Martedì, 19 Gennaio 2021
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Lo spettacolo è appena terminato, c'è un momento di indecisione tra il rimanere seduti ancora per qualche istante oppure avviarsi verso l'auto, cercando di ricordare, con una certa disinvoltura e indifferenza, dove l'abbiamo posteggiata. Forse la scelta tra il rimanere e l'andare potrebbe già informare sull'impatto che ha avuto su di noi la rappresentazione teatrale stessa. Essa infatti necessita di essere rimasticata ed elaborata prima di divenire giudizio e spesso, quando c'è stato nutrimento, tale processo di assimilazione inizia implicitamente, subito dopo la chiusura del sipario. Indugiare sulla poltrona a volte è espressione e metafora  di una certa densità di contenuti necessitanti di esser focalizzati, prima di poterci permettere un immediato slancio verso casa. Poter dire, o dirci, di essere rimasti soddisfatti o delusi da quel lavoro teatrale è  frutto di un processo elaborativo interiore che abbraccia le nostre aspettative, bisogni e paure, verificando al contempo se determinate promesse siano state mantenute.

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A teatro capita spesso, aspettando che il sipario si apra, di ascoltare le conversazioni altrui o di instaurarle. Mi è capitato anche la scorsa settimana. Come al solito ero in largo anticipo, mi sono accomodato ed ho cominciato ad aspettare consapevole che i ritardatari di turno avrebbero diluito ulteriormente l’inizio dello spettacolo.

Per fortuna però affianco a me era seduta una giovane coppia che ben presto ha cominciato a parlare della spesa che avrebbero dovuto fare l’indomani. Yogurt, pane, carta igienica, tovaglioli… tutto molto noioso, finché il dialogo, di colpo, ha accesso il mio interesse. Lei, occhi sbarrati, ha detto: “No! Ci siamo dimenticati di prendere il dispositivo anti-abbandono”.

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Il 5 settembre scorso ci ha lasciato l'attore Federico Palmieri, morto suicida nella sua casa di Roma. Non vogliamo perderci in ipotesi o congetture sul perché del suo gesto ma ci vorremo limitare a fare due cose. La prima ricordarlo come creatore del teatro dei Balbuzienti, del quale era anche insegnante, e l’impegno che aveva dedicato a questa problematica. Difatti aveva scritto e prodotto numerosi spot d'informazione sulla balbuzie, ed aveva anche vinto un premio per la miglior regia nel 2016 con lo spettacolo “Balbetto quando voglio” al Festival Internazionale del Cinema Patologico. In tal modo aveva supportato molte persone che avevano questo suo stesso problema e ricordato quanto il teatro sia in grado di fare bene all'anima ed aiutare, anche fuori dal palco. 

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in questo silenzio che si sta creando dentro di me, mi è venuta la voglia non di capire,

perché sarà assai difficile capirla, ma di intuire cosa possa essere l’eternità.” 

Andrea Camilleri

 

Andrea Camilleri è venuto a mancare nella notte a Roma all'ospedale Santo Spirito di Roma dove era ricoverato da fine giugno. Camilleri è stato un artistica poliedrico dalle mille risorse, uno degli ultimi veri intellettuali: scrittore, sceneggiatore, regista drammaturgo e insegnante di regia all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico. Ha applicato il suo ingegno nell’arte in ogni sua forma, raggiungendo mirabili risultati.

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Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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