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Intervista a Marco Ciaponi: Dalla profezia di Mike Bongiorno ai successi della Scala
Dopo il grande concerto di Fine Anno abbiamo incontrato Marco Ciaponi, tenore dalla voce luminosa e specializzato in un repertorio belcantista di grande spessore.
Negli anni questo cantante, pur se ancora giovane, si è ritagliato uno spazio importante, tanto da diventare figura di riferimento fra gli interpreti belliniani e donizettiani .
Vocalmente dotato di una estensione notevole, che gli consente di raggiungere senza difficoltà alcuna il do ed il re e di affrontare arie di grande complessità, come il Rondò de ‘Il Barbiere di Siviglia’ o l’aria di Tonio de ‘La Figlia del Reggimento’, arricchendole di preziose variazioni, si dimostra interprete molto attento anche alla resa scenica dei personaggi.
Il suo canto non è mai ostentazione, ma strumento per la costruzione attenta del ruolo, che può contare anche su un sapiente lavoro sulla parola, sublimato da una precisa dizione e da una figura elegante, che si muove con appropriatezza.
Lei è uno dei più brillanti rappresentanti delle nuove leve della lirica.Come è nata la sua passione per l’opera e quando e come ha scoperto di avere una voce ‘interessante’?
La passione è nata con la mia mamma, che era una cantante lirica. A diciotto anni era nel coro del Teatro Regio di Torino, poi ha cantato tante operette, insegnava canto, avrebbe avuto certamente una carriera di successo, ma la gelosia di mio padre, che non guardava di buon occhio l’eventualità di vederla andare lontano impegnata in lunghe tournee, unita ad una autostima immotivatamente bassa, l’hanno fatta desistere dal continuare la carriera. In compenso ha saputo trasmettere a me il fascino e la magia dell’opera.lirica. Non è mai stata insistente e non mi ha costretto a fare nulla, ma certamente ero abituato a sentire la musica lirica a casa. Quando avevo nove anni, fu coinvolta in uno spettacolo a scuola ed allestì ‘Cin- Ci- Là, l’operetta di Lombardo e Ranzato .
A me fu assegnato il ruolo del principe Ciclamino e mia madre si accorse che, nonostante avessi solo nove anni, cantavo con la voce impostata come fossi un cantante d’opera. A dieci anni feci il provino per una trasmissione di Bongiorno: ‘Bravo Bravissimo’, cantando proprio ‘Cin- Ci- Là’ in coppia con una ragazza. Alla fine Mike venne da me e mi disse ‘bravo, sono sicuro che fra quindici anni verrò ad applaudirti alla Scala’. Era il 2000 ed io nel 2016 ho debuttato alla Scala. Quando ci penso mi sembra incredibile: lui non c’era più da qualche anno, ma sembrava proprio che avesse previsto tutto.
Quella trasmissione segnò in qualche modo la presa di coscienza ufficiale del fatto di avere una voce adatta all’opera.
Ci furono gli anni turbolenti dell’adolescenza, in cui l’impegno vocale non era il primo dei miei pensieri, ma attorno ai vent’anni partì l’impegno serio, continuo. Ogni settimana andavo a studiare a Roma, con serietà ed impegno. A venticinque anni il debutto vero, in una Opera- studio, decisamente importante: il regista era Leo Nucci ed il direttore era Stefano Ranzani.
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