Mercoledì, 26 Febbraio 2020
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In un mondo “ormai” dominato dall’inquietudine, dalla frenesia e dalla preoccupazione, dove lo stress la fa da padrone, le persone spesso dimenticano quanto sia importante saper ridere, questo è un problema grave che porterà il genere umano alla noia e alla tristezza perenne. Il grande Chaplin asseriva
“Un giorno senza sorriso è un giorno perso”.
I Soliti Noti sono sei bravi ragazzi ingestibili, irruenti e specialisti della risata che prendono alla lettera la citazione di Chaplin e con una comicità dirompente riescono ad innescare una girandola di situazioni sorprendenti, scandite da un ritmo coinvolgente dove il divertimento è assicurato.
La caratteristica di questo tipo di commedia è quella di porsi in diretto contatto con il pubblico, rompendo la quarta parete, una divisione immaginaria tra palco e spettatore, che i sei comici faranno a pezzi… statene certi!

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Il romanzo “I fratelli Karamazov” è uno dei libri più conosciuti, amati e discussi della storia della letteratura mondiale. Ultima opera di Fëdor Dostoevskij, questo continua ad ispirare e a ricevere omaggi. In questi mesi troviamo a teatro una sua riproposizione ad opera della Compagnia Mauri Sturno, in coproduzione con il Teatro della Toscana, con Glauco Mauri in scena tra i protagonisti e la regia di Matteo Tarasco. Il regista ha rimarcato la necessità di rileggere e mettere in scena quest’opera di Dostoevskij, un libro che “ci restituisce il coraggio di essere nuovamente eloquenti e profondamente umani”.

L’opera ruota intorno le vicende della famiglia Karamazov, una famiglia straziata da un conflitto interno atroce, che porterà all’assassinio di Fëdor Pavlovič Karamazov, il capofamiglia. Si scontrano accesissime passioni, diverse attitudini e opposte visioni del mondo. Il tormento, la colpa e il dubbio pervadono le coscienze dei coinvolti nel misfatto. Tutti si scoprono in qualche maniera compromessi, legati in modo indissolubile dal rapporto di sangue che li lega l’un l’altro, condannati dal nome Karamazov. Come si legge nel XI capitolo del libro: “Karamazov è appunto una natura dalle due facce, dai due abissi, che anche durante la più irrefrenabile delle baldorie potrebbe fermarsi d'un tratto se qualcosa dall'altro lato lo colpisse”.

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In un futuro indefinito, l’Italia è stata divisa in due. Tutti i meridionali già residenti al nord che non sono riusciti a rimpatriare dopo la secessione, sono stati confinati nei C.R.I.C. (Centri Raccolta e Identità Culturale) molto simili alle riserve degli indiani d’America. In una di queste riserve, in una casa al confine col territorio padano, vivono i protagonisti della nostra storia: Gennaro Strummolo e sua sorella Addolorata. La casa è frequentata assiduamente da Olga, assistente sociale del nord addetta alle riserve.
Gennaro è divorato dal desiderio di diventare a tutti gli effetti cittadino del nord, inseguendo questo sogno si è persino modificato il cognome da Strummolo a Strum, in modo da vantare origini nord-europee, senza però modificare il codice fiscale. Le liti con la sorella, che invece continua a coltivare abitudini e ritmi meridionali, sono continue. Addolorata si fa forte anche del sostegno del fidanzato, Ciro Cacace, che con i suoi comportamenti da sudista “irriducibile” fa impazzire di rabbia Gennaro.

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Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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