Mercoledì, 17 Agosto 2022
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Intervista a Eugenio Guarducci, direttore artistico del Todi Festival, in scena dal 27 agosto al 4 settembre 2022 a Todi

 

Questa estate 2022 registra una netta ripresa del turismo e delle attività produttive, comprese quelle degli spettacoli dal vivo. Che risposta vi aspettate per quest’edizione del Todi Festival?

È vero sembra che la ripartenza finalmente ci sia stata e speriamo che prosegua anche a Todi con il nostro festival giunto ormai alla sua trentaseiesima edizione. Devo dire che l’estate che stiamo vivendo ha visto una richiesta veramente alta di spettacoli dal vivo. La società che organizza il Todi Festival si occupa anche di allestimenti di palcoscenici per concerti ed eventi all’aperto e in questi mesi abbiamo avuto una richiesta che è andata ben oltre le migliori aspettative. Devo dire che non è stato facile portare a termine tutti i cantieri ma alla fine ci siamo riusciti…

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Intervista a Claudio Longhi, direttore del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa.

 

La stagione 2021/2022 si è conclusa con un buon ritorno a teatro degli spettatori fra marzo e giugno. Le premesse per la prossima stagione sono buone? 

L’emergenza sanitaria ha radicalmente messo in discussione l’esistenza stessa delle pratiche performative, a partire dalla matrice generativa dell’esperienza scenica, ossia la compresenza di corpi e la condivisione del respiro. Un simile cambio di paradigma ha, dunque, sconvolto alle fondamenta il mondo teatrale, portando a un ripensamento di alcune categorie cardinali come la nozione di comunità e l’articolazione della dialettica dentro/fuori. In tal senso, premesso che è impossibile generalizzare, il periodo post pandemico che abbiamo già parzialmente attraversato in questi ultimi mesi, dopo un gennaio e febbraio ancora tempestosi, ma in termini di presenza di spettatori vivacissimi, e che ci apprestiamo a vivere nella prossima stagione, speriamo pienamente, induce qualche riflessione. 

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Bianca Burgo, in compagnia del suo obiettivo, è alla ricerca di quello che definisce lo «straordinario prodigio della banalità». Forte delle sue origini siciliane, che grandemente influenzano la sua fotografia, il 18 giugno 2022 espone il suo progetto Terra all’interno dell’associazione culturale Progetto Hestia: un luogo nel cuore di Roma che ha come principale obiettivo la promozione delle artiste donne in un clima di autentica accoglienza, scambi di esperienze e valorizzazione del talento. Ecco la sua intervista.



Quando hai scoperto la passione per la fotografia e quando hai cominciato a considerarla un
mezzo per esprimerti?

L’ossessione per l’immagine, la necessità di catturare ciò che richiama il mio sguardo è presente da quando ho memoria. Negli anni delle elementari sono stata una bambina parecchio solitaria. A circa sette anni chiesi ai miei per Natale una videocamera, di quelle piccine con i mini dischetti da inserire per registrare. Conservo ancora a casa una dozzina di video diario da mezz’ora l’uno, composti da spezzoni di vita quotidiana di me bambina: fatti per tenermi compagnia e impegnare la mente in qualcosa che stimolasse la mia curiosità. La fotografia è arrivata in maniera del tutto naturale dopo essermi approcciata al mondo dell’immagine tramite quei video fatti per gioco. 

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Licia Amendola e Simone Guarany ci parlano dello spettacolo Caso mai, l’imprevedibile virtù della dignità in scena la teatro Cometa Off di Roma dal 24 al 29 maggio 2022

 

Caso mai è uno spettacolo che affronta la storia di due ragazzi che si trovano a dover affrontare la diagnosi di Sla. Come è nato lo spettacolo?

Simone Guarany. Diversi anni fa, mentre ero in vacanza a Tarquinia con mia madre, vidi una video intervista di un dottore che raccontava la sua esperienza con la Sla. La forza, la speranza e la voglia di vivere che dimostrava nonostante quella diagnosi mi avevano lasciato senza parole. Non riuscivo a capire come un uomo di quarant’anni, con una famiglia e nel pieno della carriera potesse essere felice di continuare a vivere anche se ormai a causa della malattia erano tre anni che poteva bere acqua solo tramite una cannuccia… Qualche mese dopo tornai a riflettere sull’argomento dopo aver visto il film “La teoria del tutto” che racconta la vita di Stephen Hawking. Decisi così di scrivere una storia che parlasse di questa tematica. Nel 2016 ci fu il debutto dello spettacolo che però poi è stato messo da parte. Oggi con Licia lo abbiamo ripreso ma modificandolo ed ampliandolo in maniera netta.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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