Martedì, 20 Agosto 2019
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Schietto, diretto, appassionato e, ovviamente, sempre con la battuta pronta. Andrea Roncato ha questo di bello: l’essere autentico dell’attore che nella vita ha interpretato prima se stesso e poi svariati personaggi.

 

Dalla commedia al grottesco, dal dramma all’horror, si può dire che Andrea Roncato le ha viste, in effetti proprio tutte? In vista dell’intervento, il 4 agosto, all’Ariano International Film Festival, dove sarà atteso da Franco Oppini per una chiacchierata in pubblico, lo abbiamo intervistato per farsi raccontare e per conoscere le sue ultime “fatiche” lavorative.

«Arrivo da un’annata, quella scorsa, in cui ho fatto 10 film: 6 a Parigi, in lingua francese per una serie che si chiama Mytho con Marina Hands che andranno in onda poi su Netflix. Quindi ho recitato in Il fulgore di Dony con Ambra Angiolini per la regia di Pupi Avati e anche in Notti Magiche di Virzì. Poi Stato di ebbrezza il film di Luca Biglione con Francesca Inaudi, sulla storia di Maria Rossi, che ha avuto anche vari riconoscimenti e che io ritengo un film molto molto bello con un’attrice (l’Inaudi ndr) che è di una bravura eccezionale. Quest’anno invece sto facendo una serie televisiva per Rai Due, Cohousing- Il Nido, insieme a Giorgio Tirabassi e Caterina Guzzanti, con la regia di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo: una commedia semi-seria, di 6 puntate. E poi? Ah sì, non ci si ferma: finito questo inizierò una serie per Netflix prodotta per Lucky Red che si chiama Sotto il sole di Riccione, scritto da Vanzina.

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Pirandelliana, la rassegna più amata dell’estate romana, anche quest’anno è tornata ed è pronta a farci compagnia, a farci rilassare, a farci divertire e a farci riflettere. Abbiamo intervistato Marcello Amici, direttore ed ideatore de La Bottega delle Maschere, nonché di questo teatro per le strade, nelle piazze e, se vogliamo, nelle chiese (da vent’anni ormai Pirandelliana si svolge nel cortile della Basilica dei Santi Alessio e Bonifacio sull’Aventino) il quale ci ha svelato non poche curiosità di questa rassegna e delle altre che l’hanno preceduta, inanellando al contempo, una squisita disquisizione sul concetto di teatro, di letteratura e di cultura in generale.

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Una donna in grado incarnare in pieno lo spirito dell’artista, una carriera eterogenea nella quale si è potuta cimentare in molti ruoli, amata da un pubblico vastissimo. Dialogare con lei è stata una vera e propria scoperta. Scoperta avvenuta in occasione della messa in scena dello spettacolo “Dall'inferno all'infinito” presso l’Auditorium di S. Michele Arcangelo a Sezze (all'interno del Festival Radure), grazie alla quale abbiamo avuto modo di conoscere la vita avvolta dalla poesia, dalla musica e dalla recitazione di Monica Guerritore.

 

“Dall'inferno all'infinito”, poesia e teatro, due arti che sembrano inflazionate oggi… cosa ne pensa?

Ci sono spettatori che sono già tornati quattro volte a vedere lo spettacolo, questo è già un dato indicativo. Quello raccontato nello spettacolo è un viaggio che non ti aspetti, ha dei forti connotati psicoanalitici, ciò permette allo spettatore di essere preso, rapito, da suggestioni in grado di spiazzare l’intelletto.

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Parlare con Gabriele Pignotta, in scena in questo periodo con Toilet al Teatro 7 di Roma fino al 18 aprile, è come immergersi e tuffarsi all’interno della sua esperienza teatrale ma anche di vita. Accompagnarlo telefonicamente e seguirlo dal posto in treno al taxi fino alla sosta improvvisa ed improvvisata in farmacia, è stato come fare con lui un viaggio quotidiano. Il tutto mentre raccontava la sua ultima fatica teatrale e si raccontava come attore, come sceneggiatore, come regista ma anche, soprattutto, come uomo: con le sue osservazioni, le sue intuizioni e la sua trascinante euforia nel gettarsi a capofitto in un nuovo, originale, spettacolo.

 

Di solito in bagno, si dice, nascono le più grandi intuizioni…è questo il caso?

Devo ammetterlo, come autore prediligo gli spazi chiusi. La mia prima commedia di successo d’altronde è stata Una notte bianca la storia di tre persone che rimangono chiuse in un ascensore. Ricercavo quindi un po’ quella spinta lì dopo progetti magari più rassicuranti, non ultimo quello con la Cuccarini e Ingrassia (Non mi hai più detto ti amo ndr) una prosa un po’ più classica. Ora, quindi, volevo affrontare la sfida di uno spettacolo più moderno: uno spettacolo in stile Netflix.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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