo azzardarci a ipotizzare, un po’ troppo presente e attenta, tanto da sostituirsi a lei in quasi tutto; come se evitarle qualsiasi tipologia di compito o fatica potesse alleviare il carico che la ragazza porta ogni giorno. Atteggiamento del tutto comprensibile e condivisibile, messo in atto da parte di genitori, fratelli maggiori, zii e nonni, esso però opera e risolve le fatiche quotidiane di Federica solo nell’immediato, non a lungo termine.
Incontro la ragazza lo scorso anno. Partecipa a uno dei miei laboratori di logoteatroterapia. Le piace, si diverte, scopre parti di sé insospettate e insospettabili, si sperimenta nell’essere altro da sé, oltre a lavorare su aspetti più tecnici e meno creativi quali la pragmatica, l’organizzazione spazio-temporale, la propriocezione e altro. Però pian piano sorgono difficoltà. E a ben guardare, esse non sono dovute alle problematiche con cui Federica condivide il corpo e la mente da quando è nata bensì all’abitudine, ormai ben strutturata, di affidarsi a un qualsivoglia adulto di riferimento perché quest’ultimo spiani la strada per lei. Infatti, quando non comprende la consegna, Federica non mi chiede di ripetere, né osserva le azioni compiute dai compagni per imitarle e riuscire a portare avanti almeno in parte la richiesta. Aspetta, semplicemente. Rimane in attesa che io o un’altra operatrice si avvicini a lei e le rispieghi il tutto, con dovizia di dettagli ed esempi contestuali. Ancora: se uno dei compagni le fa una domanda, il suo sguardo si rivolge immediatamente all’adulto di riferimento, quasi che la risposta debba scaturire dalla bocca di quest’ultimo e non dalla sua. E tanti altri piccoli, ma significativi, episodi di questo genere.
Di recente ho visto un video di una persona appena stata a Istanbul. Nella clip appare un gelataio intento a eseguire trucchi di magia mentre prepara i coni per i clienti. Naturalmente una piccola folla è lì assiepata per godersi lo spettacolo.
Durante le funzioni religiose, non di rado l’officiante realizza piccole scene recitate, con tanto di attori travestiti da pastori o da santi, per veicolare meglio soprattutto ai più giovani i concetti e le parabole del vangelo del giorno.
All’interno degli istituti scolastici, i docenti più amati dagli studenti sono quelli che utilizzano (più o meno consapevolmente) elementi teatrali atti a drammatizzare la lezione, la quale verrà memorizzata molto più facilmente e in maniera più profonda nella mente degli astanti. E potremmo fare tanti altri esempi, ma ci fermiamo qui.
Il teatro, dunque. Uno dei pochi linguaggi in grado ancora oggi di attirare l’attenzione di chiunque a prescindere dal contesto. Giunto ai nostri occhi addirittura tramite uno smartphone, oppure fortunatamente distogliendoci da quest’ultimo, esso è capace di donare divertimento assoluto ed emozioni forti, mentre pone in relazione le persone più diverse, anche solo per una manciata di secondi. Che sia realizzato in strada, in classe, in un negozio o nel viale di un centro commerciale, in un ospedale o in un’aula di tribunale, è una delle poche attività umane che agisce a mo’ di calamita e risulta degna di essere ricordata dai suoi spettatori, più o meno improvvisati.
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